Che ne è della Grecia? Sarà la Polonia il prossimo obiettivo della ferocia europea?

Miniera di sale nei pressi di Cracovia

Miniera di sale nei pressi di Cracovia

La deriva a destra della Polonia potrebbe costare cara al popolo di Karol Woytila. Intanto la Grecia sembra sparita sin dalla cartina geografica.

Se non fosse stato per l’Expo anche l’Italia sarebbe caduta nel totale oblio mass-mediatico.

di Lamberto Colla – Parma, 1 novembre 2015 –

La Grecia, da origine di tutti i mali (finanziari) del mondo a ameno luogo d’attrazione turistica come è sempre stato  nell’era moderna.

Se provate a digitare la parola “Grecia” all’interno della finestrella di ricerca di Google otterrete solo informazioni “turistiche”.

Del fallimento e delle preoccupazioni per il rischio di insolvenza che quotidianamente hanno riempito le pagine dei giornali di tutto il mondo, facendo perdere il sonno  obbligando i capi di Stato in interminabili  summit, non v’è più nulla. Bisogna avere la pazienza di scorrere la terza o quarta pagina del famoso motore di ricerca per trovare qualcosa che ricordi quei tragici momenti trascorsi dai cittadini figli di Enea.

Tranne appunto le tante informazioni turistiche e, purtroppo, gli aggiornamenti sulle miserie dei migranti che vanno ad arenarsi sulle coste, della bomba finanziaria greca non v’è più traccia.

Ottenuto l’obiettivo di domare i ribelli non esiste più alcun interesse mediatico.

E’ successo così per l’Italia di Berlusconi , massacrata per anni da infamanti attacchi mediatici e da declassamenti del rating. Il silenzio è calato solo dopo la deposizione del Berlusca.

Ora tutto è a posto e ogni intervento del premier di turno non scuote più le anime sagge di Bruxelles, anche quando Renzi ripropone  le misure che già furono contestate al re del biscione.

Meglio così, per carità, piuttosto che lo sputtanamento internazionale al quale ci avevano esposti con tutta la deriva finanziaria che ne è seguita.

Oder_river_WroclawCosì, finalmente sistemati gli italiani prima e i greci dopo, la UE avrebbe potuto dormire sonni tranquilli e invece ci si sono messi di mezzo anche i miti polacchi.

Con la vittoria della destra, di chiaro stampo nazionalista e antieuropeista, i piani dei potenti lobbisti, quelli che fan ballare le marionette di Bruxelles, Strasburgo e Francoforte, potrebbero venire intaccati e perciò  la Polonia potrebbe entrare nel mirino della sottomissione.

E’ pur vero che la resistenza degli euroburocrati sta scemando oppressi come sono dal carico di lavoro al quale, anche loro, non sembrano troppo abituati.

Ingolfati dai migranti che sbucano da ogni pertugio, schiacciati dalla pressione dell’accordo di libero scambio con gli USA (TTIP) che non si sblocca, l’isis che minaccia da sud e da est,   Putin che interviene senza chiedere permesso in Ucraina e in Siria, insomma l’Europa disunita non sa che pesci pigliare.

Ci mancava più che la nazione leader si andasse a ingabolare con un programmino elementare e dormiente adeguatamente collocato sotto i cofani delle auto.

E adesso chi pensa?

La Merkel per un po’ starà zitta nel timore che, dopo la Vokswagen, le portino in bella evidenza le problematiche delle sue banche locali e della sua DB (Deutsche Bank), tanto bella fuori, quanto brutta dentro. “Si vede dalla Luna, spiega Paolo Barnard,  il buco della Deutsche Bank, la banca più fallita del mondo: 70.000 miliardi di debiti”.

Se non fosse stato per l’interesse statunitense a fare esplodere il diesel-gate Volkswagen la Germania sarebbe ancora lì a dettar legge, a predicare bene e razzolare male.

Invece, la disobbedienza agli Stati Uniti nella gestione Greca e lo scampato rischio di un’alleanza Russa è stato uno dei motivi per alzare il sipario sul problemino tedesco, utile peraltro a fare ancora più pressione sull’accordo TTIP (Trattato di Libero Scambio Usa / Europa) che tanto a cuore sta ad Obama e che sogna di apporre la firma prima della scadenza del suo mandato presidenziale.

Intanto Ogm, cicale e insetti sono riusciti a farceli mangiare,  per cui i prossimi rospi che faranno ingoiare non saranno più così indigesti. Diverso invece il trattamento che potrebbe essere riservato agli amici polacchi; gli educatori di Bruxelles e del FMI potrebbero riaccendere la “pataccatrice” che così bene ha funzionato per gli italiani e i greci.

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