Votare informati. SI o NO?

Microsoft Word - articolo.docxMeglio votare informati. Un invito a leggere le modifiche comparate del testo della costituzione. Sul quesito referendario qualche dubbio viene.

di Lamberto Colla Parma 9 ottobre 2016
Il 4 dicembre finalmente si andrà a votare e saremo chiamati a mettere una crocetta su un SI o un NO che, a quanto si legge e ascolta nelle ultime settimane, sarà determinante per la ripresa economica dell’Italia.

Un’Italia la cui economia mostra evidenti segnali di agonia più che di convalescenza, al punto che la Corte dei Conti ha dichiarato troppo ottimistiche le aspettative di crescita del PIL, +1%, per il 2017.

Un tema molto sentito dagli italiani al punto da indurre Matteo Renzi a modificare la strategia di comunicare questa lunghissima campagna referendaria, già iniziata lo scorso febbraio, spostandola dal piano personale (Se vince il NO me ne vado) a quello economico, sostenendo che la vittoria del SI rilancerà l’economia del nostro Paese.

E siccome personalmente non riesco a immaginare questa diretta connessione tra ripresa economica e modifica della Costituzione, mi sono tornato a rileggere il testo per vedere se qualcosa mi fosse sfuggito (E’ possibile scaricare il testo della Camera in formato pdf dal link “Allegati”).

Indubbiamente, con l’adozione del nuovo testo, le procedure legislative verrebbero enormemente alleggerite. Alla Camera dei Deputati (sempre più “governativa” grazie al premo di maggioranza destinato alla lista che supera il 40%. “Italicum”) e al Presidente della Camera stessa vengono orientati nuovi poteri. Sarà infatti il Presidente della Camera a assumere ad interim le veci del Presidente della Repubblica in caso di sua impossibilità (attualmente è il presidente del Senato la seconda carica dello Stato). Lo stato di guerra sarà deliberato dalla sola Camera dei Deputati e la fiducia o sfiducia del Governo passerà al vaglio  esclusivamente dalla Camera dei Deputati, solo per raccogliere qualche esempio. Nella nuova proposta viene enormemente ridotta la facilità di proporre leggi di iniziativa popolare. Infatti, se attualmente occorrono 50mila firme per proporre alla discussione parlamentare un testo di legge, dopo la modifica costituzionale il numero di firme triplicherà passando da 50 a 150mila.

Non riesco invece a trovare, nel nuovo testo, giustificazione forte al “risparmio”, salvo nella riduzione dei costi del Senato (ridotto a 95 elementi non eletti) e nella abrogazione del CNEL, organismo costituzionale nato come organo consultivo del Parlamento per quanto riguarda l’economia e il lavoro, il cui costo, molto probabilmente sarebbe stato ancora sostenibile dallo Stato (meno di 20 milioni all’anno, mentre alle Province “abrogate” nel 2015 è andato ben 1 miliardo).

Una considerazione finale sul quesito referendario:

pare esso stesso  uno spot promozionale a favore del SI ove si richiami l’attenzione a temi molto sentiti dal popolo:  “La riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni”,  mentre la croce sul SI non è solo questo ma molto altro.

Leggere, pensare e poi votare!

referendum-quesito-4dicembre2016

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