Milano, “prove” di sicurezza in vista di Expo 2015.

Tribunale di Milano - Foto di repertorio

Tribunale di Milano – Foto di repertorio

Un uomo qualunque compie una strage e scappa. Pazzo, stressato o uomo che viveva sopra le righe ma non c’è motivazione che tenga per giustificare quanto avvenuto al Tribunale di Milano giovedi mattina scorso.

di Lamberto Colla – Parma, 12 aprile 2015 –

E’ paradossale ma mentre Claudio Giardiello compiva i suoi gesti eroici in tutta libertà all’interno del Tribunale di Milano, in Prefettura era in corso una riunione per discutere di sicurezza in presenza del Ministro dell’Interni Angelino Alfano.

Certo che con l’inaugurazione dell’EXPO 2015  a meno di un mese e con l’ISIS a poche miglia dalle nostre coste, il Signor Claudio Giardiello, è riuscito a accendere tragicamente i fari sulle falle della sicurezza dei nostri obiettivi sensibili.

Quello che è accaduto al Tribunale di Milano sorprende ancor più se si pensa che da 12 anni “Striscia la Notizia”  documenta le falle nella sicurezza dei Tribunali italiani, Milano compreso. Servizi giornalisti ben documentati che pare non abbiano ottenuto la necessaria attenzione da chi è preposto alla sicurezza di uno dei Fori più importanti del Paese.

E’ stata necessaria l’impresa dell’uomo qualunque, il Claudio Giardiello, soffocato dalla crisi economica, a giudizio per bancarotta fraudolenta, armato di pistola vera e con due caricatori di scorta a svegliare l’opinione pubblica e fare cadere in disgrazia le famiglie delle 4 vittime, dirette o indirette, della lucida follia di un ex imprenditore.

Una persona qualunque, vestito della uniforme da professionista, è riuscita a entrare eludendo ogni controllo ben armato e, almeno da quanto hanno raccontato le cronache locali, a scorribandare all’interno del Tribunale per cercare le sue vittime e poi, mentre le teste di cuoio pensavano a come fare irruzione, ecco che  l’assassino non è più asserragliato al 7° o al 4° piano bensì fuori dall’edificio e, in sella al suo scuterone,  indirizzato verso il successivo obiettivo se non fosse stato finalmente intercettato presso Vimercate a 30 km dal luogo della strage.

Non un terrorista, dunque, ma una delle tante persone disperate, non un fanatico guerrafondaio addestrato nei campi dell’Isis, ma una cultura criminale acquisita solo dai telefilm polizieschi di cui era appassionato. Ebbene quest’uomo ha raggiunto il suo scopo, selezionando le sue vittime e colpendole a morte, tranne una persona colta da malore, ma avrebbe potuto essere una strage di ben altre proporzioni se l’agguato fosse stato preparato da professionisti del crimine, se invece di una beretta 7,65 fosse stato dotato di una mitraglietta o, ancor peggio, di bombe. Decine e decine sarebbero state le vittime accomunate nel tragico destino.

Prima che venga definitivamente e rapidamente sepolto l’episodio avremo da ascoltare le solite banalità dei  benpensanti, di coloro che   cercheranno di sminuire l’accaduto,  e  di altri che, come peraltro ha già dichiarato il giudice Gerardo Colombo,  sosterranno che è frutto del clima avverso ai giudici.

Altri ancora cercheranno di dipingere l’assassino armato dalla Stato usurante, tant’è che già nel pomeriggio di giovedì era stata aperta una comunità su Facebook “Claudio Giardiello Vittima dello stato  che, all’alba del  giorno successivo, contava già 232 fan.

MI_Claudio_Giardiello_FB_Vittima_dello_Stato_cibus

Tante ne sentiremo per addolcire la pillola ma, c’è da scommetterci, ben presto calerà il silenzio, non per pudore ma per opportunismo.

Fatto sta che la gravità di quanto è accaduto giovedi scorso al Tribunale di Milano non può passare sotto l’uscio.

I responsabili della sicurezza del Tribunale  dovranno essere perseguiti e la Sicurezza generale del nostro Paese dovrà essere rivista, meglio coordinata e soprattutto, accogliendo l’invito dell’arcivescovo di Milano, Cardinale Angelo Scola, a non lasciarsi coinvolgere da sterili polemiche  auspicando invece che ognuno faccia la sua parte per garantire la sicurezza “Ogni Istituzione, scrive l’Arcivescovo di Milano, a partire dalla Chiesa, faccia la propria parte per prevenire e contenere il male che acceca e uccide, per educare al bene comune e per garantire sicurezza ai cittadini.”

Il paradosso è che mentre l’uomo qualunque cercava le sue vittime, dentro e fuori il tribunale il Ministro dell’Interno, Angelino Alfano, era in Prefettura del capoluogo lombardo a discutere, guarda caso,  sulla sicurezza potendo così vivere sul campo il tasso di protezione garantito agli obiettivi sensibili.

Non voglio immaginare quanto possono essere esposti gli obiettivi meno sensibili.

Che nessuno si scandalizzi se ben presto saremo testimoni di una rincorsa a acquistare armi per la difesa personale.

E allora sarà veramente il far west!

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