Ismea, nuovo calo dei prezzi agricoli a dicembre

Scalera di Parmigiano Reggiano

Scalera di Parmigiano Reggiano

#ismea #agromercati L’ultimo mese dell’anno conferma l’intonazione negativa dei mercati agricoli palesatasi a partire dall’autunno. Lo segnala l’Ismea sulla base dell’Indice dei prezzi agricoli all’origine, che si è portato nel mese di osservazione a 111,7 (2010=100) facendo registrare una flessione del 2% su novembre e del 2,5% su dicembre di un anno fa.

Roma, 22 gennaio 2016 –

A dicembre, i prezzi al consumo dei beni alimentari e delle bevande, alcolici inclusi, risultano – sulla scorta dei dati divulgati dall’Istat – in flessione dello 0,4% su base mensile e in aumento dell’1,1% su base annua, ossia rispetto al livello di dicembre dell’anno scorso, in lieve decelerazione rispetto al più 1,6% di novembre.

L’Indice “core” dell’Ismea – calcolato per evidenziare la tendenza di fondo dei prezzi agricoli, scorporando dall’indicatore i prodotti ortofrutticoli, più volatili e maggiormente influenzati da fattori stagionali – a dicembre si colloca a 111,0 (2010=100) a conferma di una dinamica mensile negativa (-1,8%), sebbene lievemente più attenuata rispetto a quanto evidenziato dall’indice complessivo. Il confronto su base annua segnala invece una tendenza deflativa più marcata di quella indicata dall’indice complessivo (-5,6% sul livello di dicembre 2014).

Nel comparto vegetale che fa segnare nel suo complesso un meno 2,6% sul mese precedente, pesano le significative flessioni degli ortaggi (-7,8%) condizionati dall’eccesso di offerta che le temperature insolitamente miti hanno riversato sui mercati.  Continuano ad arretrare anche i prezzi degli olii di oliva (-5,5%) in un contesto non favorevole neanche per i semi di soia (-0,9%) e per i cereali (-2,1%), che scontano i ribassi registrati sui mercati internazionali. Per i vini, le rilevazioni Ismea indicano una brusca battuta di arresto (-1,8%) dell’abbrivio positivo della nuova campagna. Frutta e colture industriali, con un incremento rispettivamente del 3,2% e del 3%, sono invece le uniche due voci in controtendenza rispetto all’andamento complessivamente negativo del comparto.

L’insieme della zootecnia chiude dicembre senza particolari novità rispetto all’andamento dell’intero 2015. La flessione dell’1,7% su base mensile riflette un’ulteriore discesa dei listini del bestiame vivo (-3,9%), solo in parte controbilanciata da una timida progressione dei lattiero caseari (0,5%).   Tra gli animali vivi si segnalano ancora una volta riduzioni significative a carico dei suini (-6,9%), avicoli (-5,2%) e conigli (-11,4%) a fronte della lieve ripresa che ha interessato i bovini (0,3%) e degli incrementi più significativi per gli ovi-caprini (+4,5%). Flettono lievemente su base mensile anche le uova (-0,2%). 

Su base annua, l’indice elaborato dall’Ismea arretra del 2,5%, con flessioni più marcate per l’aggregato zootecnico (-3,5%) e più attenuate per il comparto delle coltivazioni vegetali (-1,7%). In quest’ultimo ambito produttivo, flettono, rispetto a dicembre 2014, i prezzi degli olii di oliva (-22,6%), dei cereali (-9,3%) e, in misura inferiore, della frutta (-3,5%) e dei vini (-1,6%).  Solo per gli ortaggi, le coltivazione industriali e i semi di soia il confronto annuale risulta positivo, con un più rispettivamente del 14,8%, del 5,9%, e dello 0,3%. 

Nell’aggregato zootecnico, la dinamica tendenziale fa registrare una riduzione del 3,2% per il bestiame vivo, del 2,3% per i lattiero caseari, e del 15,9% per le uova. 

In media d’anno, in linea con le variazioni acquisite divulgate con i dati di novembre,  i prezzi agricoli del 2015 relativi alla prima fase di scambio risultano complessivamente in aumento dell’1,5% rispetto al livello del 2014,  mentre sulla scorta dell’Indice core la tendenza si conferma deflativa (-3,7%).

(Ismea 22 gennaio 2016)

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