I NAS operano un Maxi sequestro di Parmigiano Reggiano nel mantovano

Carabinieri NAS, due persone denunciate per frode in commercio: il legale rappresentante e il casaro. Poste sotto sequestro 18.000 forme.

di Virgilio Parma, 21 Marzo 2018 – L’incursione dei Carabinieri NAS di Parma, affiancati dagli agenti vigilatori del Consorzio del Parmigiano Reggiano,  all’interno della latteria sociale Rocchetta ha permesso di scoperchiare una frode che, se consumata pienamente avrebbe potuto porre in seria difficoltà il mercato del principe dei formaggi.

Il Caseificio sociale La Rocchetta, il cui presidente Paolo Carra è anche presidente della Coldiretti Mantovana, aderisce al Consorzio Virgilio (oltre 70 aziende per circa 2000 allevatori) attraverso il quale  si presuppone avvenga la commercializzazione di tutta la produzione.

La singolarità della frode scoperta dai NAS si compone di due distinte fasi:

Una parte della  produzione mantovana (Suzzara) veniva etichettata con le fasce matricolari dell’impianto produttivo di sponda reggiana (Luzzara);

inoltre sono state rilevate forme prive della “Placca di Caseina” senza la quale il prodotto non potrebbe fregiarsi del titolo di Parmigiano Reggiano cosa che ha come effetto una maggiore produzione non autorizzata dal Consorzio di Tutela.

Nonostante il presidente Paolo Carra abbia cercato di minimizzare, come riportato da Reggio Report, l’episodio rischia di generare ricadute negative anche in seno al Consorzio del Parmigiano Reggiano, proprio nel momento in cui il Presidente Nicola Bertinelli sta tentando di  mettere a punto un sistema di contenimento della produzione. “È una mera questione amministrativa – sottolinea Paolo Carra come riportato da Reggio Report il 22 marzo scorso –  che non ha nulla a che vedere con la qualità e la salubrità che contraddistingue il nostro formaggio, prodotto con il latte delle aziende associate. Si tratta di un sequestro precauzionale e venerdì, come già comunicato ai Nas, faremo la richiesta di svincolo. Tra l’altro, il problema riguarda qualche centinaio di forme”.

Nelle scorse ore era infatti circolata voce che il consigliere Vanni Binacchi, di Luzzara (esponente di spicco della Coldiretti e associato alla Rocchetta), avesse rassegnato le dimissioni dal consiglio del Consorzio del Parmigiano Reggiano, poi  invece trasformate in autosospensione.

Il Comunicato stampa dei NAS

I militari del NAS di Parma, con gli agenti vigilatori del consorzio “formaggio parmigiano reggiano”, hanno effettuato delle ispezioni igienico sanitarie presso due unità produttive facenti capo alla medesima società agricola e site nelle province di Mantova e Reggio Emilia.

Durante degli accertamenti, gli operatori hanno constatato che presso lo stabilimento mantovano erano utilizzate delle fasce marchianti che risultavano essere state assegnate allo stabilimento della provincia di Reggio Emilia.

Le fasce marchianti, conferite dal consorzio del parmigiano reggiano, sono utilizzate per imprimere sulla superficie di ogni singola forma di formaggio la dicitura a puntini “parmigiano-reggiano”, nonché la matricola del caseificio produttore, l’annata e il mese di produzione.

Dette “fasce”, pertanto, sono uno strumento essenziale per la corretta identificazione dell’alimento e per la completa ricostruzione della sua tracciabilità.

Gli accertamenti eseguiti dai Carabinieri, quindi hanno permesso di appurare che a partire dal 1 gennaio 2018, tutte e sei le forme di parmigiano prodotte giornalmente dallo stabilimento mantovano riportavano fraudolentemente un identificativo numerico errato, in quanto relativo all’unità produttiva emiliana.

Un’ispezione più approfondita da parte degli operatori, inoltre ha permesso di verificare che la produzione complessiva della società agricola negli anni 2017 e 2018 era superiore rispetto alle quote assegnate dal consorzio.

Dette forme, infatti pur recando la marchiatura che le identificano come “parmigiano reggiano”, sono risultate mancanti delle prescritte placche di caseina che vengono per l’appunto distribuite dal consorzio in numero determinato in base alle quote assegnate.

L’assenza delle suddette placche, normalmente inserite sulla superficie piatta della forma al momento della produzione, comporta ai fini legali, l’impossibilità di fregiarsi della denominazione di “Parmigiano Reggiano”.

Per le violazioni sopra descritte il legale rappresentante del consorzio agricolo e il casaro della latteria mantovana sono stati denunciati all’Autorità Giudiziaria.

Nell’ambito degli accertamenti, i Carabinieri hanno sequestrato oltre 18.000 forme di formaggio, per un valore commerciale di circa 10 milioni di euro.

L’intervento del NAS unitamente al consorzio, in questo caso come negli altri, oltre a tutelare la salute pubblica, ha l’obiettivo di salvaguardare la genuinità di determinati alimenti famosi in tutto il mondo e assurti a sinonimo dell’eccellenza italiana.

 

 

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