Froneri, chiesto l’apertura del tavolo di crisi.

Froneri, chiesto l’apertura del tavolo di crisi. La nuova tegola caduta sull’occupazione parmense.

E’ stato chiesta l’apertura di un tavolo di crisi regionale a seguito della decisione di licenziamento del personale della Froneri. Rimangiate dall’azienda le rassicurazioni di fine luglio.

di Virgilio Parma 28 settembre 2017 –

Dapprima fu “Tanara”, la pionieristica impresa di gelati che osò sfidare, con successo,  colossi  come Alemagna, Motta e Algida. Nel 1976 divenne Italgel, poi Nestlé e infine, dallo scorso anno, Froneri, il colosso dei surgelati nato dalla collaborazione paritetica tra Nestlé e la britannica R&R, specialista del gelato.

Un gruppo da circa 2,45 miliardi di euro presente in 20 Paesi con 15.000 dipendenti che, obiettivamente, lasciava ben sperare per un futuro glorioso come glorioso è stato il passato di questa azienda che seppe inventare il “Concertino” e il “Tartufo” e che diede vita al prestigioso marchio “Antica Gelateria del Corso”.

Invece, a meno di un anno dal lancio del nuovo colosso dei gelati e surgelati, Froneri ha deciso di chiudere lo stabilimento di Parma lasciando a casa ben 180 dipendenti e 70 stagionali.

Un fulmine a ciel sereno, ha squarciato il cielo di Parma quando 48 ore fa è stato dato l’annuncio dei licenziamenti, in perfetto stile padronale.

Una decisione che ha colto di sorpresa anche i sindacati, che solo a fine luglio scorso avevano ricevuto la rassicurazione (scritta) che smentiva categoricamente l’ipotesi di chiusura, e lo stesso Sindaco Federico Pizzarotti che nell’occasione aveva ricevuto medesime rassicurazioni.

“È la prima volta che nel nostro territorio un’impresa si comporta senza alcun rispetto per le relazioni industriali e attuando comportamenti palesemente disonesti e ingannevoli.” E’ questo il commento di FAI, FLAI e UILA le tre sigle sindacali che hanno ricevuto mandato, dai dipendenti in stato di agitazione, “di intraprendere intraprendere ogni iniziativa utile ad ottenere l’annullamento della procedura di licenziamento collettivo e un vero confronto a 360 gradi che scongiuri la chiusura per evitare la perdita di così tanti posti di lavoro e l’impoverimento del tessuto industriale di Parma”.

Nel frattempo è stato chiesta l’apertura di un tavolo di crisi in Regione mentre lo stato di agitazione proseguirà con il volantinaggio in centro Città previsto per sabato 30 settembre e il 6 ottobre un corteo di tutti i lavoratori di settore si concluderà davanti alla Prefettura.

 

 

 

 

 

 

 

 

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