FIPE, la ristorazione abusiva vale 5 miliardi

FIPE contro lo abusivismo_cibus

Campagna di sensibilizzazione contro l’abusivismo.

– Roma 11 novembre 2013 –

Il mercato della somministrazione abusiva di alimenti e bevande genera un volume d’affari a livello nazionale di 5 miliardi di euro.

È la stima del centro studi di Fipe, la federazione italiana pubblici esercizi aderente a Confcommercio – Imprese per l’Italia, realizzata in occasione della giornata di mobilitazione indetta dalla stessa confederazione a conclusione dell’iniziativa “Legalità mi piace!”.

«Da anni denunciamo il fenomeno della concorrenza sleale – annuncia il presidente di Fipe, Lino Stoppani – che oltre a danneggiare il settore crea un danno alle casse erariali in quanto gode di regimi di esenzione, anche totale, da imposte. Tra tutte le forme di abusivismo quello nel settore della somministrazione di cibi e bevande e dell’intrattenimento danzante è quello che maggiormente danneggia le imprese ed i loro dipendenti in quanto è troppo spesso coperto da leggi di esenzione e dalla compiacenza di chi dovrebbe vigilare. Per questo motivo, Fipe ha scelto come forma di mobilitazione quella di affiggere nei pubblici esercizi manifesti che denunciano un sistema perverso di attività abusive ed agevolazioni fiscali, peraltro vietate dalla Unione Europea in quanto si configurano come veri e propri aiuti di Stato».

La ristorazione effettuata in occasione di feste di partito e sagre, così come quella da parte di falsi agriturismi, circoli sportivi e culturali effettuata in regime di detassazione e decontribuzione fa mancare entrate allo Stato per circa due miliardi di euro.

Il valore maggiore del mercato abusivo della ristorazione viene realizzato dai bar e ristoranti dei 25 mila circoli sportivi e culturali per 2,7 miliardi di euro. Seguono a ruota i falsi agriturismi per un valore di 1,6 miliardi di euro. A queste cifre va aggiunto il mezzo miliardo di euro generato dalla ristorazione delle oltre 27 mila false sagre che ogni anno si svolgono nel nostro Paese.

«Ma il problema – prosegue Stoppani – non ha soltanto implicazioni economiche e commerciali, ma ha risvolti sulla convivenza civile se si considera che nei luoghi della movida si registra, come è stato rilevato da un’indagine Fipe-Censis, un’elevata disponibilità di alcolici, anche  a basso prezzo, dovuta essenzialmente all’attività di abusivi che è causa di problemi di sicurezza e di devianza sociale».

(Fipe)

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