Agroalimentare: il bilancio del 2012

 

Di Ismea, –

Roma, 14 febbraio 2012

Raccolti in flessione e costi degli input produttivi che crescono a ritmo più sostenuto dei prezzi in agricoltura. Con problemi anche sul fronte della trasformazione industriale, determinati dalla forte debolezza della domanda interna solo parzialmente compensata dal buon andamento delle esportazioni.
Ismea traccia il bilancio 2012 dell’agroalimentare in Italia nell’ultimo numero di Tendenze, il trimestrale di analisi e previsioni di settore scaricabile dal sito www.Ismea.it.

AGRICOLTURA: PRODUZIONE

In ambito agricolo – spiega l’Istituto – archiviata una campagna vitivinicola tra le più scarse degli ultimi decenni (-8% secondo stime Ismea e Unione Italiana Vini) sembra prospettarsi, sempre sulla base delle stime elaborate dall’Istituto, un’annata in flessione anche per l’olio di oliva (-11,7% sul 2011), frutta (-9,7%) e ortaggi (-7%). Anche mais e soia, secondo gli ultimi dati Istat, hanno accusato nel 2012 una flessione dei raccolti, rispettivamente del 16% e del 4,4%, mentre frumento duro e tenero hanno registrato un incremento della produzione, rispettivamente pari a +12,4% e a +22,9%. Tra le produzioni zootecniche, secondo le ultime stime Ismea, risulterebbero in flessione le macellazioni bovine (-2,9% sul 2011), in crescita quelle suine (+4%) e le consegne di latte (circa +1%).

AGRICOLTURA: PREZZI COSTI E REDDITIVITA’

Sul fronte dei prezzi, le rilevazioni dell’Ismea indicano un aumento medio dei listini alla produzione dei prodotti agricoli del 2,1% nel 2012, a fronte di un incremento medio del 2,8% dei prezzi dei fattori produttivi impiegati dagli agricoltori. Determinanti sono stati i forti rincari dei prodotti energetici (+7,9% rispetto al 2011), degli animali di allevamento (+6,6%), dei mangimi (+5%) e dei concimi (+4,1%).
La redditività agricola (misurata attraverso il rapporto tra l’indice dei prezzi alla produzione e l’indice dei prezzi dei mezzi correnti di produzione) torna pertanto a calare nel 2012 (-0,8%), dopo il netto miglioramento rilevato nel 2011.
Secondo le stime preliminari diffuse a dicembre da Eurostat, il reddito degli agricoltori italiani è aumentato di solo lo 0,2% sul 2011, a fronte dell’incremento nell’UE 15 e nell’UE 27 rispettivamente del 2,9% e dell’1%. Dal 2005 ad oggi, sempre secondo i dati Eurostat, l’agricoltura Italiana ha perso il 6% del proprio reddito mentre quella comunitaria ha guadagnato nello stesso orizzonte temporale il 30%.

INDUSTRIA E DISTRIBUZIONE: PREZZI, DOMANDA NAZIONALE ED ESTERA

Scendendo lungo la filiera, appaiono in rialzo i prezzi alla produzione dell’industria alimentare che, secondo le elaborazioni Ismea su dati Istat, segnano nella media dell’anno un più 3,9% sul 2011, in decelerazione dopo il più 5,9% del 2011. Generi alimentari e bevande sono sempre più care, infine, per le famiglie: l’indice dei prezzi al consumo per l’intera collettività mostra una variazione annua positiva pari al 2,5% per gli alimentari e le bevande analcoliche, del 5,9% per le bevande alcoliche e tabacchi, con un tasso di inflazione medio annuo che nel 2012 ha raggiunto il 3%, in accelerazione rispetto al 2,8% registrato nel 2011. (prosegue a pag. 8) 

(continua da pag. 3 Agroalimentare bil. 2012)
L’aumento dei prezzi al dettaglio e il calo del potere d’acquisto delle famiglie hanno mostrato con evidenza il loro impatto anche sui consumi alimentari. Secondo la rilevazione Ismea/Gfk-Eurisko, la spesa alimentare delle famiglie italiane si arresta nel 2012, mentre i volumi acquistati diminuiscono. In particolare, cala la spesa per le bevande alcoliche e analcoliche (-0,4%, esclusi vini e spumanti), i derivati dei cereali (-0,6%), i prodotti ittici (-2,1%) e soprattutto gli oli e grassi vegetali (-8,5%). Cresce di poco per i prodotti lattiero-caseari (+0,6%), l’ortofrutta (+0,7%) e la carne e derivati (+0,8%), un po’ di più per vini e spumanti (+1,3%).

In volume, quasi tutti i comparti agroalimentari mostrano una flessione degli acquisti: si va dal -0,4% della carne e derivati (imputabile al segmento della carne: -1,1%), al -1,5% dei prodotti ittici (determinante il -3% dei freschi) e al -1,8% dell’ortofrutta, fino al -3,2% dei vini e spumanti e degli oli e grassi vegetali. Stabili gli acquisti domestici di prodotti lattiero-caseari (+0,1%), in lieve crescita quelli dei derivati dei cereali (+0,5%).
Di fronte alla debolezza della domanda interna, l’unico motore della crescita resta l’export seppure in decelerazione rispetto al biennio 2011-2010. Le stime Ismea per l’intero 2012 indicano, in valore, un aumento del 6% delle esportazioni dell’agroalimentare, grazie esclusivamente al contributo dei prodotti dell’industria alimentare (+7,7% sul 2011). Tra i segmenti più rappresentativi del made in Italy, i prodotti con le migliori performance all’estero sono stati i preparati dolciari a base di cacao e i prodotti della panetteria, della biscotteria e della pasticceria. Bene anche le esportazioni di vini, spumanti, aceti, vermouth, pasta, preparazioni di ortaggi, legumi e frutta e preparazioni e conserve suine.

 

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