Marò, cambiamento di rotta della nostra diplomazia. Crisi tra Italia e India

di Lamberto Colla –

Parma 16 Marzo 2013 –

”Abbiamo una posizione molto solida, di cui siamo perfettamente convinti non solo noi ma anche molti importanti partner della comunita’ internazionale, sul fatto che agiamo nel pieno rispetto dell’ordinamento giuridico internazionale e del diritto internazionale, pattizio e consuetudinario”.

Lo ha ribadito il ministro Giulio Terzi a Gerusalemme dove si trovava ieri per incontrare esponenti politici israeliani, dopo essere intervenuto alla Conferenza di Herzilya.

”Mi ha fatto piacere e condivido pienamente – ha aggiunto Terzi – l’appello del Segretario generale delle Nazioni Unite, riferito dal suo portavoce ieri a New York e da me ripreso in una mia dichiarazione, ovvero l’appello a risolvere questa controversia per via diplomatica, sulla base del dialogo e sui principi del diritto internazionale. Questa è la nostra ferma convinzione”, ha concluso Terzi.

– Perché a Natale non era solida? –

Da italiani siamo fermamente convinti che l’azione della nostra diplomazia rientri nel rispetto delle norme internazionali. Quello che invece lascia perplessi sono le ragioni che hanno condotto a esercitare il diritto durante questa “seconda licenza” e non durante la prima dello scorso dicembre.

Se è vero che i nostri fucilieri di marina agirono in acque internazionali allora è vero che tocchi alla giustizia italiana giudicare le loro azioni.  Perché, nel corso del 2012, la nostra diplomazia non è riuscita a convincere l’opinione diplomatica internazionale a seguire il teorema italiano?

– L’India alza la posta e “sequestra” l’ambasciatore   –

Un azione di inaudita  gravità. L’India blocca la libertà di un ambasciatore contravvenendo alle norme che regolano  le relazioni diplomatiche. Infatti non è possibile revocare l’immunità diplomatica garantita dall’articolo 29 della Convenzione di Vienna sulle relazioni diplomatiche, del 1961. I diplomatici hanno libertà di movimento e nessun atto di coercizione può essere esercitato nei loro confronti. Gli indiani potrebbero solo dichiarare l’ambasciatore persona non grata, intimandogli di lasciare il loro territorio. Ma è stato violato anche l’articolo 44 che, come tutte le immunità diplomatiche, ha la funzione di evitare che gli agenti diplomatici vengano ritenuti personalmente responsabili delle azioni dei rispettivi governi. L’articolo in questione punta a evitare che gli agenti diplomatici siano presi in ostaggio nell’adempimento del proprio dovere. Anche in caso di conflitto armato lo Stato di accreditamento deve agevolare l’agente diplomatico che intenda lasciarne il territorio. Se questo vale in tempi di guerra a maggior ragione vale in tempo di pace.

Un’escalation inquietante nella crisi diplomatica tra i due Paesi di cui è difficile immaginare i risvolti e gli sviluppi futuri.

  • Conclusioni –

Sull’efficacia della azione diplomatica italiana nel corso del 2012, almeno dai risultati ottenuti, non si può che esprimere un giudizio negativo. Ancor più negativo devo esprimerlo in quest’ultima circostanza nella quale si è disonorato un patto e con esso l’onorabilità dei nostri soldati e di una intera nazione.

Ma è assolutamente ingiustificabile, invece, la reazione indiana. Un precedente pericolosissimo  che se non risolto “politicamente” in breve potrebbe mettere in discussione la stessa Convenzione di Vienna.

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