Ancora accise più pesanti sui carburanti: i prezzi schizzeranno

Fra i sacrifici invocati dal governo Monti, anche quelli degli automobilisti: sono infatti in arrivo ulteriori aumenti delle accise dei carburanti.

Le accise dei carburanti rincarano: è tutto scritto nel decreto “Salva Italia” del governo Monti. Dal 1° gennaio 2012, infatti, salgono le tasse su benzina e gasolio. Ma a questo potrebbe aggiungersi, a settembre 2012, l’effetto dell’aumento dell’aliquota Iva di due punti percentuali, dal 21 al 23%.

TEMPI DURI – È uno dei numerosi sacrifici chiesti all’automobilista italiano per evitare che la crisi economica peggiori. Facendo un calcolo per ogni 1.000 litri di carburante, oggi si versano 622,1 euro, che dal 1° gennaio saliranno a 704,2 euro. Per il gasolio, si schizzerà dagli attuali 481,1 a 593,2 euro. Il doppio rincaro andrà a bilanciare gli oneri dovuti dal bonus fiscale previsto per i gestori degli impianti.

UN RIALZO TIRA L’ALTRO – Nel 2011, l’imposizione fiscale di base (accisa e Iva sull’accisa) che grava sui carburanti è già aumentata pesantemente: addirittura quattro aumenti delle accise, più un rincaro dell’aliquota Iva (un punto percentuale, dal 20 al 21%, che incide sul totale). Da gennaio, una batosta di 0,075 euro per litro. Con gli aumenti del decreto “Salva Italia”, nel giro di un anno l’impennata salirebbe a 0,175 euro/litro per la benzina, col record di 0,210 per il gasolio. E attenzione: con l’Iva al 23%, i numeri sono ancora più impressionanti: +0,189 euro/litro per la benzina e +0,222 per il diesel.

E LE REGIONI… – Il discorso si fa più drammatico per le tasche degli automobilisti se si considerano pure le variazioni del prezzo internazionale dei prodotti finiti: già, perché esiste anche l’Iva sul prezzo industriale, che andrà poi calcolata col rincaro di quell’Imposta. Neppure prendiamo in esame le varie addizionali regionali di accisa: ci sono in otto regioni (nove dal gennaio 2012) su venti. Anche gli Enti locali chiedono la loro fetta di torta.

PRIMATO NEGATIVO – Siamo un Paese da record dell’Unione europea: nessun’altra nazione ha apportato aumenti di tale entità, e alcune hanno persino ridotto le tasse sui carburanti. Un’escalation vertiginosa: a fine gennaio 2011, l’Italia era al 13° posto per la tassazione di base della benzina e al 10° per quella del gasolio; a fine novembre, eccoci al 5° posto per la benzina e al 3° per il diesel.

GRECIA, CHE GUAIO – Gli scaramantici, a questo punto, facciano ogni debito scongiuro. Un incremento della pressione impositiva sui carburanti è stato registrato nella manovra attuata nel 2010 in Grecia: in un anno, +0,34 euro/litro per la benzina e 0,151 euro/litro per il gasolio. Queste misure, evidentemente, non hanno evitato che la crisi di quel Paese peggiorasse.

SENZA FINE – E così, l’elenco di accise si allunga:

1,9 lire per la guerra di Etiopia del 1935;

14 lire per la crisi di Suez del 1956;

10 lire per il disastro del Vajont del 1963;

10 lire per l’alluvione di Firenze del 1966;

10 lire per il terremoto del Belice del 1968;

99 lire per il terremoto del Friuli del 1976;

75 lire per il terremoto dell’Irpinia del 1980;

205 lire per la guerra del Libano del 1983;

22 lire per la missione Unmibh in Bosnia Erzegovina del 1996;

0,02 euro per il rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri del 2004;

0,0073 euro per la manutenzione e la conservazione dei beni culturali;

0,04 euro per l’emergenza immigrati dovuta alla crisi libica del 2011;

0,0089 per far l’alluvione in Liguria e in Toscana del novembre 2011.

 Immagine: storico del prezzo del petrolio.

Fonte: sicurauto.it

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