Editoriale: “N€urozone – 2”

 

L’ Unione Europea nutre ”grande fiducia nei confronti dell’Italia”. E’ quanto ha sostenuto il presidente della Commissione Ue, Jose’ Manuel Barroso, durante la conferenza stampa tenuta insieme al premier Mario Monti durante il forum di Confindustria a Milano.  Il sostegno dell’Italia – ha detto ancora il presidente della commissioni Europea – sara’ fondamentale per un’Europa piu’ forte e sara’ dunque vitale per tutti noi”.

Un messaggio positivo che cade però in giornate certamente meno stressate dallo “spread” ma segnate da poco incoraggianti segnali di debolezza provenienti da altri Paesi, Germania (comincia ad avere qualche raffreddore) e Inghilterra compresi.

I problemi del Vecchio continente, dicono gli operatori, sono numerosi. Si va dalla situazione precaria di altri paesi di Eurolandia, appunto,  alla capacità della Banca centrale europea (BCE)  e dei leader politici  di cambiare il corso di una congiuntura orientata verso la recessione. Cinicamente, la prospettiva di un default ellenico, non sarebbe in graddo di generare effetti negativi sulle economie mondiali. La dimensione economica della Grecia, infatti, è pari a un piccolo stato americano e il suo debito in pancia a solo un paio di banche francesi.

Da tenere d’occhi, invece, stando agli aoperatori internazionali, sono l’Italia, la Spagna e l’Inghilterra. Il premier spagnolo Mariano Rajoy a inizio marzo ha annunciato che non potrà mantenere gli impegni presi con le autorità europee. Il deficit per quest’anno sarà del 5,8% del Pil e non del 4,4%.  L’Italia, invece, ha un’altro imbuto da passare; il rifinanziamento, nei prossimi tre mesi, di un cospicuo debito. Si diceva dell’Inghilterra. Infatti, gli ultimi dati, indicano come il suo tasso di disoccupazione sia giunto al massimo storico degli ultimi 17 anni, il PIL ha avuto una contrazione dello 0,2% e l’inflazione galoppa al 3,6%.

Insomma, le misure, all’insegna dell’austerità e sulla tassazione fin qui adottate dai Governi, sembrano sempre più spingere  l’Eurozona,  verso la recessione.

La solvibilità dei paesi può essere migliorata solo attraverso una maggiore crescita e la riduzione dei tassi sui prestiti.

Purtroppo, pochi sono i fattori positivi, e ancor peggiore è il “sentiment” della popolazione italica.

Non è sicuramente facile, per gli uomini di governo, trovare soluzioni adeguate, ma un poco di fantasia maggiore sarebbe auspicabile.

di Lamberto Colla

Parma, 17 marzo 2012

 

 

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