Una “spy story” che sembra uscita da un romanzo di Ian Fleming.

Il caso della ex spia doppiogiochista russa, avvelenata con la figlia nei giorni scorsi a Londra, sembra uscita dalla fantasia di Ian Fleming, l’autore della fortunata serie di spionaggio, “007” (James Bond).

di Lamberto Colla Parma 18 marzo 2018 –

Dalla location, Londra, all’arma utilizzata, un agente Nervino, sembrano elementi scelti ad arte per attrarre l’interesse mediatico e orientare la presunta colpevolezza verso la Russia, tornata prepotentemente e inspiegabilmente alla ribalta come nazione nemica dell’occidente.

Così, USA e ovviamente Francia e Germania si schierano a favore di Sua Maestà la Regina Elisabetta sottolineando come “L’attacco del 4 marzo è il primo caso di uso offensivo di un agente nervino in Europa dalla seconda guerra mondiale, ed è un attacco alla sovranità del Regno Unito”.

La  prima cosa che salta all’occhio è la stranezza dell’arma utilizzata, per il cui impiego occorre la mano di personale altamente qualificato. Il secondo fatto strano è che Il micidiale agente “nervino”, nonostante la letale tossicità non sia riuscito nell’intento di uccidere l’ex agente KGB Sergei Skipral e la figlia Yulia, nella cui valigia sembra fosse stata nascosta la sostanza velenosa. Infine lascia perplessi che Russia abbia voluto lasciare una traccia così evidente del suo coinvolgimento. Ma altrettanto incredibile sarebbe credere in una così goffa messa in scena  da parte di qualche servizio occidentale allo scopo di mantenere accesa l’ostilità verso Putin, prossimo a essere rieletto.

Tutta una serie di  elementi che fanno propendere per la posizione sostenuta dallo scrittore e attivista politico Eduard Limonov in un’intervista all’ANSA nella quale sottolinea che “Il caso Skripal è una messa in scena. La Russia non avrebbe avuto nessun tornaconto ad ammazzarlo, anzi: se fosse stato davvero pericoloso, non lo avrebbero liberato per poi tentare di ammazzarlo. Col nervino si muore in pochi minuti mentre lui invece è ancora vivo”.

Comunque sia, il caso Skipral sta andando rovinosamente verso incomprensibili rotture diplomatiche, le ultime che dovrebbero interrompersi, anche in caso di conflitto.

Il fattore prudenza che avrebbe dovuto governare il caso sin dall’inizio, attivando ad esempio i corridoi diplomatici, non sia stato minimamente preso in considerazione, lasciando invece il campo alla comunicazione più avventata e orientata.

Al contrario invece, ecco che già a pochi giorni dal fatto avvenuto, emergere con sicurezza il coinvolgimento del “nemico” dell’occidente (La Russia non era più nella lista nera dal 1991) e senza rilasciare alcun documento che accerti la responsabilità russa, come ad esempio il tipo di agente nervino utilizzato e trovato sulla scena del crimine, il Regno Unito arriva addirittura a espellere 23 diplomatici. Una mossa che determinerà una reazione di pari violenza facendo arretrare il tempo all’epoca della cortina di ferro.

Nel frattempo il caso si sta ulteriormente allargando. Boris Berezovski, oligarca russo anti Putin, riparato da diversi anni in Gran Bretagna, è stato trovato morto nel suo appartamento lo scorso lunedi. Una coincidenza inquietante, seppure parrebbe di non doversi escludere l’ipotesi del suicidio per depressione, problemi economici e problemi cardiaci. Forse sarà così, ma certe coincidenze qualche dubbio lo pongono.

In conclusione, lo scacchiere internazionale rimane a altissima tensione. Mentre sembra raffreddarsi il fronte Coreano, quelli medio orientale e europeo, al contrario, trovano sempre nuovo carburante per essere alimentati.

Una domanda sorge spontanea: “a chi giova tutto ciò?” Non certamente all’Europa e alla sua unità sempre più lontana.

  

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