Nuovo sgambetto UE al tricolore alimentare

La Ue agevola i prodotti Italian Sounding e vanifica il lavoro del Ministro Martina. L’origine dei prodotti primari non si dovrà applicare ia prodotti DOP e IGP ma nemmeno per i “Marchi”

di Lamberto Colla Parma 21 gennaio 2018 –

Povero Ministro Maurizio Martina, quasi un intero mandato per fare approvare le norme che regolano l’etichettatura dei prodotti con l’introduzione dell’obbligo di indicarne l’origine (pasta, riso, latte, formaggi e pomodoro) che già dal 2019 di questi decreti si potranno fare i coriandoli.

Non che il Ministro ignorasse il fatto che a Bruxelles si stesse lavorando a una misura comunitaria, tant’è che i decreti in questione integrano la data di scadenza proprio in ragione dell’entrata in vigore del regolamento comunitario.

Ma quello che Martina probabilmente ignorava erano le poche ma sostanziali modifiche che sarebbero state introdotte dai soliti UEmanoidi-.

Il testo della proposta di regolamento è attualmente sottoposto a una consultazione pubblica (rigorosamente solo in inglese!) che si chiuderà il prossimo primo febbraio, nel quale si evince che l’origine dell’ingrediente primario sarà obbligatorio indicarla se diversa da quella del prodotto finito. Ad esempio: un pacco di pasta lavorata in Italia dovrà indicare anche l’origine del grano, se questo proviene dal Canada o dalla Turchia. Stessa cosa per un prosciutto fatto in Italia con cosce suine tedesche. Così per tutti gli altri alimenti.

Apparentemente sembrerebbe che il testo sia molto ben imparentato con quelli emanati lo scorso anno dal dicastero dell’”Agricoltura” e invece la bozza di Bruxelles, che è in discussione, potrebbe risultare un ulteriore mezzo “facilitatore” per le imprese esperte in “Italian Sounding” .

L’obbligo, infatti, non varrà per le Dop e Igp ma soprattutto non si applicherà ai marchi registrati che, a parole o con segnali grafici, indicano già di per sé la provenienza del prodotto.

Sarà quindi sufficiente avere un marchio registrato con una bandiera tricolore o un richiamo al nostro Paese per essere esentati dall’obbligo di indicare l’origine dell’ingrediente principale.

A essere precisi, laddove il marchio suggerisca una origine dell’alimento che non coincide con il Paese  di sua ultima trasformazione sostanziale, essa deve venire precisata.

Ma precisata come? Dalla genericità più estrema fino al dettaglio locale:

– ‘UE’, ‘non-UE’ o ‘UE e non-UE’,

– macro-regione, che può abbracciare più Paesi, purché riconosciuta dal diritto pubblico internazionale’,

– Stato membro o Paese extra-UE,

– Regione o altro territorio, all’interno di uno Stato membro o Paese extra-UE, purché intesi con facilità dal consumatore medio.

In alternativa, sarà possibile dichiarare in etichetta che ‘l’origine dell’ingrediente (…) non coincide con l’origine del prodotto’, o altra dicitura di pari significato.

Cosa decideranno di scrivere in etichetta, dal 1 aprile 2019, i Big Food internazionali come ad esempio i titolari dei marchi “Prego” di Campbell’s, ‘Miracoli’ di Kraft Foods e ‘Dolmio’ di Mars?

Fatta la legge, trovato l’inganno!

(per restare informati – editoriali )

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