Inganno perenne!

Dalla favoletta del debito pubblico all’alienazione di Equitalia, per non parlare della ripresa economica. Quando il popolo italiano si sveglierà e alzerà la testa dagli smartphone per reclamare i sacrosanti diritti?

di Lamberto Colla Parma 28 maggio 2017

Il predecessore di Gentiloni si era accattivato le simpatie degli italiani per la sua irruente e giovanile dinamicità, per una certa dose di guasconeria e per le tante promesse che sembrava potessero riequilibrare la percezione crescente di ingiustizia sociale, peraltro confermata recentemente dai dati istat.

Il popolo vessato, tartassato e sempre più povero e depresso fu investito finalmente da un’aria nuova, ben diversa dalla funerea aria di era montiana.

Una delle frasi magiche del giovane Renzi che incantò più di altre fu: “eliminare Equitalia”.

Un trionfo! Il simbolo per eccellenza di uno stato dittatoriale, ingiusto e arrogante sarebbe finalmente stato rimosso e il cittadino, soprattutto appartenente alle fasce più deboli, avrebbe potuto riacquisire dignità potendo tornare a dialogare  con lo Stato e non solo di subirlo.

In diverse circostanze gli italiani avevano  già dimostrato una grande maturità e perciò erano pronti a accettare l’idea che all’alienazione di Equitalia sarebbe succeduto un altro organismo di riscossione.

E infatti, dal primo luglio 2017, in forza della legge 227/2016 inizierà a operare l’«Agenzia delle Entrate-Riscossione» che, ahimè, potrà contare di poteri rafforzati rispetto alla famigerata,  temuta e soppressa Equitalia.

A differenza di Equitalia, infatti, nella citata legge, è previsto che il suo sostituto possa accedere direttamente all’anagrafe tributaria, alle banche dati dell’Inps e ai nostri conti correnti. Una svolta epocale. Fino ad oggi questa possibilità era destinata soltanto all’Agenzia delle Entrate (accertamento tributario) mentre l’Ente tenuto alla riscossione, Equitalia, non ne aveva diritto. Ne consegue che il processo subirà una brusca accelerazione e se a questo sommiamo il fatto che ormai le procedure esecutive per i debiti tributari sono svolte senza il controllo di un giudice, trascorsi 60 giorni dall’avviso di accertamento – leggi cartella esattoriale – la nuova “Agenzia” potrà ordinare alla banca di versare la somma, presumibilmente dovuta, direttamente al nuovo Ente. Se poi la somma non fosse corretta o addirittura inesistente, allora il contribuente potrà liberamente e semplicemente fare causa all’Erario dimostrando di aver subito un danno.

Semplice vero?

Ma non è tutto, la nuova “aspiradenaro” in dotazione allo Stato potrà, in forza della recente manovrina –  DL 50/2017 -, entro 30 giorni iscrivere ipoteca sugli immobili (è salva la prima casa) del debitore anche per quelli di valore inferiore ai 120.000€, in precedenza esclusi.

Il primo luglio è molto vicino e la “pacchia”, così come il sogno di uno Stato equo, è definitivamente tramontata.

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