Tanta fatica per nulla.

Mai una gioia! Anche la nazionale di calcio ci ha traditi. Il web si scatena con l’ironia ignorando una nazionale che non si è mai fatta amare.

di Lamberto Colla Parma 19 novembre 2017

Tanta fatica per nulla. Anni e anni per imparare l’inno di Mameli e ora, quando finalmente dopo 71 anni di provvisorietà, il “Canto degli Italiani” è stato nobilitato a Inno Ufficiale, gli Azzurri del calcio non potranno sfoggiare le loro doti canore sotto i riflettori mondiali di Russia.

Una qualificazione mancata che alla fine non è stata una sorpresa, almeno a giudicare dalla reazione composta del pubblico “social”. Al contrario, dalle testate giornalistiche nazionali, qualcuno ha tentato di giustificare la sconfitta dell’andata con gli svedesi con una certa partigianità dell’arbitro mentre altri commentatori hanno voluto sottolineare la prestazione d’orgoglio della squadra, colpita da sfortuna negli ultimi 90 minuti del girone di qualificazione.

E non hanno intenerito e tantomeno commosso le lacrime di Buffon & C. di fine partite. Troppo evidente che fossero frutto di una delusione personale, per la mancata “gita” in terra cosacca e i suoi annessi e connessi di gratificazioni, economici e d’orgoglio,  piuttosto che per la delusione regalata ai propri tifosi.

A quel popolo che si riunisce sotto la stessa bandiera solo nelle occasioni dove gioca l’Italia, non resta che spegnere la lampadina dei sogni. Un popolo che ha la sola pretesa di ammirare  l’orgoglio, la dignità e la forza di tentare sino alla fine di superare l’avversario.

La vittoria può arrivare o meno, ma la grande soddisfazione viene comunque dalla prestazione coraggiosa degli uomini scesi in campo e dalla loro determinazione a onorare il tricolore e la maglia “azzurra”.

“Mai una gioia”. Quell’orgoglio e determinazione non sono emersi dalla nazionale che meritatamente resterà in panchina.

Una nazionale brutta, presuntuosa e anche poco elegante. Giocatori più intenti al loro look (spesso discutibile) e a non farsi male per non dover rinunciare alle ben più remunerative partite di club. Guidati da un CT più somigliante all’anziano, intento quotidianamente a commentare e criticare i lavori delle fognature, sotto casa, che a un condottiero capace di scatenare le energie dei ragazzi nelle poche ore che  ha a disposizione il team.

Perdere è concesso e i tifosi lo sanno. Ma perdere senza onore l’italiano non lo accetta.

Questi fortunati ragazzi non si rendono conto di quanto male hanno fatto a tanti italiani. Ai tanti che cercano di anestetizzare i propri dolori nei 90 minuti che la nazionale gioca. Pronti a riconoscere la sconfitta ma a esaltare i propri guerrieri per il coraggio e la forza dimostrata.

Quel coraggio e quella forza che molti  di noi non hanno più. Che tirano a campare solo per tentare di regalare un futuro o un momento di piacere ai propri figli o nipoti, sottraendolo a loro stessi.

Queste persone non hanno più nemmeno il traguardo dei mondiali di Russia, tanto gli azzurri non ci saranno.

E il web, questa volta, invece degli insulti si è divertito con la satira e l’ironia, gli irriducibili del calcio stanno già selezionando la nazionale per cui tifare tra quelle più simpatiche e meno dotate. Chissà che si porti fortuna a un’Islanda a caso.

Allora godiamoci di un po’ di cotanta fantasia e simpatia tutta italica.

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