KM zero: Intervista di Guidi al “Corriere della Sera”

Corriere della Sera, 28 settembre 2012

Presidente, nell`agroalimentare l`Italia esporta meno della Germania e il ministro Mario Catania dice che per ridurre questo spread bisogna puntare sulla qualità. Lei non è d`accordo?
«La qualità va bene ma il vero problema è che mentre la Germania ha capito che i suoi prodotti hanno migliori chance all`estero, noi guardiamo solo al nostro mercato, dove come noto i consumi sono in calo».

Eppure il km zero, cioè l`acquisto diretto dal contadino della zona, è nato proprio in Germania.
 «Certo, ma è una nicchia e invece da noi rischia di diventare la regola e quindi una gabbia. Il mondo viaggia a 200 all`ora e noi ci chiudiamo in una stanza? Così quando apriremo la porta troveremo il deserto».

Al contrario della Germania produciamo ancora meno di quello che consumiamo. Anche guardando solo al mercato interno spazio per crescere ci sarebbe.
«D`accordo ma bisogna avere lo sguardo lungo. Per crescere davvero dobbiamo intercettare la domanda estera. E seguire la rivoluzione del vino».

La rivoluzione del vino?
«Molti consorzi doc hanno deciso di aumentare la produzione con l`obiettivo preciso di conquistare i mercati stranieri. E guardi che, anche se non lavorano a km zero, fanno cose di qualità. In altri settori, invece, si decide la quantità in base al prezzo dell`anno precedente».

Ammetterà che il vino è un settore dove il made in Italy ha la sua forza. Non sempre è così.
«Ma ce ne sono molti altri dove potremmo fare molto di più e invece il Paese resta a guardare. Diverse nazioni non accettano i nostri salumi perché abbiamo tré regioni, Calabria, Campania e Sardegna, che non riescono a sconfiggere due malattie dei maiali. Basterebbe vietare a queste tré regioni di vendere al di fuori del loro territorio e potremmo invadere i mercati».

Perché non lo facciamo?
«Perché non abbiamo una strategia per la conquista dei mercati intemazionali. Bisogna essere più aggressivi e invece noi siamo troppo corretti, a volte pure fessi».

Addirittura?
«Le faccio un altro esempio. In Italia abbiamo delle pere bellissime ma non le possiamo esportare negli Stati Uniti perché loro fanno ostruzionismo. Ci chiedono continuamente nuovi parametri da rispettare. Prima tre, e noi rispondiamo. Poi altri ventotto, e noi rispondiamo di nuovo. Stiamo al loro gioco senza nemmeno fare una mossa. Gli Stati Uniti proteggono i loro produttori, noi invece apriamo le porte a tutti. E pensiamo di salvare i nostri agricoltori con il km zero?».

Qualche responsabilità l`avrete anche voi, no?
«Certo. Per anni qualità e quantità sono state considerate alternative. Non ce lo possiamo più permettere, dobbiamo avere dimensioni produttive che ci permettano di conquistare i mercati. Diciamo allora che bisogna puntare a una quantità di qualità. Che poi era pure un nostro slogan».
Lorenzo Salvia

Fonte: www.confagricoltura.it

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