Battaglia navale. Il dramma siriano senza fine

15 navi russe nel mediterraneo orientale si fronteggeranno con le navi statunitensi e i sottomarini britannici fatti convergere in zona  per “farla pagare” a Assad.

La speranza che il “risiko” siriano si consumasse a tavolino si è vanificata questa notte poco dopo le 3,00, quando Trump e la May hanno dato l’annuncio dell’attacco. Manca la dichiarazione di Macron.

di Lamberto Colla Parma 14 aprile 2018 –

Un nuovo presunto attacco delle milizie governative di Assad con gas chimici ha scatenato le ire occidentali e la Russia alza le barriere difensive attorno al suo protetto.

La speranza che, oltre a pavoneggiarsi i “tre dell’Ave Maria” Trump, May e Macron, null’altro avrebbero ordito, si è vanificata stanotte quando, poco dopo le 3,00, Trump e poi la May annunciarono di avere dato ordine di attacco. 120 missili sono caduti sulla Sira su 3 centri “strategici” (un centro di ricerca chimico,  un deposito presumibilmente vuoto perché gli arsenali furono consegnati nel 2014 e un posto di comando) allo scopo di salvare la faccia, presumibilmente, ma esponendosi alle ritorsioni di Russia e Iran che hanno immediatamente annunciato che gli alleati non la passeranno liscia.

Appena ieri mattina avevo predisposto un editoriale “ottimista” sulla questione che stava surriscaldando e che avrebbe visto la luce di stampa domattina  che in forza delle novità è stato parzialmente bruciato.

A seguire il testo dell’editoriale sfumato ma ancora valido per il contributo di speranza che non può e non deve venir meno. In fondo il genere umano dovrebbe possedere intelligenza… o no?

 


Un nuovo presunto attacco delle milizie governative di Assad con gas chimici ha scatenato le ire occidentali e la Russia alza le barriere difensive attorno al suo protetto.

Macron, che a parte cercare un po’ di consenso internazionale, schierandosi sempre con la Merkel in Europa e con Trump nelle vicende globali, non si capisce bene cosa stia combinando, ha dichiarato di avere le prove di un attacco chimico sulla popolazione civile siriana. La May, la premier britannica “vorrei ma non posso essere la Thatcher”, alle prese con una onerosa e sempre più impopolare “Brexit”, sposta immediatamente i sottomarini nel teatro potenziale di guerra, in quel mediterraneo orientale dove Trump ha fatto convergere alcune navi da guerra.

Una reazione rapidissima degli alleati franco-britannici che però questa volta non ha ottenuto il sostegno tedesco di Angela Merkel, rallentando, forse, le decisioni interventiste scatenate da un “cinguettio” sibillino di Donald Trump che si dice pronto  alla guerra; “Potrebbe essere molto presto o non così presto!

Intanto in Italia si discute se mettere o meno a disposizione degli alleati le basi militari, in particolare quella di Sigonella. La solita pantomima italica che serve solo a far parare qualche opinionista e che inesorabilmente si conclude con una autorizzazione anche perché non si potrebbe fare diversamente.

Non ha perso tempo Putin a riferire che ogni missile americano sarà abbattuto e che se un attacco fosse giunto a destinazione avrebbe attaccato a sua volta l’origine del fuoco nemico.

Nel caos generale ci ricade anche la Turchia di Erdogan, recente alleata di Putin ma appartenente alla NATO e con una gran voglia di “finire” i curdi, potrebbe paradossalmente uscirne come il vero e proprio negoziatore tra Putin e Trump alla faccia di Macron e May.

E questa sarebbe la sola buona notizia della settimana che si sta concludendo!

Ma la questione centrale è che non c’è pietà per il popolo siriano, obbligato da  quasi 10 anni a vivere (si fa per dire) una guerra civile devastante, una diaspora in ogni dove del globo, che lascerà traumi e cicatrici per sempre al popolo che è stato la culla delle civiltà e oggi vittima dell’inciviltà globalizzata.

Traduzione post D.Trump

“Mai detto quando un attacco alla Siria avrebbe avuto luogo. Potrebbe essere molto presto o non così presto! In ogni caso, gli Stati Uniti, sotto la mia amministrazione, hanno fatto un ottimo lavoro nel liberare la regione dall’ISIS. Dov’è il nostro “Grazie America?””

(Foto di copertina: Teatro Romano di Palmira. Foto di Gianfranco Gazzetti – 2004 – Gruppo Archeologico Romano)

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