Il “Risparmio è nel mirino”?

Tempo di spending review per l’apparato statale ma, soprattutto per l’italico cittadino arrivato a fare i conti al banco della spesa. Sempre più, il risparmio in Italia è una risorsa  preziosa e rara. Dal 1995 al 2011, stando ai commentatori di Morningstar,  quello delle famiglie sì è dimezzato (17 anni fa avevano messo da parte 192 miliardi lordi; nel 2011, 93 miliardi). Tradotto in termini di percentuale del reddito disponibile significa una discesa dal 16,8% (valori netti) al 4,3% con una previsione del 3,2% per quest’anno.

Il caso italiano è unico tra i Paesi sviluppati, come emerge dal Primo osservatorio del risparmio promosso da Unicredit e Pioneer Investments, che ha preso in considerazione Austria, Francia Germania, Spagna, Regno Unito e Stati Uniti. Uno scenario internazionale fatto di “chiari e scuri”.

Il quadro internazionale
I segnali che arrivano dalle maggiori economie, almeno per il momento non sono confortanti. Le zone più a rischio sono quelle asiatiche. Le case di investimento hanno rivisto al ribasso le previsioni di crescita della Cina, peraltro già limate nel corso dell’anno, portando la previsione di crescita dal +7,8% al +7,6%. Riduzione prevalentemente determinata dal crollo della impresa manifatturiera che sta registrando i valori più bassi dal 2009. Sotto osservazione anche l’indice della produzione industriale giapponese che rischia di segnare un calo dell‘1% per il terzo trimestre consecutivo.   

Le prospettive, intanto, continuano ad essere poco confortanti anche per l’Occidente. Secondo l’ultimo rapporto del Fondo monetario internazionale nelle economie avanzate il Pil salirà dell’1,3% nel 2012 (con una revisione al ribasso dello 0,1%) e dell’1,5% (-0,3%) nel 2013. “Troppo poco per intaccare in modo sostanziale il tasso di disoccupazione”, dice l’Fmi.  L’economia statunitense, invece, rimane comunque la più brillante tra quelle avanzate. Il Pil salirà del 2,2% (+0,1%) quest’anno e del 2,1% (-0,1%) il prossimo.

Debito pubblico  procapite in linea con Germania e USA

Nel quadro grigio del risparmio italiano non mancano però  le buone notizie. Secondo le stime Unicredit/Pioneer Investments, la ricchezza delle famiglie al netto delle passività era pari a 8.500 miliardi di euro a fine 2011, pari a 5,4 volte il Pil, dati sensibilmente migliori di quelli di Francia, Germania e Stati Uniti. La scomposizione mostra tuttavia che la fetta più grande è rappresentata dalle attività reali, prima fra tutte la casa. Il debito pubblico, invece, è un fardello meno pensante di quanto si potrebbe pensare. A fine 2011 rappresentava il 22,3% della ricchezza delle famiglie, un livello simile a quello di Germania e Stati Uniti.

Conclusioni

Si conferma quindi che l’Italia, ancora, si regge sul patrimonio immobiliare privato, frutto di sacrifici immensi delle generazioni di lavoratori che, nel dopoguerra, hanno immobilizzato i loro risparmi a favore di un bene primario: la casa. E’ imperativo proteggere questo patrimonio!

Lamberto Colla

 

 

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