Libertà di stampa, tra correttezza, rispetto e buon gusto

La tragedia di Rigopiano è tornata prepotentemente alla ribalta. Come spesso accade con le notizie dal fascino emozionante, la ridondanza esasperata deforma la verità e consolida nella pubblica opinione  una “condanna” ancor prima dell’avvio del processo.

di Lamberto Colla Parma 3 dicembre 2017

E’ quasi tutta la settimana che la vicenda di  Rigopiano è tornata prepotentemente alla ribalta, con esasperata ridondanza, soprattutto riguardo alle intercettazioni telefoniche di quei giorni terribili, che hanno tenuto l’Italia incollata ai televisori e si è commossa per il coraggio dei due sciatori che per primi hanno raggiunto il luogo dove avrebbe dovuto trovarsi l’Hotel dei VIP, totalmente sommerso di neve e ruotato di molti gradi sotto la spinta violenta della massa nevosa, ancor più appesantita dal materiale raccolto lungo la discesa.

Ma come intercettazioni telefoniche? Come è possibile che ancor prima che si consumasse la tragedia gli inquirenti fossero già autorizzati a raccogliere le intercettazioni telefoniche?

Allora è proprio vero che la tragedia era prevedibile! Prevedibile che 4 scosse di magnitudo 5 si sarebbero abbattute in rapida successione, come prevedibile era che si accumulassero tre metri di neve in poche ore, prevedibile infine era che una valanga di dimensioni enormi (100.000 tonnellate di massa nevosa arricchita di alberi raccolti sul percorso), dopo cinquant’anni, dovesse per forza scendere a valle sullo spazio “impunemente” occupato da decenni dall’hotel.

La combinazione fortunata (per i giornalisti), a dire il vero, è che quelle intercettazioni erano state disposte per precedenti indagini, ma  venute buone, per gli avvoltoi della  cronaca giudiziaria, per questa nuova. Due al prezzo di uno!

E i titoli d’effetto prendono possesso dell’informazione: “Allarmi ignorati, battute e risate” e “Rigopiano, risate un’ ora prima: c’ è la spa? Facciamo il bagno”.

Così, quei dialoghi telefonici tra operatori un po’ in confusione per quella sequenza di eventi assolutamente prevedibili, come lo era anche l’annunciata esondazione del fiume (avvenuta il giorno precedente – 18 gennaio ) che nelle stesse ore della bomba di neve stava allagando Pescara  (luogo del coordinamento dello stato di emergenza) e dintorni mettendo oltremodo sotto pressione tutta la macchina dei soccorsi, sono diventati, a distanza di quasi un anno, prove di colpevolezza e responsabilità.

Già perché era, ovviamente, prevedibile che le pochissime turbine e spazzaneve disponibili (una era in riparazione e un’altra è rimasta bloccata senza carburante lungo la strada che conduce a Rigopiano) furono prioritariamente dirottate a liberare le zone a più alta intensità di anziani e/o malati.

Chissà cosa si racconterebbe oggi se il coordinamento dell’emergenza avesse privilegiato la scelta di liberare la strada dell’Hotel dei VIP, quella SPA frequentata spesso dalla Barbara D’Urso e altri volti noti della Tv,   lasciando al loro destino i malati, gli anziani o i più deboli.

Probabilmente, quegli stessi operatori, sarebbero già al patibolo.

La “stampa” ha deciso che sono colpevoli e che a loro deve esser assegnata una responsabilità. Altre 23 persone hanno ricevuto l’avviso di garanzia (garanzia di che, se sono già colpevoli!), a partire dall’ex prefetto per arrivare ai miseri sindaci passando dagli operatori telefonici, tutti colpevoli. Il processo è già fatto, senza appello.

Vergogna! Con questo modo di fare informazione si mettono inutilmente alla gogna potenziali innocenti e non si contribuisce a fare chiarezza e giustizia, quella vera, anzi si alimentano speranze inutili ai familiari delle povere vittime.

Tutto questo fango inutile e gratuito per una manciata d’ascoltatori o di copie vendute o di “like” in più.

(Foto: Soccorritori di Modena per liberare strada a Comunanza Rigopiano)

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