Anche questa è globalizzazione

E se quanto accaduto a Londra negli ultimi tre mesi fosse accaduto a Roma o Milano? Tre attentati e un incendio dalle dimensioni inimmaginabili costato la vita a decine, forse centinaia di persone.

di Lamberto Colla Parma 18 giugno 2017 – 

Le immagini di Londra hanno richiamato dalla memoria l’attacco alle torri gemelle di quel fatidico 11 settembre che segnò l’inizio di una nuova era di terrore mondiale.

La cosa che ha sorpreso è stata però la rapidità di propagazione delle fiamme in quasi tutto l’edificio londinese. Raccontano che nel giro di 6 minuti il grattacielo si si accese come una torcia di stracci e alcool illuminando una ennesima note da incubo londinese.

Le twin tower vennero minate nella struttura dal gran calore sprigionato dalla massa di carburante che si incendiò nell’impatto degli aerei ma le fiamme rimasero concentrate nella parte dell’impatto.

A Londra invece no. Tutto l’edificio prese fuoco in un batter d’occhio.

La causa? Nella recente ristrutturazione  (ben 10 milioni di sterline) venne impiegato alluminio e polistirolo per rivestire tutto il grattacielo e, come sanno persino i bambini, la plastica è altamente infiammabile.

Intrappolati come topi i condomini agitavano luci dei telefonini nel tentativo di farsi notare nel rispetto delle norme dettate dal piano di sicurezza in caso di incendio: restare chiusi in casa e attendere i soccorsi.

Soccorsi che, per quanto tempestivi, sembra che in 6 minuti i vigili del fuoco riuscirono a intervenire, non furono nelle condizioni di superare quella infernale barriera di fuoco che avvolgeva tutti i lati dell’edificio e 23 dei 27 piani di cui era composto.

Nel condominio “multietnico” hanno perso la vita mussulmani, cristiani, bianchi e neri, giovani e anziani, europei e londinesi, africani e asiatici, tutti rispettosi delle norme e tutti accumulati dal medesimo tragico destino guidato dalla mano invisibile della globalizzazione che tutto tende a ricondurre verso il basso e a cancellare le eccellenze.

Negli ultimi due anni furono almeno 10 le petizioni, firmate da centinaia di condomini, che segnalavano le inefficienze e la pericolosità dell’edificio in caso di incendio ma mai prese in considerazione dalla proprietà (l’amministrazione di Londra).

Nella civilissima Londra, portata a esempio per la capacità d’accoglienza, invidiata dai nostri intellettualoidi da strapazzo che la citavano per essere la metropoli multietnica per eccellenza, è bastato il cortocircuito di una presa di un frigorifero per fare alzare il coperchio sulla capitale europea e le feroci contraddizioni con cui è minata, così come lo sono peraltro tutte le grandi metropoli mondiali.

Penso a come avrebbe reagito la stampa e la politica internazionale se nel corso di pochi mesi, Milano o Roma, la città fosse stata oggetto di tre attacchi terroristici e di un incendio delle proporzioni di quello di Londra.

Gli alleati avrebbero chiuso i confini per tutto ciò che fosse tricolore, dalle persone ai prodotti alimentari, avrebbero obbligato i loro cittadini a non recarsi nel Bel Paese perché insicuro e la finanza internazionale, quella che da Londra ha intossicato il mondo con i prodotti derivati accendendo la crisi mondiale, avrebbe affossato la nostra economia spingendo lo spread a valori berlusconiani, ben superiore a 600 punti.

Ma su Londra non si può.

E così, tutti a accettare le dichiarazioni della  vispa Theresa che promette una commissione di inchiesta che accerterà cause e responsabilità.

Ma non crediate che arriverà a conclusione, le commissioni d’inchiesta, a Roma come a Londra, sono il miglior strumento  d’insabbiamento. Il tempo, come la sabbia del deserto, cancellerà rabbia e farà dimenticare.

Anche questa è globalizzazione! Peccato che a diffondersi siano solo gli esempi negativi.

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