Prevenzione, parole al vento.

Parole, parole, parole. Emilia colabrodo.  4 esondazioni in 3 anni, frane a go go e ponti chiusi. E pensare che è una delle zone più ricche del Paese e d’Europa.

di Lamberto Colla Parma 17 dicembre 2017

Parole, parole, parole.

Si fa presto a dire prevenzione. Si fa presto a promettere che verrà fatto un piano organico per prevenire gli effetti del dissesto idrogeologico.

Fatto sta che dopo ogni evento le promesse si sprecano ma di fatti neanche l’ombra.

Non è stato sufficiente che Bomporto e dintorni fosse andato sott’acqua nel 2014, l’anno seguente al terremoto, peraltro. Non è stato sufficiente che sempre nel 2014 a andare a fondo fosse un intero quartiere di Parma per l’esondazione del torrente Baganza e che solo per un bicchier d’acqua Colorno e la sua Reggia scamparono l’alluvione. Non è stato sufficiente che l’alluvione colpisse un anno dopo (2015) il territorio piacentino.

Niente da fare. Il 12 dicembre tre fiumi emiliani sono tornati a far parlare di loro. Il  primo a esondare è stato l’Enza a cavallo delle provincie di Parma e Reggio Emilia mettendo soqquadro soprattutto Lentigione, una frazione industriale dii Brescello, e da lì a poco è toccato al Parma esondare a Colorno e la dimora di campagna della duchessa di Parma questa volta non è stata risparmiata, così come l’ALMA, il tempio della cucina internazionale.

Ancora poche ore e a fare le bizze è stato il Secchia. Campogalliano e dintorni sono stati invasi dalle acque e molti animali son sono riusciti a mettersi in salvo.

Piogge che nelle stesse ore hanno compromesso la viabilità dell’appennino reggiano con non meno di 7 frane.

E che dire della transitabilità dei ponti?

Il Ponte Colorno-Casalmaggiore, che consente di collegare Parma alla lombardia è chiuso al transito e compromessa è anche la viabilità sul passaggio ferroviario.

L’altro ponte di collegamento tra le due regioni (Ragazzola) è. per un bel tratto, a senso unico alternato così come pure quello a Viadana.

Una situazione che ha ben fotografato il Consigliere Foti (FI) dichiarando che “Si rischia la secessione viaria”. 

No, tutto ciò non è bastato.

Gli emiliani devono solo rimboccarsi le maniche, sbadilare fango e anche tanta m…a, sapendo di essere comunque in buona compagnia. Val la pena infatti ricordare che nel centro Italia le popolazioni colpite dal terremoto stanno affrontando il secondo inverno fuori dalle casette promesse e quelle consegnate si scopre che non hanno le caratteristiche per affrontare i climi rigidi con i boiler che, se non si bloccano, esplodono.

Parole, parole, parole!

Lentigione (RE) il giorno dopo

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