Quella strana benevolenza verso la Germania e i test con scimmie e umani

Il dieselgate si allarga e, per certi versi, assume un aspetto macabro condito da un tasso etico nullo ma, ciononostante, la stampa non alza i toni e le varie organizzazioni , anche quelle dedite alla salvaguardia dei diritti civili di “qualsiasi forma vivente”, tacciono.

di Lamberto Colla Parma 4 febbraio 2018 –

Lascia sconcertato l’assordante rumore del silenzio attorno a questa immorale appendice del dieselgate.

All’inizio, quando uscì la notizia che dei primati furono utilizzati per testare il grado di nocività dei gas di scarico delle autovetture, un cenno di indignazione e disappunto stava per esplodere. Infatti, oltre all’inumana costrizione di inalare gas di scarico, le scimmie, dalla natura vivace, venivano costrette a restare ferme per ore, e qualcuno arrivò a dichiarare.

“Le scimmie sono animali che hanno bisogno di muoversi molto e già costringerle a sedere davanti a uno schermo (per vedere dei cartoni animati – ndr) è tortura in sé”, spiega Klaus Kronaus, numero uno dell’associazione anti-cavie -. Il gas di scarico poi le espone a un problema di salute”.

Ma quando la notizia si arricchì della partecipazione ai test di cavie umane, forse per la concomitanza delle celebrazioni della giornata della “memoria”, tutti i toni si smorzarono.

“Test su gas di scarico su scimmie e cavie umane. Sospeso un top manager” e “Test su scimmie e cavie umane, lo scandalo che serviva a politici e case automobilistiche” sono i titoli più incisivi e “violenti” raccolti in rete e, analogamente, le testate televisive non sono andate oltre.

Ma cosa sarebbe esploso sulla stampa internazionale se una analoga vicenda si fosse verificata in Italia?

Il finimondo!

Tutti avrebbero detto la loro e avrebbero scritto  manuali di etica, chiesto le dimissioni dal Presidente della Repubblica all’usciere dei cancelli di “Mirafiori” e fiumi di benpensanti immacolati si sarebbero riversati nelle strade delle grandi e piccole città.

Accade in Germania e, oltre alle obbligate scuse, alle richieste di fare chiarezza piuttosto che all’indignazione universale per l’utilizzo di scimmie e cavie umane non si è andati e anche il mondo della finanza, sempre attenta alle speculazioni ha dato solo un cenno di disappunto facendo perdere al titolo borsistico di Volkswagen solo lo -0,1%.

E pensare che ce ne sarebbero di cose da dire e da ricordare a partire dagli anni ’70 quando, sempre in Germania,  vennero utilizzati cadaveri, alcuni anche di bambini, nei crash test.  “Non solo cadaveri, anche scimmie – conclude l’articolo di Nuviana Arrichiello su Corriere.it -: a quanto pare, la storia si è ripetuta. Già utilizzati per i test su cosmetici e medicinali, gli scimpanzé facevano da manichini sia come passeggeri, in caso di impatto frontale e laterale, sia come pedoni.”

Tutto ciò dovrebbe fare riflettere su molte cose. Sul perché di tanta omertà, sul perché il centro ricerche finanziato da Volkswagen, Daimler, BMW e Bosch venne chiuso nel 2016 (poco dopo lo scandalo del dieselgate). Forse per non far scoprire altre magagne connesse a test ben poco etici? Cosa si poteva scoprire indagando sui quaderni d’appunti del centro di ricerca, Secondo quanto riportato dal Bild,  i risultati dei test sull’impatto delle emanazioni dei motori diesel non “avrebbero mai dovuto essere resi noti” perché erano “troppo devastanti“. Jacob McDonald, il cui laboratorio era stato incaricato dall’EUGT – l’organo di ricerca finanziato dai quattro colossi tedeschi – ha riferito nell’agosto del 2016 che “mesi fa i responsabili di Volkswagen hanno criticato i risultati, perché non rispettavano quelle che erano le loro aspettative”.

Conclusioni

Tutti a fare le pulci su ogni starnuto italiano, ma sulla Germania non si può!

(per restare informati – editoriali )

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