Lattiero caseario: tra il 2012 e il 2016 acquisti di yogurt in crescita del 4%

C’è chi sale e chi scende. Come è cambiato l’orientamento del consumatore verso lo yogurt. Il rapporto Ismea ne analizza i dettagli.

Ismea novembre 2017 – In un contesto complessivamente caratterizzato da una tendenza flessiva della spesa alimentare che ha interessato in misura significativa soprattutto il settore lattiero caseario, il segmento dello yogurt fa registrare andamenti contrapposti.

In particolare, tra il 2012 e il 2016 lo yogurt ha evidenziato un aumento del 4% in termini di volumi acquistati, a fronte di una spesa sostanzialmente invariata (-0,2%), segnale di una flessione significativa dei prezzi dovuta all’agguerrita concorrenza tra i diversi brand immessi sul mercato (anche di provenienza estera) e all’intensa attività promozionale sugli scaffali della distribuzione moderna.

Dai dati Ismea – Nielsen Consumer Panel emerge che lo yogurt è il segmento che meglio ha retto alla crisi generale dei lattiero caseari, grazie soprattutto alle aziende produttrici che hanno cercato di adeguare l’offerta alle esigenze del consumatore sempre più focalizzato verso gli aspetti salutistici e più innovativi del prodotto.

Sono stati introdotti sul mercato prodotti adatti a tutte le occasioni, che vanno dalla colazione allo spuntino, dal sostituto del pranzo al dopo pasto come dessert, e differenti funzioni d’uso, come lo yogurt da bere anche in formato £tascabile” o lo yogurt colato da utilizzare come ingrediente.

Lo yogurt classico, nelle versioni intero e magro, è la tipologia che incide maggiormente sugli acquisti totali (per circa i 3/4 dei volumi). In particolare, sebbene lo yogurt intero sia acquistato da 8 famiglie su 10, il trend quinquennale evidenzia uno spostamento dei consumi verso il prodotto magro (+13% in quantità e +19% in valore tra il 2012 e il 2016),in linea con l’orientamento salutistico delle preferenze -non solo alimentari-degli italiani. In riferimento ai gusti, i consumatori sembrano prediligere quelli più nuovi (come stracciatella, caffè, vaniglia,ecc.) a scapito dei tradizionalialla frutta, grazie al compromesso raggiungibile in termini di salute e soddisfazione del palato.
Dopo il boom iniziale il probiotico ha, invece, registrato una progressiva disaffezione dei consumatori con una contrazione significativa degli acquisti (-24% in volume e -32% in valore tra il 2012 e il 2016).

Tra le altre tipologie, lo yogurt da bere ha evidenziato un aumento esponenziale nell’arco di cinque anni, quasi raddoppiando le quantità acquistate (+80%) con un incremento del giro d’affari del 60%. In crescita anche lo yogurt alla greca (+6% in volume solo nell’ultimo anno), seppure conuna diffusione ancora limitata tra le famiglie italiane e un grado di penetrazione inferiore al 5%.
(Ismea 20 novembre 2017)

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