“FEDIT”: Consorzi agrari, dimezzati i crediti

Roma 08 marzo 2012 – Il Governo dimezza i crediti a favore dei Consorzi agrari riducendo gli interessi. L’ennesima norma su una vicenda che ruota intorno alla Federconsorzi è spuntata infatti nel decreto fiscale. 

Un provvedimento che taglia da circa 800 milioni a poco a più di 400 milioni il tesoretto dei Consorzi agrari. Tra i contenziosi tributari infatti il Governo ha deciso di risolvere con il decreto fiscale anche la pendenza con Fedit. La situazione è complessa e ora con questa norma rischia di far scattare ulteriori vertenze.
La storia parte dalla sentenza della Cassazione che aveva riconosciuto ai Consorzi agrari la titolarità dei crediti per l’attività di ammasso svolta per conto dello Stato italiano.
La Cassazione rinviava però il calcolo degli interessi alla Corte di appello di Roma che in maniera definitiva (4° grado di giudizio) si era pronunciata due anni fa sulla rivalutazione del debito. La sentenza aveva stabilito l’applicazione del tasso di sconto maggiorato di 4,40 punti percentuali più la capitalizzazione semestrale con un calcolo di interessi pari a 4 milioni al mese. Secondo questo calcolo complessivamente sarebbero dovuti entrare nelle casse dei Consorzi agrari oltre 800 milioni. Su cui già si profilava il braccio di ferro con le banche.
Un rischio che aveva paventato anche il commissario di Fedit, Baldanza, che infatti si era affrettato a garantire il massimo impegno per definire l’accertamento di quanto dovuto pronto anche «ad adire le vie giudiziarie per ottenere un accertamento inconfutabile delle spettanze».
Intanto però il ministero delle Politiche agricole e la Ragioneria generale si erano mossi presentando ricorso attraverso l’Avvocatura di Stato contro la sentenza della Corte di Appello per contestare il calcolo degli interessi.
Con la norma del decreto fiscale si chiude dunque il contenzioso con il Mipaaf perché il governo riconosce debiti e interessi anche se con un nuovo calcolo e cioè fino al 31 dicembre 1995 sulla base del tasso ufficiale di sconto maggiorato di 4,40 punti, con capitalizzazione annuale; per il periodo successivo sulla base dei soli interessi legali. Arrivando così a tagliare nettamente la cifra.
Ma non viene data alcuna disposizione che consenta di fare chiarezza sui soggetti a cui queste somme andranno concretamente dirottate. In pratica non c’è alcuna blindatura del credito. La norma, inizialmente concepita avrebbe dovuto tagliare gli interessi sempre con il primario obiettivo di fare cassa, ma nello stesso tempo era previsto che assegnasse alla Federconsorzi questi crediti. Ora invece si riapre la partita con le banche e in particolare con Sgr. Un paio di anni dopo il crack la Federconsorzi infatti aveva ceduto l’intero patrimonio alla Sgr. Ora si fronteggiano due «teorie». Da un lato chi è convinto che la Fedit abbia ceduto tutti i crediti, dunque anche questi recentemente riconosciuti dalla Cassazione e con il decreto fiscale dallo stesso governo. Secondo l’altra scuola di pensiero, invece, questi crediti non sarebbero soggetti a cessione.
Insomma la telenovela va avanti, mentre sembra rallentare la riorganizzazione della nuova Fedit. L’assemblea dei soci, che si sarebbe dovuta tenere l’estate scorsa, non è ancora in programma. Ma prima di ridefinire i nuovi assetti è importante fare chiarezza sulle risorse finanziarie, benzina per avviare la macchina.
Per ora sembrano certi solo i 90 milioni assegnati sulla base di sentenze che dovrebbero costituire la base finanziaria della ripartenza.

LA NORMA CHE TAGLIA GLI INTERESSI

art. 12, comma 6, decreto-legge n. 16 del 2 marzo 2012
6. I crediti derivanti dalle gestioni di ammasso obbligatorio e di commercializzazione dei prodotti agricoli nazionali, svolte dai consorzi agrari per conto e nell’interesse dello Stato, diversi da quelli estinti ai sensi dell’articolo 8, comma 1, della legge 28 ottobre 1999, n. 410, come modificato dall’articolo 130 della legge 23 dicembre 2000, n. 388, quali risultanti dai rendiconti approvati con decreti definitivi ed esecutivi del Ministro dell’agricoltura e delle foreste e registrati dalla Corte dei conti, che saranno estinti nei riguardi di coloro che risulteranno averne diritto, nonche’ le spese e gli interessi maturati a decorrere dalla data di chiusura delle relative contabilita’, indicata nei decreti medesimi, producono interessi calcolati: fino al 31 dicembre 1995 sulla base del tasso ufficiale di sconto maggiorato di 4,40 punti, con capitalizzazione annuale; per il periodo successivo sulla base dei soli interessi legali.

Fonte Agricoltura24 – Annamaria Capparelli Redazione Agrisole

 

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