Il rigurgito delle autonomie.

Altare della Patria

E Brexit fu. Se un risultato positivo si poteva riconoscere all’Europa Unita è la “pace” che si è instaurata nel vecchio continente.  Le sopite spinte indipendentiste potrebbero invece riprendere forza, minando l’Europa e addirittura gli stessi Stati.

di Lamberto Colla Parma 08 ottobre 2017

Finalmente dopo due guerre mondiali sembrava che gli uomini avessero imparato la lezione dando vita a tutta una sequenza di accordi comuni che diedero, infine, vita all’Unione Europea. Vincitori e vinti tutti insieme per ricostruire e costruire un nuovo sistema economico e sociale fondato sui pilastri della solidarietà.

Anche quei conflitti interni ad alcuni Stati, che sembravano irrisolvibili, dall’IRA all’ETA, si sono sedati e le fazioni armate hanno deposto le armi accettando di negoziare i loro specifici interessi, attraverso la dialettica politica.

Era il 28 luglio 2005 quando l’IRA, (Irish Republican Army) l’Armata repubblicana  irlandese, decise di abbandonare la lotta armata contro il governo della Gran Bretagna ordinando a tutti i suoi militanti di non svolgere più alcuna azione violenta e armata per perseguire i propri fini.

Nel 2011 l’Eta ha dichiarato il cessate il fuoco e da quel momento non ci sono più state azioni terroristiche. Dall’aprile del 2017 inoltre, in una lettera diffusa dalla BBC, l’ETA ha dichiarato il completo disarmo sottolineando comunque che  il processo di disarmo è ancora in corso e può essere ancora compromesso dai nemici della pace”.

E il problema sta proprio qui.

I fatti di Catalogna, dove si è tentato di votare il referendum per ottenere l’indipendenza dallo Stato spagnolo, associati a un più esteso malcontento tra i popoli europei, possono aver rianimato i diversi sentimenti autonomisti o indipendentisti, minando, questa volta in maniera irreversibile, gli instabili equilibri da poco ottenuti.

Tant’è che, a seguito della Brexit, è stata la volta della Scozia a manifestare la volontà di sganciarsi da sua maestà la Regina per aggregarsi, questa volta  all’UE.

Anche l’Italia non vuole sottrarsi alla moda dell’autonomia. I cittadini di Lombardia e Veneto andranno alle urne, il prossimo 22 ottobre, chiamati a esprimersi sulla possibilità di realizzare un accordo con lo Stato allo scopo di chiedere maggiori poteri in un modo previsto dalla Costituzione italiana. Pochi giorni fa, infine, l’Assemblea Legislativa dell’Emilia Romagna ha votato affinché il Presidente Stefano Bonaccini abbia pieni poteri per negoziare con lo Stato Centrale una maggiore autonomia regionale.

Il rischio è che il voto in Lombardia e Veneto possa tornare a dare forza ai movimenti autonomisti e indipendentisti del nord Italia.

Insomma, l’unione dell’Europa è sempre meno vissuto come un fattore di forza bensì come elemento di di debolezza, soprattutto per le regioni a maggior tasso di ricchezza (vedi Catalogna, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna).

Ora, se una falla dovesse aprirsi, l’UE si dissolverebbe come la neve al sole. E’ giunto perciò il momento che la politica riprenda le redini degli Stati e dell’UE pensionando l’esercito di UEmanoidi, i freddi e asettici burocrati che hanno preso pieni poteri condizionando fortemente le politiche dei paesi membri, riuscendo nell’impresa, quasi impossibile, di allontanare i popoli dall’UE. Quell’unione tanto desiderata e finalmente festeggiata con l’introduzione definitiva della moneta unica, il capodanno dell’Euro  l‘1gennaio 2002. L’euro scetticismo in quel momento si era sopito sovrastato dalle speranze di miglioramenti.

L’indebolimento politico della Merkel a seguito delle recenti elezioni tedesche, potrebbe aprire spazi per riprendere una conduzione collettiva e politica dell’UE, magari ripristinando anche gli antichi valori che furono i fondamenti originali e dove l’Italia e la Francia potrebbero tornare ad assumere un ruolo di maggior peso sulle questioni del “sud europa” e sulla stabilità politica del mediterraneo.

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