Houston abbiamo un problema!

Se non ci fosse stato Trump il G7 di Taormina sarebbe stato uguale a tutti i precedenti con le solite melense comunicazioni finali. Invece…

di Lamberto Colla Parma 4 giugno 2017

Nell’incantevole, romantica e super blindata Taormina è andata in scena l’ennesima efficace provocazione trumpiana.

Da navigato uomo d’affari il presidente statunitense ha inteso andare subito al sodo, al nucleo dei problemi:

  1. il problema del surplus commerciale con esplicito riferimento a quello della Germania in particolare;
  2. gli impegni degli alleati nel sostegno economico della NATO, quindi della difesa comune.
  3. l’accordo di Parigi sul clima che l’amministrazione Trump intende rinegoziare e perciò si ritira.

Insomma Trump ha voluto confermare anche in questo frangente di voler mantenere le promesse elettorali (qui in Italia sembra una cosa assurda!) e riequilibrare i rapporti, anche economici, tra USA e i suoi alleati.

Di fatto è quello che un vero statista farebbe a difesa degli interessi del proprio Paese, che ha la responsabilità di  governare, qualora si avverasse uno squilibrio ingiustificato e tale da produrre danni al proprio popolo.

Le critiche ovviamente sono cadute a catinelle e nessun commentatore ha il avuto il coraggio di evidenziare gli aspetti fondamentali che stanno alla base della trumpata consumata a Taormina.

Soffermiamoci per un attimo solo sulla questione del surplus commerciale.

La Germania non solo ha problemi verso gli USA ma ne ha uno grave, anzi molto grave, verso l’UE violando una procedura europea vincolante,, che ha la propria base giuridica nell’insieme di sei regolamenti, noto come “Six Pack”, varato nel 2011 per reagire alla crisi economica. Il tetto massimo di surplus consentito è del 6% mentre quello tedesco è del 9%. Attenzione che questa posizione dominante della Germania è il risultato di politiche economiche europee che hanno, in tempo di crisi, consentito alla moneta europea di svalutarsi, consentendo maggiori esportazioni e favorendo in primie la Germania, che per prima aveva fatto riforme di politiche del lavoro abbattendo i salari grazie al massiccio ingresso di lavoratori stranieri.

E’ ovvio quindi che la Cancelliera Merkel fosse risentita dalla presa di posizione di Trump e la sua replica non si è fatta attendere. Dal palco elettorale, qualche ora dopo la chiusura del lavori del G7,  ha lanciato la sfida dichiarando che “E’ ora che l’Europa prenda il suo destino nelle sue mani”.

Bene, si potrebbe anche convenire, ma prima sarebbe opportuno, che la trazione motrice dell’europa, da “posteriore” passasse a “integrale” e l’Italia, imitando Trump, innanzitutto chiedesse di sanzionare la Germania, ma anche l’Olanda e la Danimarca, che secondo i dati Eurostat violano il limite di surplus commerciale, e poi affrontasse i partner del condominio “Europa” per rinegoziare i trattati.

Ben venga che la Germania sia la locomotiva d’europa, ma questo non può essere a scapito degli altri condomini.

In sintesi, il commercio internazionale deve essere libero, ma equilibrato. Non ci possono essere Paesi che accumulano in continuazione ed altri che si indebitano senza fine.

E’ giunto il momento di cambiare la “Portinaia del Condominio Europa”. Dopo l’austerity imposta alla Grecia, ora si sta comperando tutti gli aeroporti ellenici proprio prima delle vacanze estive (leggi il sole 24 ore del 31 maggio 2017). Non vorremmo mai che la prossima estate i tedeschi venissero a comprarsi anche i nostri.

Forza Presidente Mattarella, faccia rialzare il capo ai suoi primi ministri. Il momento è arrivato e Trump, seppure involontariamente, ci ha lanciato un assist da sfruttare subito interrompendo per un attimo la perenne campagna elettorale per riportare al centro gli interessi della nazione e non solo delle lobby economiche e politiche.

(Foto Presidenza del Consiglio – T Barchielli)

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