Assalto all’arma bianca

Ormai siamo alla fase finale. lancia in resta e assalto frontale al crociato.

di Lamberto Colla Parma 11 giugno 2017

Siamo al contatto fisico, diretto uno contro uno, armati di coltelli per godere dell’effetto della sopraffazione e guardare il nemico che si accascia sotto i propri fendenti è l’ultima, in ordine di tempo, tattica di guerra proposta dai soldati del sedicente califfato.

Nel corso evolutivo della guerra portata ai “crociati” sul loro terreno, abbiamo visto sempre meno kamikaze e sempre più “lupi solitari” che usano armi e esplosivi low cost per  provocare terrore, alimentare angoscia e insicurezza.

In un breve lasso di tempo, si è passati dalle cinture esplosive agli zainetti con le cooker bomb (bombe realizzate con prodotti acquistabili in un qualsiasi supermercato), dai kalashnikov, facilmente reperibili a “buon mercato” in qualsiasi paese, ai micidiali “camion” lanciati sulla folla.

Un’evoluzione della strategia del terrore che prevede comunque un minimo di organizzazione, di competenze e quindi di apprendimento e/o addestramento con il rischio di venire intercettati ancor prima dell’entrata in azione.

Ecco quindi inaugurata l’ultima tattica di guerra, quella apparentemente meno distruttiva ma più penetrante e imprevedibile.

L’assalto all’arma bianca.

Un coltello e tanto odio verso “gli infedeli” fanno del lupo solitario il terrorista della porta a fianco. L’insospettabile, radicalizzato o meno, che può decidere in qualsiasi momento di abbattere il nemico. Che sia l’uomo d’affari, il poliziotto, la casalinga o il turista, l’importante è colpire in zone note affinché l’assalto possa essere mediaticamente interessante e non confuso con qualche regolamento di conti tra malavitosi comuni.

E’ la guerra di prima linea. Quella che vede i nemici affrontarsi nel corpo a corpo armati di odio e della sola baionetta con l’unica sostanziale differenza che ognuno di noi è un “utile bersaglio mobile” per la causa dell’Isis che può essere colpito alle spalle inconsapevole di avere dei nemici.

Eccoci quindi all’assalto finale.

I migliaia di addestrati foreign fighters, liberi di muoversi nell’area Schengen, potranno andare a organizzare le cellule locali e soprattutto a reclutare giovani più o meno disadattati e pronti a vendere l’anima al califfo.

Come è stato per l’italo marocchino componente del trio che ha assaltato gli infedeli sul London Bridge.

Era un adolescente normale, un bel ragazzo, intelligente e vivace, cresciuto in una famiglia che gli voleva bene, poi a un certo punto la trasformazione. Gli occhi si intristiscono, i capelli si accorciano e la barba incolta comincia a cancellare gli ultimi tratti di quel bel viso di adolescente per trasformarlo in un giovane che odia il prossimo.

Youssef Zaghba, 22 anni, risultava iscritto all’Aire, l’Anagrafe italiana dei residenti all’estero, del Comune di Valsamoggia (Bologna) è il prototipo della capacità persuasiva dei predicatori dell’odio, capaci di trasformare un giovane normale in una bomba terroristica invisibile, insospettabile e perciò ancor più insidiosa..

Quanti Youssef dovremo incontrare prima di dichiarare apertamente lo stato di guerra e sotterrare la demagogia imperante ?

Youssef prima

Youssef Dopo

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