Energia, USA: tutti pazzi per il Biofuel

 

 

Parma, 24 febbraio 2013  –  di Virgilio

La pressione generata dai biofuel sta aggredendo  un’importante area naturale quale la grande prateria, in particolare in South Dakota e Iowa.  Secondo una ricerca di Wright e Wimberly negli ultimi 5 anni oltre 5300 km² di prateria sono stati messi a coltivazione per il mais. In questo modo sono stati distrutti habitat importanti per gli uccelli, in particolare le anatre selvatiche.

Negli USA la terra arabile è sempre più usata per produrre biofuel invece che cibo. Come si vede dal grafico, la produzione di mais per bioetanolo è letteralmente esplosa nell’ultimo decennio ed ormai interessa il 44% della superficie destinata a questo cereale, per un’area pari a oltre 150 000 km², ovvero un’estensione maggiore dell’intero stato dell’Iowa.  La quota rimanente è in massima parte destinata ad essere usata come mangime negli allevamenti intensivi.

Ma è vero vantaggio energetico?

Non sembrerebbe proprio per almeno tre ragioni:

Primo: l’attuale produzione di bioetanolo, pari a 22,6 Mtep, copre appena il 3% dei consumi di petrolio degli USA. Nemmeno se tappezzassero tutta l’Unione di campi di mais, gli americani potrebbero soddisfare la loro economia ultra energivora.

Secondo: il mais per il bioetanolo è coltivato con grandi input fossili (fertilizzanti, trasporto, trattamento chimico) e il guadagno energetico è modesto, in genere di qualche punto percentuale.

Terzo: i cambiamenti climatici potrebbero ridurre in modo significativo la resa agricola negli USA e quindi occorrerà più terraper produrre lo stesso cibo: la terribile siccità dell’estate del 2012 potrebbe essere solo un’avvisaglia di quello che ci aspetta.

(dati rilevati dalle fonti:  Fonti: Renewable Fuel Association e Faostat. I dati relativi alla produzione e alle rese del 2012 provengono invece da USDA.)

 

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