Parmigiano Reggiano: come rafforzare la tutela e risultare  competitivi sui mercati internazionali

Innovazione, burocrazia, tutela e cultura sono i temi principali da affrontare per rafforzare la capacità competitiva del settore soprattutto all’estero. Ma per affrontare i mercati internazionali occorre avere le dimensioni adatte e le risorse necessarie.

da sinistra: Mattei, Ghiggini, Capone e Maramotti

di Virgilio, Reggio Emilia 9 Giugno 2017. “Dare valore al prodotto per dare valore al lavoro” è il motto che ha guidato l’UGL a organizzare la tavola rotonda reggiana chiamata a esprimersi sulle prospettive del Re dei formaggi tra tutela e sviluppo competitivo sui mercati.

Per UGL, secondo Paolo Mattei segretario generale dell’agroalimentare, è attraverso il confronto con tutti gli attori della filiera che può trovarsi la sintesi che conduca al comune beneficio. “Come UGL, sottolinea Mattei, non vogliamo più essere un sindacato di contrapposizione, ma attraverso il confronto trovare un comune senso del valore e del lavoro”.

All’incontro infatti hanno aderito le rappresentanze degli agricoltori, della cooperazione, dell’industria di trasformazione e della distribuzione e ognuno ha portato sul tavolo i fattori di debolezza che dovrebbero essere affrontati con il contributo attivo anche della politica.

A Pierluigi Ghiggini il compito di moderare il dibattito e di tessere la tela con le diverse posizioni sollecitate dai dati esposti da Fabio del Bravo (Ismea). “Grosso modo, sottolinea il dirigente dell’istituto di ricerca, il Parmigiano Reggiano rappresenta un terzo dei formaggi DOP, 1/3 dell’esportazione” e produce valore per oltre 1 miliardo di euro che insieme al valore all’indotto lo colloca tra i principali settori economici della economia nazionale. “Sembra banale, prosegue Del Bravo, ma negli ultimi 4 anni il Parmigiano Reggiano è riuscito a gestire l’offerta” portando i prezzi a stabilizzarsi e trovando nuovi sbocchi commerciali all’estero.

Maramotti, Del Bravo e Deserti

Riccardo Deserti, direttore del Consorzio del Parmigiano Reggiano, rivendica il successo frutto del lavoro impostato nel triennio precedente. Attraverso l’obbligo di confezionamento in zona d’origine è stato riportato valore all’interno del territorio di produzione e altro valore si è aggiunto grazie all’espansione dell’export.  In merito alla possibilità di una collaborazione commerciale con il Grana Padano, il direttore non ha dubbi nell’affermare che non produrrebbe effetti positivi al “Parmigiano” traendone invece vantaggi il “Padano”. Assuero Zampini, direttore della federazione reggiana della Coldiretti, ha puntato l’indice sul CETA (accordo commerciale tra Ue e Canada) che di fatto apre un mercato di 500 milioni di persone contro i soli 36 milioni di canadesi. Sollecita una maggiore attenzione alla tutela del prodotto che è anche “fattore d’integrazione sociale” contando circa 3.000 addetti d’origine extracomunitaria. Il direttore coldiretti conclude invocando una produzione OGM Free che è certo potrebbe portare altri consistenti vantaggi commerciali.

Calzolari, Guidetti e Zampini

Claudio Guidetti, amministratore unico di Mulino Alimentare spa, uno dei maggiori player del comparto, pone l’accento sul fattore educativo del consumatore in collaborazione con la catena distributiva. Ed è stato proprio in Canada che Mulino Alimentare, in collaborazione con il Consorzio di Tutela, è riuscito nell’intento di portare nelle case dei canadesi la conoscenza del “Parmigiano” attraverso la conquista del World Guinness Record con l’apertura contemporanea di migliaia di forme riuscendo perciò a conquistare ampi spazi nelle cronache televisive, al punto tale che nel giro di poche ore tutto il quantitativo allocato nei negozi è andato “Sold Out”. Un’operazione che ha avuto come effetto un importante accordo commerciale con la più importante catena distributiva del nord america ma ha anche  portato i vertice di Loblaw a riconsiderare il prezzo finale per allargare la base di acquisto del prodotto. In conclusione Guidetti sollecita a guardare all’agricoltura non come fattoria da visitare alla domenica ma come elemento dignitoso dell’economia nazionale e invita la politica a abbattere le barriere burocratiche “per metterci nelle condizioni di essere maggiormente competitivi”, è la conclusione dell’industriale.

Gianpiero Calzolari, presidente di Granarolo, ha portato all’attenzione della platea l’esperienza fatta nel comparto del latte che, per diverse ragioni, ha visto contrarsi sensibilmente i consumi di anno in anno. In sintesi è solo grazie all’innovazione che si può affrontare la crisi. Granarolo ha perciò innovato il paniere cercando di produrre qualsiasi cosa dal latte, riuscendo in tal modo a incrementare il fatturato nonostante la contrazione dei consumi di latte. Riguardo all’estero il manager sottolinea come sia indispensabile affrontarlo ben attrezzati, con una adeguata dimensione aziendale, una solida organizzazione, approfondite conoscenze e competenze coerenti per i mercati da affrontare oltre a una buona dotazione di risorse.

Guido Zama, direttore regionale di Confagricoltura, sottolinea la necessità di ridurre la burocrazia e soprattutto di fare ordine nelle norme e regolamenti che si intrecciano e spesso confliggono ai vari livelli istituzionali. L’agroalimentare italiano deve innovare per mantenersi competitivo.

On. Marco Carra

Marco Carra (PD), membro della commissione agricoltura della Camera dei Deputati,  confessa la quasi impossibilità della politica a abbattere le barriere burocratiche mentre sottolinea come la continuità del governo abbia, in questi quattro anni, portato a qualche interessante risultato, come a esempio la riduzione di circa un miliardo di imposte che gravavano sull’agricoltura, l’importante provvedimento in merito all’etichettatura,  piuttosto che il tema del credito.

Ha concluso i lavori Francesco Paolo Capone, segretario Generale UGL, dichiarando tutta la soddisfazione per la riuscita della tavola rotonda e si augura che si possa trovare “una sintesi tra Capitale e Lavoro” per una migliore partecipazione del lavoratore nell’impresa dove presta l’opera.

Al dibattito hanno portato anche il loro contributo Natalia Maramotti, Assessora al commercio e attività produttive del Comune di Reggio Emilia e Stefano Bolis direttore di BPM.

Del Bravo, Deserti e Zama

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