Vite spezzate, Da MPS a Parmalat e…

di Lamberto Colla –

Parma 9 Marzo 2013 –

Siena è una città ferita e martoriata dal caso Monte dei Paschi, il più antico istituto di credito italiano. Una istituzione e  un vanto per la gente locale. Altrettanto era la Parmalat per la città ducale sino al suo crac scoppiato nell’autunno 2003. 

Ricordo, da parmigiano quale sono, perfettamente quei momenti. Dall’incredulità alla vergogna. Dalla rabbia per la possibile perdita di una impresa internazionale che tanto lavoro, diretto e indiretto distribuiva. Subito i pensieri correvano alle migliaia di lavoratori onesti che avevano portato l’azienda a primeggiare sui mercati per la grande capacità innovativa, da poco era uscita il marchio “fresco blu”. Quel latte  “fresco” che, attraverso il processo di microfiltrazione, portava la durata di  conservazione a 8 giorni più uno.  L’alto tasso di innovazione aveva scatenato una dura battaglia giuridica.

Invece, in un attimo, Parma dalle stelle si ritrovò nel liquame. A Parma un “buco” da 14 miliardi a Siena da 18. Molte le analogie tra i due fatti. Oggi Tanzi sta morendo in galera e solo lui. Domani a Siena si vedrà.

– Le analogie anche nella tragedia umana –

«HO FATTO una cavolata». Un biglietto, vergato a mano, e buttato nel cestino del suo ufficio. Poi , alle 20,40 del 6 marzo, un volo nel vuoto. Siena si è risvegliata con un’altra tragedia che colpisce nel profondo l’animo di tutti. Perché la vita di un uomo, padre di famiglia, si è spenta dopo, si immagina, una serie di tormenti da spingerlo all’estremo gesto. Un uomo che, molto probabilmente, non ha retto la pressione perchè incolpevole. David Rossi, capo dell’area comunicazione del Monte dei Paschi, ha deciso di tenersi dentro per sempre rimorsi e forse segreti.

 Dieci anni prima, in piena bufera Parmalat,  lo stress inquisitivo prodotto dei neo arrivati “BondiMen” fece la sua vittima. Era un dirigente amministrativo il quarantenne Alessandro Bassi che il 23 gennaio del 2004, anch’egli non indagato ma soltanto iscritto nel registro come persona informati sui fatti,  si lanciò da un ponte.

– Banco Ambrosiano, Telecom e  San Raffaele –

La lista dei suicidi di uomini e donne fedeli ai propri capi si allunga. Già perché quando sei all’interno di un sistema occorre credere in esso e soprattutto nel tuo capo. Potrai essere al corrente di molto ma non di tutto. Hai dei capi che “sanno come prenderti” per cui ti fidi. Qualche sospetto sicuramente, queste povere vittime, l’avranno avuto ma la responsabilità del loro ruolo li avrà, probabilmente, portati a sopprimerli. d’altro canto il sospetto non è certezza ma alimentano turbamenti.   Sospetti che diventano, forse, verità solo quando la pentola si scoperchia e allora non reggono al rimorso di non avere visto o di non essere riusciti nell’intento di deviare verso lidi tranquilli la nave  che, da un giorno all’altro, hanno scoperto essere “corsara”.

Così alla lista delle persone normali che scelgono una punizione eccessiva per sé stessi occorre annoverare anche Graziella Corrocher, che si suicidò all’indomani del Cda di revoca delle deleghe a Roberto Calvi, all’epoca presidente del Banco Ambrosiano, precedendo di un giorno la morte di quest’ultimo.

 Adamo Bove 42 anni ex poliziotto responsabile della sicurezza TELECOM ITALIA e morto suicida a Napoli nel 2006 alla vigilia dello scandalo dei dossieraggi.

 Infine nel 2011, Roberto Cal, uomo di fiducia di Don Luigi Verzè fu la vittima del crac San Raffaele suicidatosi con un colpo di pistola nel suo ufficio.

  • Conclusioni –

Su queste persone si può e  si deve  solo pregare per loro e per le famiglie che hanno lasciato. Famiglie che attraverso il loro gesto estremo hanno voluto salvare dall’infamia, anche se solo passeggera. Ma i tempi della giustizia sono così lunghi che quel purgatorio sarebbe stato eterno. E poi, avrebbero dato il medesimo risalto alla notizia di assoluzione?  E nell’immaginario collettivo sarebbero stati comunque bollati a vita loro e i loro discendenti?

Non posso sapere se queste persone sono eroi o soltanto soggetti fragili come lo sono la maggior parte delle persone normali.

Mi viene da pensare però che siano stati “marinai” inconsapevoli di essere stati arruolati su una nave “corsara”.

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