“Angeli” in carne e ossa in lotta contro una “sfiga” disumana.

20170120-vvff-farindola3Una sequenza lunghissima di circostanze straordinarie tutte concentrate in un territorio ristretto e in un arco di tempo quasi contemporaneo, hanno generato una tragedia  che apparterrebbe più al genere letterario e cinematografico piuttosto che  alla dura e pura realtà.

di Lamberto Colla Parma 29 gennaio 2017

Lo scenario nel quale maturerà la tragedia di “Rigopiano”, l’Hotel dei Vip che poco dopo le 16,00 del 19 gennaio è stato travolto da una valanga di tali dimensioni e forza da farlo ruotare e spostare di 10 metri   (100.000 tonnellate di massa nevosa arricchita di alberi raccolti sul percorso) , è quella del terremoto del centr’Italia che, dalla notte precedente si è risvegliato scaricando altra energia dando luogo , in rapida sequenza, a 4 scosse di magnitudo attorno a 5 gradi.

Ma non è tutto.

Una straordinaria precipitazione nevosa sta imperversando in zona e i diversi piani neve non sembrano essere in grado di contrastare l’evento e così il manto nevoso cresce a vista d’occhio, le frazioni marginali cominciano a essere isolate, un gigantesco albero si abbatte su un imponente traliccio dell’alta tensione e  nel giro di pochi giorni sono  decine le frazioni isolate , al buio e con scarse, se non addirittura nulle,  possibilità di comunicazione. Nel frattempo la centrale operativa di Pescara e la macchina dei soccorsi è posta sotto pressione da un altro evento straordinario, l’esondazione del fiume Pescara avvenuta il giorno precedente (18 gennaio).

Intanto al “Rigopiano” la neve cresce e rende impraticabile la strada.  La maggior parte degli ospiti vorrebbe andarsene spaventati dalle 4 scosse di terremoto e dalla neve che sta “soffocando” ogni cosa. Ma la “turbina” della Provincia è in riparazione e l’altra, quella dell’ANAS, è a venti chilometri intenta a aprire altre vie di comunicazione stradale.

20170119-vvff-FarindolaE così accade la tragedia, quella che nessuno si attendeva e che è difficile da credere e riscontrare causa le condizioni meteo, le vie e canali di comunicazione interrotti e le emergenze sisma, esondazione e precipitazione nevosa senza precedenti che incombono sull’apparato di smistamento dei soccorsi.  Il caso volle che persino il direttore dell’albergo, casualmente fuori servizio e quindi non nella struttura, involontariamente depistò la sala operativa con quel “mo’ chattato con l’albergo” (di fatto era un’ora prima, quindi pochi minuti prima della slavina)  alimentando l’ipotesi del  falso allarme, lanciato dai tantissimi cretini e mitomani che in queste tragiche crescono come i funghi. 

Purtroppo non è così e quando un volontario “crede” alle parole del cuoco, miracolosamente salvo perché momentaneamente fuori dall’albergo a cercare medicinale sull’auto, la squadra di soccorso non può fare nulla. Il buio e la tempesta non consentono agli elicotteri di alzarsi in volo e così,  due eroici fondisti, con le pelli di foca sotto gli sci, partono alla volta dell’Hotel che raggiungeranno 6 ore dopo e otto dopo l’evento.

Da quel momento il mondo viene a conoscenza  dei 20, 30 40 (i numeri erano incerti) sepolti vivi nella “scatola ruotata” dell’Hotel dal quale non uscivano rumori, tantomeno voci.

Si inizia a scavare con i badili e con le mani senza riferimenti precisi perchè l’albergo era sepolto e perdipiù spostato e ruotato quindi non più allineato alla cartina in mano ai soccorritori. Nel frattempo riesce a arrivare la prima colonna di soccorsi, anch’essa in ritardo, in quanto, la turbina (quella che faceva da apripista alla colonna) è rimasta senza carburante durante il percorso verso l’Hotel.

Finalmente una nuvola di “Angeli”, di “Eroi”, di professionisti altamente qualificati, riesce a fare qualche buco nella struttura e, ostinatamente, a mettere in salvo 11 persone, le prime a distanza di ben 44 ore dall’ora “X”.

Di questi 5-6 giorni di lavoro eroico abbiamo avuto una cronaca intensa, emozionante e tragicamente drammatica, dove l’Italia intera ha fatto il “tifo” e si è commossa per questi ragazzi che sono andati oltre l’umano, rischiando la loro vita per salvare quella di altri (la scossa sismica era sempre in agguato e avrebbe potuto fare muovere ancor più la struttura che sarebbe diventata una tomba anche per i soccorritori che vi si erano calati dentro).

Ma si sa, gli eroi fanno paura al potere, e così l’”intellighenzia” della macchina preventiva e di soccorso, sentitasi un po’ troppo messa in disparte, ha pensato bene di fare una profezia tanto “malefica” quanto inopportuna, giusto per alimetare ancora un po’ di tensione e paura. Grandi Rischi annuncia che la “Diga di Campotosto a rischio effetto Vajont” aggiungendo, per dare ancor maggior vigore alla informativa,  che la nuova faglia sismica si era aperta proprio sotto la diga e avrebbe  potuto generato un sisma di magnitudo 7°,  quindi oltre 30 volte più forte di quello del 24 agosto.

Qualcuno ancora sano di mente e con un residuo di pudore deve avere capito dell’inopportunità della comunicazione e così,  poco dopo, il presidente di “Grandi Rischi” ha ritratta sostenendo che “il pericolo non è imminente”.

Ma l’anatema ormai è lanciato e di lì a poco un Elisoccorso del 118, partito da Penne  alla volta di una operazione di  recupero di un infortunato sulle piste da sci, sfidando le difficili condizioni climatiche del Gran Sasso, si schianta contro un parete rocciosa e altre sei vittime si aggiungono al conto di questi giorni. Due dei componenti di quell’equipaggio si eran da poco avvicendati tra gli “Angeli eroici” impegnati nelle operazioni di soccorso estremo di “Rigopiano”, dove ancora si scavava con mani e badile.

Se non è Sfiga questa!

Di responsabilità ne verranno accertate ma, oggettivamente, in quelle condizioni difficile che non potessero accadere errori.

Quello che invece risulta difficile credere è che la macchina dei soccorsi sia stata tracciata da due grandi e coraggiosi fondisti. Possibile che nemmeno una motoslitta o un gatto delle nevi fosse disponibile per raggiungere, molto più rapidamente, il luogo della slavina?

Per quanto eccezionale possa essere stato l’evento atmosferico, la zona è pur sempre a alta tradizione sciistica (30 i km di pista) e benché non siano le Dolomiti, la struttura e le attrezzature e i piani di intervento di emergenza avrebbero dovuto, almeno a logica, condividere molte cose.

Al momento non resta che pregare per gli scomparsi e ringraziare e ammirare quei grandi e anonimi uomini che hanno concluso dei salvataggi nelle condizioni più estreme che potessero casualmente combinarsi, riuscendo a far rinascere 11 persone delle quali 4 bimbi .

Commentare invece gli sciacallaggi politici e il comportamento di “Grandi Rischi” è impossibile perché si rischierebbe la galera.

Con un mega e fortunatamente sdoganato “Ma Vaffa”, esprimo il mio sentimento “pubblico” verso costoro e credo di essere allineato ai pensieri della maggior parte di voi, almeno di quelli che non credono più alle favole belle.

(Foto e Video VV.FF. : http://www.vigilfuoco.tv/news/category/abruzzo )

  20170120-vvff-farindola2

Torna su