Nuova riforma OCM zucchero

BRUXELLES 24 NOVEMBRE 2005 – INTESA SULLA NUOVA OCM ZUCCHERO

In data 24 Novembre, al termine di tre giorni e due notti di negoziato non stop, il Consiglio Agricolo ha votato l’intesa politica sulla riforma dell’OCM zucchero. Tale intesa sarà tradotta in un testo giuridico non prima di gennaio, dopo che il Parlamento Europeo esprimerà il suo parere, peraltro solo consultivo.
L’Italia ha votato a favore, anche in virtù delle specifiche concessioni “transitorie” ottenute in tema di sostegno economico, che scatteranno tuttavia
solo in caso di abbattimento della produzione nazionale di oltre il 50%.

L’intesa prevede l’approvazione della proposta iniziale (di base) della Commissione, varata il 22 giugno scorso (comprendente i regolamenti sulla OCM, sugli aiuti disaccoppiati per la bietola e sul fondo di ristrutturazione per l’industria), con le seguenti modifiche: 
• Viene ridotto al 36% il taglio al prezzo di riferimento dello zucchero, rispetto al 39% proposto inizialmente della Commissione;
• È aumentata la facoltà di trasferimento delle quote zucchero tra le imprese per i primi due anni del Regolamento, che passerà al 25% (contro il 10% del passato);
• è concessa una quota aggiuntiva di 60 mila tonnellate di isoglucosio all’Italia, a fronte di pagamento;
• è concessa una quota di 50 mila tonnellate di raffinazione all’Italia nel 2006 (100 mila nel 2007);
• viene aumentata l’aliquota di accantonamento al fondo di ristrutturazione per il 2008, onde consentire un arricchimento del fondo stesso e permettere così di confermare le 730 euro/T zucchero di compenso alle dismissioni, già previsto per il 2006, anche per il 2007 (al posto della cifra inizialmente prevista di 625 euro);
• viene assegnato ai bieticoltori (o ai terzisti) che escono dalla produzione a causa della decisione industriale di dismissione della attività con ricorso al fondo di ristrutturazione, un ammontare di almeno il 10% del compenso alle dismissioni di cui al punto precedente, “quale compensazione per investimenti in macchinari specializzati che si svaluteranno;
• viene riconosciuto un contributo ai raffinatori di 150 milioni di euro/anno;
• viene riconosciuto, a titolo di misura temporanea, un aiuto accoppiato per i bieticoltori italiani, pari al 30% della perdita di prezzo. Tale aiuto è finanziato dalla UE. La condizione per il suo pagamento è che la produzione italiana scenda al di sotto del 50%;
• viene riconosciuto, a titolo di misura temporanea, un aiuto nazionale di adattamento per i bieticoltori italiani, pari ad 11 euro a Tonnellata bietola. Tale aiuto è finanziato dallo Stato italiano UE. La condizione per il suo pagamento è che la produzione italiana scenda al di sotto del 50%;
• viene aumentata la percentuale del disaccoppiamento (dal 60% iniziale, al 64%), in modo tale da mantenere inalterata l’enveloppe destinata al settore, nonostante il minore taglio ai prezzi bietola rispetto alla proposta iniziale della Commissione);
• viene riconosciuto, per 4 anni a partire dal 2006, un aiuto finanziato dal FEOGA a Spagna, Portogallo, Irlanda, Finlandia e Regno Unito, di importo pari al 60% della regionalizzazione percepita da questi Paesi nel periodo di riferimento;
• viene riconosciuto un aiuto nazionale ai bieticoltori della Finlandia di importo pari a 350 Euro/ettaro.

