Agricoltura: clima di fiducia a -12,1%.

crisi

 

di Redazione – Ismea –

Roma,  16 Marzo 2013  –

 

Nell’ultimo trimestre del 2012 l’indice Ismea del clima di fiducia delle aziende agricole italiane si è attestato su un valore negativo (-12,1), risultando in flessione di quasi due punti sul trimestre precedente e di un punto su base annua. A determinare il calo di fiducia hanno contribuito entrambe le componenti dell’indicatore, quindi sia la situazione corrente che le prospettive. Più in dettaglio si evince dalle opinioni dei 900 agricoltori e allevatori intervistati una generale insoddisfazione sul fronte della redditività conseguente a un calo della produzione in molti settori, all’inasprimento dei costi degli input produttivi e alla debolezza della domanda interna. Una condizione negativa, sottolinea l’Ismea, che non è stata adeguatamente compensata dalla tenuta dei prezzi agricoli all’origine. In questo scenario si distinguono positivamente solo le aziende vitivinicole che si sono dichiarate più ottimiste in virtù di un andamento del mercato particolarmente remunerativo nell’ultimo anno. Al contrario il settore zootecnico, colpito dall’aggravio dei costi per l’alimentazione animale, e quello olivicolo, con un 12% in meno di produzione, presentano valori dell’indice di fiducia inferiori alla media, nonostante, almeno per l’olio, sia emerso un miglioramento delle fiducia rispetto al precedente trimestre, grazie al deciso recupero dei prezzi nell’ultima parte del 2012.L’approfondimento trimestrale dedicato alla commercializzazione degli agrumi ha evidenziato uno scenario nel complesso sfavorevole per le imprese del settore, con fatturati in calo, a causa di una campagna produttiva negativa, e redditività compromessa anche da un innalzamento dei costi di produzione. Dinamiche analoghe emergono dal focus sulla zootecnia da carne che, fatta eccezione per il settore suinicolo, ha accusato forti cali produttivi e di fatturato, nonostante l’aumento delle quotazioni. Sul fronte dei costi, il settore ha risentito, soprattutto nell’ultimo quarto dell’anno, dei rincari dei prodotti energetici e dei maggiori oneri legati all’approvvigionamento dei mangimi.

Torna su