Chiuso per lutto

Una tragedia senza fine. Il 2018 è iniziato male e sta proseguendo peggio. Le morti sul lavoro crescono e questi ultimi sono sono stati segnati, indistintamente da nord a sud, da troppi decessi sul lavoro.

di Lamberto Colla Parma 8 aprile 2018 –

La statistica sottolinea che sono 1,67 i decessi registrati quotidianamente da inizio d’anno, con un +11% rispetto lo scorso anno.

Ma dietro a questi sterili numeri ci sono le tragedie familiari dei cari che hanno perduto il loro babbo, fratello o sorella o addirittura due congiunti, come nel caso dei due fratelli deceduti, insieme a altri due operai, mentre facevano manutenzione in una azienda lombarda, la Lamina, peraltro ben nota per l’elevata attenzione alla sicurezza.

Con l’ultimo incidete mortale plurimo, due uomini “deceduti sul campo” (un terzo è in gravissime condizioni) a Crotone, travolti da un muro di cemento armato, al quale si aggiunge la morte del Vigile del Fuoco lombardo delle scorse ore, i primi 90 giorni del 2018 hanno già raccontato di oltre 150 morti bianche.

Un trend in crescita proporzionalmente con l’aumento del lavoro che rimane comunque inaccettabile e vuol significare che qualcosa è venuto a mancare, nelle normative, nelle conoscenze sui rischi da infortuni sul lavoro.

Nel terzo millennio non si può essere ancora testimoni di una simil mattanza.

Tre morti in Toscana, due a Livorno e uno ad Arezzo, uno in Emilia, poi ancora due a Catania e due nel giorno di Pasqua in Lombardia ai quali si è aggiunto il Vigile del Fuoco deceduto venerdi scorso (ben 20 da inizio d’anno) e infine i due di Crotone. Questa la macabra geografia degli ultimi 15 giorni.

Eppure nel nostro paese, stando al parere degli esperti, esiste una legge l’81/2008 “Testo unico sulla salute e sicurezza sul lavoro” sarebbe una “buona legge”. Ma, perché un “ma” esiste sempre, alla fine c’è la crisi che spinge gli ultrasessantenni a fare ancora lavori per i quali non sarebbero più idonei, o la sempre più spinta precarizzazione del lavoro che costringe sempre più lavoratori a “accettare” lavori con più alto tasso di rischio.

Infine, ma non da ultimo, la riduzione dei controlli, spesso determinati dalla necessità di contenere i costi della pubblica amministrazione.

Nonostante la “buona legge”, “Vita.it” richiama le “responsabilità” governative segnalando che, a dieci anni dalla introduzione del testo Unico,  sono ancora una ventina i provvedimenti da attuare e alcuni riguardano materie anche di grande rilievo. E nemmeno  l’introduzione del Jobs Act, che con i suoi decreti attuativi ha modificato direttamente e indirettamente  la normativa sulla sicurezza sul lavoro, non è riuscito ad affiancare obiettivi di semplificazione e razionalizzazione a quello di completamento del relativo quadro normativo.

Insomma, in Italia o si muore per mancanza di lavoro e qui si dovrebbe aprire il capitolo dei suicidi. o per eccesso di lavoro. 

E… se si ha la fortuna di non perire spesso si è nelle condizioni di soffrire per la precarizzazione e l’inadeguatezza dei salari al costo della vita.

I dati sugli infortuni

Secondo gli ultimi dati disponibili rilevati dall’Open Data INAIL, in Italia nel 2017 le denunce d’infortunio sul lavoro sono state 635.433 (a fronte delle 636.812 del 2016 con variazione rispetto al 2017 del -0,21%), ben 1.029 quelle relative ai casi con esito mortale (a fronte delle 1.018 del 2016 con una variazione rispetto al 2017 dell’1%) e 58.129 quelle riguardanti le malattie professionali (a fronte delle 60.347 del 2016 con una variazione rispetto al 2017 del -3,6%).

  

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