NUOVA OCM ZUCCHERO – SINTESI SCHEMATICA DEI PRINCIPALI ASPETTI

 

RIDUZIONE DELLA QUOTA NAZIONALE DEL 50%
DA 15, 6 A 7,8 milioni di quintali di zucchero
da 19 a 5-6 zuccherifici (capacità potenziale riferita all’utilizzo pieno della quota di 7,8 milioni di quintali di zucchero)
INCENTIVO INDUSTRIALE PER L’ABBANDONO PRODUTTIVO CONNESSO CON LA RISTRUTTURAZIONE
06/07 E 07/08 2008/2009 2009/2010 DOPO
730 €/T 625 €/T 520 €/T

 

NUOVA OCM ZUCCHERO – IL COMMENTO A CALDO DELL’ANB

La conclusione del negoziato sulla riforma dell’OCM Zucchero, avvenuta al termine di tre giorni di serrate trattative, comporterà il dimezzamento della filiera bieticolo-saccarifera del nostro Paese e ciò non può costituire motivo di soddisfazione.

La Commissione è riuscita a portare a termine – con un certo cinismo – il proprio progetto nonostante le proteste dei bieticoltori di molti Paesi, particolarmente italiani, che anche durante gli ultimi tre giorni hanno manifestato a Bruxelles il loro malcontento.

La Fischer Boel non ha badato a spese per concretizzare il proprio disegno cercando di spianare ulteriormente la strada verso l’abbandono. Così, oltre all’enveloppe che andrà pressoché integralmente ai produttori storici in maniera disaccoppiata, sono state ancora più incentivate le dismissioni delle attività industriali che vedranno coinvolti almeno i 2/3 delle fabbriche del nostro Paese.

Di ciò, A.N.B. non può dirsi soddisfatta perché, a differenza di altri che cantano vittoria magnificando l’apporto da loro dato alla conclusione del negoziato, ritiene che l’aver ottenuto un congruo risarcimento per i bieticoltori storici non rappresentasse la priorità da perseguire nell’ottica della tutela degli interessi delle “vere” imprese che debbono trarre dalla attività giustamente remunerata – e non dai sussidi – il riconoscimento del proprio impegno imprenditoriale.

Al di là delle compensazioni, la chiusura degli stabilimenti ed il pesante ridimensionamento del settore bieticolo rappresentano una ferita in termini economici e sociali che non potrà essere facilmente rimarginata, nonostante l’impegno del Ministro a favore della riconversione delle fabbriche, e segnano l’abbandono certo della coltivazione in diverse aree del Paese.

Va comunque riconosciuto che sono state procurate le risorse, vuoi comunitarie che nazionali, potenzialmente in grado di consentire l’attività bieticolo-saccarifera residua in termini di compatibilità economica, anche se la loro autorizzazione è temporanea, riguardando solo 5 anni degli 8 del Regolamento. Tutto però dipenderà da come il fondo nazionale (pari a ben 65,8 milioni di Euro annui reso disponibile da qui fino al 2014), verrà utilizzato, assodato che quanto sarà corrisposto in maniera accoppiata in aggiunta al prezzo di base non assicura la copertura dei costi di produzione delle barbabietole.

A.N.B. esprime l’auspicio che sia ancora possibile praticare la coltura in tutte le aree del Paese e che venga assicurata ai bieticoltori una remunerazione del prodotto tale da garantire l’approvvigionamento delle fabbriche. Ove ciò non si realizzasse, nonostante lo strenuo impegno negoziale, la scomparsa del settore sarebbe inevitabile per mancanza della materia prima.

ANB esprime preoccupazione in relazione al gestione del pesante riporto produttivo dell’annata 2005, per i possibili risvolti che limiterebbero ulteriormente le ridotte potenzialità produttive della prossima annata. ANB confida  nell’impegno del Ministro Alemanno di risolvere tale problema  negli incontri programmati  con il  Ministro Fischer Boel, entro la fine del mese di dicembre.

ANB si riserva una più approfondita valutazione di tutti i complessi elementi del compromesso.

