Cooperazione agricola: un valore di 35 miliardi

 

Presentato a Roma il nuovo Rapporto dell’Osservatorio sulla Cooperazione agricola istituito presso il Ministero dell’Agricoltura.

 

Roma, 3 luglio 2013 – Con un fatturato consolidato che supera i 35 miliardi di euro e un numero di occupati che ha raggiunto le 94.000 unità, le 5.900 imprese e consorzi cooperativi attive nel nostro Paese rappresentano un sistema produttivo ed economico saldamente in mano agli agricoltori, i quali gestiscono, dalla campagna al mercato, l’intera filiera agroalimentare.

Il quadro aggiornato della cooperazione associata e del suo ruolo nell’agroalimentare italiano è stato reso noto oggi, durante la presentazione alla stampa dell’ultimo Rapporto dell’Osservatorio sulla Cooperazione agricola: istituito dal Ministero delle Politiche Agricole, ne fanno parte le cinque organizzazioni nazionali di rappresentanza attive in campo agroalimentare Agci-Agrital, Fedagri- Confcooperative, Legacoop Agroalimentare, Unci e Unicoop.pastedGraphic.pdfAlle 5.900 cooperative risultano aderenti oltre 993.000 soci, con una significativa incidenza di produttori associati a più cooperative specializzate nei diversi settori produttivi. Rispetto all’ultima rilevazione del 2008, è in crescita sia il numero di cooperative (+1,1%) che quello del fatturato (+2%): positiva anche la tenuta dell’occupazione (+0,5%) che risulta in netta controtendenza rispetto all’andamento del settore alimentare che, nello stesso periodo, ha fatto registrare una contrazione di occupati dell’1,7%.

Distribuzione geografica – Permane la diseguale crescita tra le aree settentrionali, che rappresentano l’81% del fatturato complessivo e quelle centro-meridionali (19%). Risultano tuttavia in aumento i casi di integrazione interregionale tra le diverse circoscrizioni territoriali e le esperienze delle cosiddette “cooperative unitarie” (ovvero le cooperative che hanno adesioni multiple alle Organizzazioni cooperative di rappresentanza), che hanno raggiunto l’11 % dell’intero fatturato cooperativo.

“I risultati del rapporto – ha commentato il presidente di Confcooperative Maurizio Gardini – confermano la vitalità e la solidità del modello cooperativo nella missione di valorizzare i conferimenti dei produttori-soci sui mercati nazionali ed esteri. Se il rapporto precedente aveva messo in luce come oltre un terzo della produzione lorda vendibile agricola del Paese fosse controllata dai produttori-cooperatori, l’indagine presentata oggi dimostra – prosegue Gardini – che il sistema cooperativo costituisce circa un quarto dell’alimentare italiano ma con la distintività di rappresentare quasi esclusivamente la materia prima conferita dai produttori”.

Il rapporto tra la cooperative e la base associativa – Nel rapporto c’è un focus specifico sulla cooperazione maggiormente avanzata che si connota per assetti organizzativi complessi, forte dinamismo sui mercati più evoluti e significative dimensioni. Questa realtà cooperativa dimostra comportamenti virtuosi anche in riferimento alla mutualità prevalente, ovvero alla percentuale di prodotto conferito dai soci che risulta, mediamente, dell’82%, con punte dell’88% nel settore ortofrutticolo e vitivinicolo. “È la riprova – commenta Gardini – del fortissimo legame esistente tra il socio e la cooperativa in virtù della elevatissima predominanza della produzione degli associati, che per l’80% deriva dalla regione in cui opera la struttura cooperativa di trasformazione, rispetto all’acquisto da terzi”.Le dimensioni di impresa – Il fatturato delle cooperazione agroalimentare è realizzato per l’80% da aziende di dimensioni medio-grandi, mentre il 67% delle cooperative più piccole realizzano solo il 6% del fatturato. “La disaggregazione delle cooperative per classe di fatturato – ha spiegato la Responsabile scientifico dell’Osservatorio Ersilia Di Tullio (Nomisma) – evidenzia una spiccata differenziazione fra cooperative di piccolissime dimensioni e realtà di grande rilievo economico. Ma si tratta di due tipi di impresa che coesistono perché offrono specifiche risposte alle diverse esigenze della base agricola e del mercato” .

Per quanto riguarda la gestione economico-finanziaria delle cooperative, l’intervento dell’esperto di cooperazione agroalimentare Paolo Bono di Nomisma ha mostrato come sipastedGraphic_1.pdfa confortante la tenuta dell’equilibrio finanziario dovuto tra l’altro al positivo apporto dell’autofinanziamento (i prestiti da soci ) che ha mitigato, seppure parzialmente, le difficoltà di accesso al credito negli ultimi anni.

 

Il peso economico dei diversi settori – Fra i diversi settori produttivi quelli zootecnici e l’ortoflorofrutticolo hanno maggiori dimensioni assolute, ma anche i servizi ed il vitivinicolo hanno un ruolo di rilievo.

“I dati presentati oggi – ha commentato il Direttore Generale Promozione e qualità alimentare del Ministero delle Politiche Agricole Stefano Vaccari – hanno messo in luce la capacità del modello cooperativo di legare competitività sui mercati e solidarietà tra i produttori, a conferma che la forte coesione sociale e la natura mutualistica della gestione sono fattori reali in grado di attenuare gli effetti delle negative congiunture come la crisi globale che investe le imprese da anni”.

 

All’Osservatorio della Cooperazione agricola italiana, istituito dalla legge n. 231/2005 presso il Mipaaf, partecipano le cinque organizzazioni nazionali di rappresentanza attive in campo agroalimentare (Agci- Agrital, Fedagri-Confcooperative, Legacoop Agroalimentare, Unci e Unicoop).

 

– fonte Osservatorio cooperazione (Fedagri) –

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