Tra crisi, trattati bilaterali e spionaggio

Parma, 06 Luglio 2013—

di Lamberto Colla —

“None è inusuale cercare informazioni su altri paesi” – John Kerry segretario di stato USA. 

E’ la sacrosanta verità, forse irritante, ma la verità. Una di quelle verità note a tutti sin dalla nascita che diventa però immorale nel momento in cui qualcuno diventa oggetto diretto o indiretto di spionaggio o intercettazione. Ne sa qualcosa persino il Presidente Napolitano.

E non è nemmeno più una notizia l’esistenza di un sistema di intercettazione, amichevolmente chiamato “il grande orecchio” , ECHELON che da molti anni fa parlare di sé per l’uso non sempre “nobile” dello strumento. Già nel 2000, “Panorama on line” titolava “Un grande orecchio per rubare gli affari all’Europa” – Thomson, Airbus e Panavia hanno perso ricche commesse a favore di imprese USA.  Nella base RAF di Menwith Hill, nello Yorkshire raccontava Laura Ronchi il 25/2/2000, vi “lavorano 1500 statunitensi e un migliaio di britannici, che, 24 ore al giorno, maneggiano i computer più avanzati e gli strumenti di ascolto più sofisticati del mondo. Benvenuti a Menwith Hill, sperduta landa del nord dell’Inghilterra, uno dei posti più segreti del pianeta. E anche dei più controversi. È qui che da oltre 50 anni opera un sistema spionistico globale, chiamato Echelon. È il Grande orecchio. Sebbene ufficialmente di proprietà della Raf, la stazione è gestita dalla National security agency, la più imponente centrale americana di spionaggio, incaricata della sorveglianza elettronica, con un budget di 4 miliardi di dollari l’anno (uno più della Cia) e 40 mila agenti.”

– Nobili scopi e uso “privato” –

E’ noto fin dall’antichità che il detentore dell’informazione è detentore di potere.  Le corse e le “guerre” per l’acquisizione di strumenti di informazione sempre più sofisticati li abbiamo tutti i giorni sott’occhi. Dai “grandi affari borsistici” ai “conflitti di interesse berlusconiani” tutto gira attorno all’informazione. Sia in entrata e sia in uscita. Già perchè all’informazione fa eco la “controinformazione” così come allo “spionaggio” fa coppia il “controspionaggio”.

L’informazione quindi è potere e ogni strumento atto a accedervi rapidamente è l’obiettivo della ricerca dei potenti che siano essi governi, multinazionali o organizzazioni criminali. Il confine tra scopo nobile e interesse di parte è e sarà sempre molto sottile. Dal contrasto al terrorismo per passare al contrasto della organizzazioni mafiose piuttosto che al controllo sociale o al contrasto all’evasione fiscale, mille sono i motivi e i “nobili” scopi che giustificano l’adozione di sempre più sofisticate “armi elettroniche” di controllo del territorio e delle persone. In questo campo, gli eserciti e i servizi segreti delle diverse nazioni sono all’avanguardia di decenni. La stessa rete “internet”, così come tanti altri strumenti utili e “indispensabili” alla nostra vita quotidiana, è la conversione civile di una “scoperta” militare caduta in disuso.

E la privacy, intanto,  non solo è compromessa ma addirittura calpestata a favore di un più importanti “scopi collettivi”.

Scambi bilaterali USA-UE compromessi?-

Non sempre, anzi quasi mai, l’oggetto del contendere è quello che viene dichiarato. I difficili rapporti internazionali si consumano su complicate relazioni stratificate in piani sociali, economici e giuridici. Relazioni rese ancor più difficili per  le interferenze dei gruppi di pressione (lobby) nazionali e internazionali che non “hanno patria” ma solo fede nel loro profitto.

Il caso in questione non non fa eccezione. E’ stato gettato in pasto alla pubblica opinione del sensazionalismo per mascherare la vera natura del contendere. In gioco è la trattativa del più importante mercato mondiale. Quell’ipotesi di negoziato sul libero scambio Ue-Usa, approvato da parte europea al consiglio dei ministri del commercio del 13 giugno scorso. Per far fronte alla crisi economica, Usa e Ue hanno scelto la strada del bilateralismo, dopo anni di blocco del Doha Round alla Wto e il conseguente progressivo abbandono del multilateralismo nel commercio internazionale. La Commissione europea preme per rispondere positivamente alla proposta di Obama, affermando che aumentando gli scambi transatlantici ci sarà una spinta alla crescita: Bruxelles è arrivata addirittura a calcolare 545 euro in più l’anno per famiglia europea.

L’obiettivo sarebbe quello di fondare una “Nato del commercio” tra le due grandi potenze economiche (USA e UE), che concentrano il 40% degli scambi mondiali. Percentuale che si è già sensibilmente  ridotta per il sopravvento delle nuove potenze emergenti e che potrebbe ancor più assottigliarsi se non si intervenisse a sostenere la ripresa economica del vecchio e del nuovo continente.

Ancora una volta però all’interno della UE gli accordi sono difficili da prendersi. La Francia, ad esempio, sarebbe pronta a porre il veto sulla questione della cultura che, guarda caso, coinvolge il settore cinematografico al quale è particolarmente interessata l’amministrazione di Obama. Una apertura totale al mercato europeo sarebbe manna dal cielo per i produttori statunitensi. All’europa, invece interesserebbe lo sdoganamento dell’agroalimentare e, soprattutto,  la liberalizzazione degli investimenti oltre oceano. Gli accordi bilaterali dovrebbero perciò introdurre “norme in merito al libero trasferimento dei capitali, al trattamento giusto ed equo e all’assenza di condizioni discriminatorie nei confronti delle imprese dell’UE che investono negli USA. La protezione degli investimenti, incluse le misure in materia di risoluzione delle controversie tra investitori e stati della federazione statunitense, è già stata inserita nelle direttive di negoziato. Sono comprese altresì le pertinenti garanzie mirate ad evitare abusi del sistema e a salvaguardare l’autonomia di regolamentazione.”

 

Pausa di riflessione

Una pausa di riflessione sul trattato di libero scambio può rivelarsi molto utile. Troppi e diversi gli interessi diffusi e allora quale migliore occasione se non sfruttare le “rivelazioni” dell’ex 007 americano ora in giro per il mondo a cercare asilo politico?

 

 

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