NUOVA OCM ZUCCHERO – LA POSIZIONE DEL CONSIGLIO DIRETTIVO ANB

 

Ordine Del Giorno 

Riforma del Regime zucchero

(Consiglio Direttivo della Associazione Nazionale Bieticoltori del 28.12.05)

 

Il Consiglio Direttivo della Associazione Nazionale Bieticoltori, riunitosi in data odierna dopo ampia consultazione degli Organi di base e degli associati, ha valutato in data odierna i contenuti della riforma della Organizzazione Comune di Mercato dello Zucchero così come scaturita dal compromesso del Consiglio dei Ministri Agricoli UE del 22-24 novembre scorsi, ed esprime la seguente presa di posizione.

 

Premesso che le linee di riforma adottate:

–          riducono progressivamente i prezzi istituzionali dello zucchero (meno 36%) e della bietola (meno 44% circa), in un periodo transitorio di 4 campagne;

–          confermano il regime delle quote (con fusione tra la attuale A e la B) ed il livello attuale dei contingenti nazionali, con facoltà di loro aumento (differenziato) a pagamento per 1,1 milioni di Tonnellate. e salvo loro ridimensionamento (lineare) al termine del periodo transitorio;

–          applicano il regime di pagamento unico alla bietola, compensando a regime il 64% circa della perdita di reddito;

–          introducono lo smantellamento selettivo della produzione europea, da realizzarsi tramite cessione di quota da parte delle imprese saccarifere ad un “Fondo di ristrutturazione”, finanziato da un prelievo sulle quote zucchero;

–          concedono misure compensative transitorie per diversi Stati Membri tra i quali l’Italia, che ha acquisito il diritto ad un aiuto quinquennale comunitario, pari al 30% del divario di reddito causato dal taglio ai prezzi, e ad un aiuto quinquennale nazionale, pari ad un massimo di 11 euro/tonnellata bietole, entrambi attivabili solo dopo avere ceduto il 50% almeno del contingente nazionale al “Fondo di ristrutturazione”;

–          concedono alle Società saccarifere interessate una quota straordinaria per la campagna 2006/07 relativa alle bietole autunnali 2005, che si somma a quella relativa alle bietole autunnali 2006, anch’essa compresa nella campagna di commercializzazione 2006/07.

 

Ritenuto che le suddette linee di riforma avranno effetti devastanti per la filiera bieticolo saccarifera italiana, in quanto:

–          il taglio ai prezzi è eccessivo, diventando insostenibile al termine del periodo transitorio, sia per la bietola che per lo zucchero;

–          il dimezzamento del contingente nazionale rappresenta un problema lacerante fin dalla campagna 2006/07 a causa della necessità di attivare le misure compensative transitorie riservate all’Italia e di rendere con ciò sostenibile economicamente la produzione delle bietole e dello zucchero, almeno per i prossimi 5 anni;

–          il taglio produttivo di cui sopra, oltre che rappresentare un ridimensionamento difficilmente accettabile sul piano economico, sociale e politico, rischia di essere inadeguato alla luce del problema delle eccedenze 2005, la cui incidenza sugli spazi futuri non è stata tenuta in considerazione in sede negoziale;

–          le misure compensative transitorie concesse all’Italia sono insufficienti ed inadeguate a favorire gli investimenti di medio periodo necessari ad acquisire l’indispensabile recupero di competitività del sistema. La loro limitatezza nel tempo lascia aperti pesanti interrogativi sulla sopravvivenza  del comparto al termine del periodo di vigenza;

–          gli aspetti riguardanti la solidarietà tra Stati Membri (entità dell’enveloppe italiana; applicazione dei tagli lineari, temporanei ed a regime, e della tassa alla produzione a tutti gli Stati membri, indipendentemente dalle responsabilità di ciascuno sulla formazione delle eccedenze) perpetuano una condizione di iniquità tra i produttori e mantengono – del tutto ignorati – i presupposti di illegittimità già sanzionati in seno al WTO con la delibera dello scorso aprile da parte dell’Organo per la definizione delle controversie.

