CONSORZI AGRARI: il prossimo 28 novembre l’assemblea. Verso la nuova Federconsorzi

La Federconsorzi riscrive lo statuto.

Per il 28 novembre è già stata convocata un’assemblea per procedere all’approvazione del bilancio.
Resta il commissario Baldanza, tempi ancora lunghi per nominare il Consiglio d’amministrazione

Per ora non si parla ancora della costituzione degli organi sociali. Ma pezzo dopo pezzo il puzzle della Federconsorzi si va ricomponendo. Il 10 novembre scorso è stato approvato il nuovo statuto sociale, mentre una prossima assemblea è stata già convocata per il 28 novembre e all’ordine del giorno c’è l’approvazione del bilancio. Il nuovo statuto della Fedit è un atto dovuto, nel senso che era necessario adeguarlo al nuovo diritto societario. La Federconsorzi resta infatti una cooperativa ma lo statuto era ancora quello del regio decreto del 1948 risalente alla costituzione della struttura consortile. La Fedit è una cooperativa e deve dunque adeguarsi alle modifiche che negli ultimi anni hanno coinvolto il sistema coop a cominciare dalla riforma del diritto societario che ha introdotto regole precise sulla mutualità. Non poteva dunque rimanere con uno statuto «targato 1948». L’adeguamento comunque può essere letto come un’ulteriore azione che conferma la vitalità della Federconsorzi. Inoltre il nuovo statuto è propedeutico alla ricostituzione del Consiglio di amministrazione. Per quanto riguarda la nomina dei nuovi organi societari forse bisognerà avere idee più chiare sulla effettiva disponibilità delle risorse finanziarie su cui fare affidamento per poi riavviare l’attività. Come è noto nel 2004 una sentenza della Cassazione decretò l’esigibilità dei crediti della Federconsorzi. In pratica condannò il ministero delle Politiche agricole a pagare i debiti per i servizi dell’ammasso del grano resi dai Consorzi agrari presentando così un conto di quasi 600 milioni di euro. Ma la stessa sentenza aveva rinviato alla Corte di appello la quantificazione degli interessi dovuti. La Corte di appello di Roma successivamente si è espressa sugli interessi decretando che oltre all’interesse, pari al tasso ufficiale di sconto aumentato del 4,4% capitalizzato semestralmente, si applica una maggiorazione dei danni. In soldoni il Mipaaf dovrà versare nelle casse della Federconsorzi, che nel frattempo non è stata mai liquidata, quasi un miliardo di euro. Risorse però su cui si sono scatenati anche gli appetiti delle banche. Certi invece sono i 90 milioni decretati da varie sentenze. Ma ad appesantire il quadro si è aggiunta la difficile congiuntura economica e i tagli ai ministeri. E soprattutto la crisi politica. Il governo Berlusconi si era espresso sempre favorevolmente al progetto di rinascita della Fedit. Prima il ministro Scajola che aveva dato il via libera al riconoscimento per legge della mutualità dei Cap. Poi Sacconi che in più occasioni, l’ultima in occasione del Forum dell’agricoltura e dell’alimentazione promosso dalla Coldiretti a Cernobbio a fine ottobre, aveva ancora una volta attaccato la decisione del 1992 di commissariare la struttura sottolineando il ruolo chiave nello sviluppo dell’agricoltura della rete dei Cap. Un ruolo rivendicato in più occasioni dal presidente della Coldiretti, Sergio Marini, che più volte ha denunciato «il grande furto fatto all’agricoltura italiana. Perché se fossero stati riconosciuti tutti i crediti negatigli al momento del fallimento sarebbe l’industria più sana e capitalizzata d’Italia». A questo punto però bisognerà sondare gli orientamenti del nuovo esecutivo. E dunque si profilano tempi ancora lunghi perché il ministero delle Politiche agricole possa aprire le casse e chiudere i vecchi conti con la Fedit. Ed evitare che resti una scatola, ben confezionata, ma vuota. Intanto se da un lato si lavora sul fronte della Federconsonsorzi, dall’altro si lima il progetto Consorzi agrari d’Italia (Cai) sotto la regìa della Coldiretti che va avanti con l’operazione di costituzione di società di scopo sul modello della Fits, realizzata per ridare slancio alle produzioni dei cereali made in Italy. Un altro fronte attivato è quello dell Organizzazioni dei produttori che possono essere costituite anche dai Consorzi agrari, secondo quanto previsto dalla manovra d’estate. Ma occorre un ben preciso procedimento, perché nell’ambito delle Op il Consorzio agrario può operare solo con una sezione ad hoc che deve rispettare i requisti richiesti per ciascun prodotto rappresentato. E parallelamente ai piani di riassetto delle strutture e delle attività procedono anche le operazioni di rilancio dei singoli Consorzi agrari. Si allunga così la lista dei Consorzi che stanno tornando in bonis. Torino, per esempio, è pronto a rieleggere gli organi societari per chiudere così la fase commissariale. Qualche problema si registra invece per Rovigo che è tornato in liquidazione coatta amministrativa dopo che due banche hanno rivendicato i loro debiti. Anche se le strutture sono state già concesse in affitto a Padova. Situazione sempre incerta per Parma che resta commissariata. Latina invece sta tornando in attivo. E la situazione è ancora molto difficile nel Mezzogiorno dove si segnala solo qualche eccezione. Tra queste Foggia che sta tentando di riprendere quota e Caserta. Male in Sicilia dove va bene solo Agrigento. Promossa invece la Sardegna.

 

FONTE AGRISOLE

 

 

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