Ai ripari… non certo dal sole estivo

 

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In vacanza ma poi cosa ci attende dopo la pausa estiva?

Manovre e, forse, anche il caos sociale come ha raccontato il servizio “cassandra” di Enrico Mentana su La7?   

di Lamberto Colla –

Parma, 20 Luglio  2014 –

Un piccolo segnale di responsabilità, le tre forze politiche principali del Paese, lo stanno offrendo. Forza Italia ha rinnovato il “patto” di appoggiare il percorso riformista del PD di Matteo Renzi e il Movimento 5 Stelle ha aperto un canale di dialogo con il Governo sulla riforma costituzionale. Non è cosa di poco conto se si pensa a quanto tempo è stato perduto in questi 20 anni trascorsi nell’immobilismo totale della politica dedita solo al Berlusconismo e all’antiberlusconismo. Ed oggi le conseguenze dolorose sono tangibili. Ma quel che è peggio è che si è innescato una dinamica, in stile domino, di negatività che sarà molto difficile arrestare.

– LA QUESTIONE ECONOMICA –

Lo stesso Ministro dell’economia e finanze Pier Carlo Padoan con i suoi “No comment” espressi in conferenza stampa, e in seguito aggiustati in Twitter, non possono certo far ben sperare. Soprattutto in relazione alla ipotesi di una nuova manovra correttiva che, si sa, non potrà andare a rastrellare che nelle solite tasche.

«I dati macroeconomici più recenti, se confermati, indicano un ritardo nel ritorno al meccanismo di una crescita sostenibile in Europa e altrove e ciò è vero anche per il nostro paese: i margini per l’azione del governo si faranno più stretti ma non per questo si indebolisce la prospettiva di medio termine indispensabile per quel salto di qualità di cui il paese ha bisogno tramite una decisa azione di riforme». Lo ha detto il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan intervenendo lo scorso 16 luglio  alla Camera. E con queste parole c’è da ritenere che una manovra non sia da fare anche alla luce delle pressioni provenienti dai ragionieri di Bruxelles, seppure tranquillizzati dal tweet “post no comment” della conferenza stampa?

– LA QUESTIONE DELLA FEDELTA’ –

E poi ci sono le conseguenze legate alla internazionalizzazione delle nostre più importanti imprese. Il PIL delle compagnie che  portano le sedi legali all’estero non potrà più essere conteggiato tra la produzione nazionale. FIAT-Chrysler ad esempio, secondo uno studio di R&S Mediobanca, inciderà negativamente sul PIL nazionale per un significativo quanto preoccupante -7%.

Non c’è da rallegrarsi nemmeno per la “conquista” di Gtech -ex Lottomatica- del colosso del gioco americano IGT. 4,7 miliardi è l’investimento del Gruppo Gtech  per procedere alla fusione con il leader mondiale dei casinò e aprirsi la strada nel mondo delle slot machine. Ma Gtech è una azienda italiana?  Intanto sarà delistata dalla Borsa Italiana e verrà introdotta nel listino di New York. “Ricalcando per certi versi, scrive Repubblica.it,  quanto sta avvenendo per Fiat e Chrysler, Gtech e la “preda” Igt confluiranno in una holding di nuova costituzione di diritto inglese; nel Regno Unito sarà fissata anche la residenza fiscale del gruppo.”

– LA QUESTIONE SOCIALE –

 Infine c’è la pressione dei disordini del nord africa, della Siria e dell’Ucraina a preoccupare, e non poco, la nostra instabile economia per quanto concerne l’approvvigionamento energetico (Gas dalla Libia e dalla Ucraina), il massivo flusso migratorio da Nord Africa e Siria e il conclamato pericolo di infiltrazioni Jihadiste dalla Libia come da rapporto dei nostri servizi segreti. Un’allarme ancora poco pubblicizzato almeno sino al servizio di Enrico Mentana di pochi giorni fa che ha definitivamente sdoganato quelli che erano i timori inespressi di un contagio italiano del caos sociale.

La stabilità libica è la nostra priorità. Lo è sempre stato sin dalla prima Repubblica e è rimasto tale sino all’intervento Franco Anglo Statunitense, inaugurato il 19 marzo 2011, senza il formale appoggio internazionale (giunto tardivamente) al fine di garantirsi la ricostruzione post bellica e soprattutto gli accordi petroliferi sino a allora in mano per lo più italiana. Un’altra prova di quanto fiducia ci sia da riporre sui nostri alleati. Probabilmente sono preoccupazioni fuori luogo ma credo che per l’Italia sia giunto il tempo di pensare a sé stessa e al proprio futuro. Con o senza i soliti “parenti serpenti”.

 

 

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