 

Ritenuto inoltre che l’insieme dei punti critici sopra indicati getti una pesante ombra di incertezza sul futuro del settore e sulla possibilità di difendere persino quel 50% della produzione che già costituisce la condizione critica del risultato negoziale, e che tale incertezza sia aggravata dalle misure applicative, sia quelle transitorie ancora da assumere a Bruxelles (praticabilità del riporto al 2006, sistemi distributivi degli aiuti disaccoppiati ed accoppiati, criteri di accesso al “Fondo di ristrutturazione”, ecc. ecc.), che quelle da decidere in ambito nazionale, segnatamente per ciò che concerne:

–          la ripartizione degli 11 euro/t bietole di parte agricola;

–          la ripartizione del taglio del 50% del contingente nazionale tra le Società saccarifere, che va concordato tra le stesse conciliando problematicamente gli interessi delle singole imprese.

 

Si interroga

su quale debba essere l’obiettivo produttivo di breve (campagna 2006) e di medio periodo (programmazione e Piano di Settore bietole e zucchero), alla luce della questione relativa alle eccedenze 2005, la cui sorte va decisa secondo indirizzi di incerta percorribilità normativa ed economica.

Chiede che

la ripartizione della cessione del contingente nazionale tra le imprese saccarifere e la conseguente dislocazione degli impianti, costituisca un atto concordato con il mondo bieticolo e condiviso dal Mipaf in una logica di interesse collettivo della filiera e della produzione bieticola.

 

Esprime

lo sconcerto e l’incredulità dei bieticoltori italiani sul risultato del negoziato di Bruxelles che ha dato vita ad un sistema normativo che nel migliore dei casi dimezzerà la produzione di zucchero nazionale (senza peraltro metterlo a riparo da successivi tagli lineari decisi da Bruxelles), con forti scompensi per gli assetti delle aziende agricole e con la scomparsa di intere regioni produttive, senza contare gli effetti sociali sulle maestranze e la complessiva perdita di ricchezza del Paese, non più autosufficiente d’ora in avanti bensì costretto a ricorrere a massicce importazioni per la copertura del consumo interno, con riflessi negativi anche su un industria dolciaria a forte vocazione esportatrice come quella italiana.

 

Impegna

l’Associazione, nonostante il giudizio fortemente critico, ad operare concretamente, a livello tecnico come a livello politico, al fine di ricercare tutte le soluzioni atte a dare continuità alla filiera, nel rispetto degli interessi dei bieticoltori.

Bologna, 28 dicembre 2005

NUOVA OCM ZUCCHERO – SINTESI DELLA LETTERA DEL PRESIDENTE  RONCARATI AI SOCI ANB – 10 GENNAIO 2006

 

Le decisioni sul nuovo regime zucchero prese da Bruxelles a fine novembre hanno colpito duramente il settore bieticolo-saccarifero nazionale.
Il Consiglio Direttivo di ANB ha assunto in merito una posizione che, condannando senza appello tali decisioni, vuole distinguersi dai giudizi di chi, cadendo spesso nella disinformazione, ritiene invece che ci sia del buono nel nuovo regolamento.
Gli effetti delle decisioni comunitarie sono drammatici: nel giro di quattro anni, i prezzi subiranno un taglio del 42% del loro valore (inadeguatamente compensato da un aiuto disaccoppiato pari a circa il 64% dei minori ricavi, aiuto limitato peraltro alle sole aziende che hanno coltivato nel triennio 2000 – 2002).
L’Italia ha ottenuto speciali misure di sostegno integrativo al prezzo, ma solo per 5 anni e, soprattutto, attivabili esclusivamente rinunciando al 50% del contingente nazionale di zucchero. Oltretutto, questa condizione deve essere ripartita tra le singole società saccarifere e, a cascata, tra le aree bieticole e tra le singole aziende agricole. La ripartizione del taglio dovrebbe essere delineata secondo logiche eque e rispondenti agli interessi individuali e collettivi. A pochi giorni dalle semine questo obiettivo non è stato però ancora raggiunto, a testimonianza di come sia difficile applicare la pessima normativa
scaturita in ambito UE.

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