Due persone denunciate per maltrattamenti di animali

Rimini: due persone denunciate dai Carabinieri per uccisione e maltrattamento di animali con riferimento alla vicenda del lupo trovato appeso alla pensilina dell’autobus in comune di Coriano.

Il 14 maggio 2018, i militari del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale Carabinieri e del Gruppo Carabinieri Forestale di Rimini, a conclusione di complesse e articolate attività d’indagine hanno deferito in stato di libertà, in concorso tra loro, O.F. classe ’36 e R.L. classe ’75, per i reati di maltrattamento, cattura, uccisione e furto aggravato di un esemplare di lupo, specie animale particolarmente protetta. Le indagini, dirette dalla Procura della Repubblica di Rimini, hanno consentito di acquisire gravi e inconfutabili indizi di colpevolezza sul conto dei predetti, in relazione alla cattura, al maltrattamento e all’uccisione di un esemplare di lupo (Canis lupus) che nella mattinata del 4 novembre 2017 era stato rinvenuto dai militari del Comando Stazione Carabinieri Forestale di Rimini in località Ospedaletto del comune di Coriano, appeso alla pensilina della fermata dell’autobus nr. 913. In tale circostanza, i militari avevano constatato la presenza di una carcassa di lupo appeso per le zampe posteriori, mediante l’utilizzo di fil di ferro, alla citata pensilina. La carcassa dell’animale veniva inizialmente trasportata presso il Servizio Veterinario dell’AUSL di Rimini, ove veniva effettuata una prima ispezione, appurando che l’animale aveva il cranio completamente fracassato, presentava un buco che gli attraversava il muso ed era stato trafitto verosimilmente da un forcone sul petto e sulla pancia.

Venivano quindi acquisite dai militari della specialità forestale le registrazioni delle telecamere di alcuni sistemi di videosorveglianza presenti nella zona del ritrovamento, constatando la presenza di un furgone bianco, ripreso alle ore 04:00 circa del 4 novembre 2017 mentre effettuava una sosta di circa 40 secondi proprio di fronte alla fermata dell’autobus dove era stata abbandonata la carcassa dell’animale. Veniva quindi effettuato uno screening dei furgoni intestati a persone, ditte e aziende presenti nel comune di Coriano compatibili con quello ripreso dalle telecamere, riuscendo ad individuare un Volkswagen Transporter di colore bianco intestato ad un’azienda agricola ubicata nel citato comune.

L’Autorità Giudiziaria disponeva quindi l’effettuazione di una perquisizione locale presso la predetta azienda, nel corso della quale veniva rinvenuto e posto sotto sequestro il furgone in argomento, che tra l’altro presentava un’ammaccatura sul lato sinistro compatibile con un’analoga ammaccatura presente sulla fiancata sinistra del furgone ripreso dalle telecamere, risultando altresì dotato di uno sportello laterale scorrevole, circostanza compatibile con il fatto che dalla visione dei predetti filmati non si notava scendere nessuno dallo sportello lato guida, né tanto meno aprire il portellone posteriore, circostanza questa che induceva ad ipotizzare che la carcassa dell’animale fosse  stata prelevata dal furgone utilizzando lo sportello scorrevole laterale destro, di cui risultava dotato proprio il furgone Volkswagen Transporter in uso all’azienda agricola in argomento. In tale circostanza, gli operanti provvedevano anche ad effettuare dei minuziosi rilievi tecnici sul furgone, repertando numerose tracce ematiche e formazioni pilifere.

Per tali motivi, le attività d’indagine venivano indirizzate nei confronti del titolare dell’azienda e dei suoi collaboratori.

L’accertamento anatomopatologico e di laboratorio, finalizzato a stabilire la causa della morte del lupo, disposto dall’A.G. ed effettuato presso l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Forlì, consentiva di appurare che la morte dell’animale era dovuta fratture multiple della scatola cranica, con lacerazioni  ossee e disgregazione della materia cerebrale” procurate con un “corpo contundente pesante”; inoltre, gli esami sulla carcassa dell’animale hanno consentito di accertare la positività al “Brotifacoum”, un veleno topicida che verosimilmente ha stordito il lupo nelle fasi precedenti alla sua morte, facilitandone la cattura.

Veniva quindi disposta l’acquisizione dei tabulati di traffico telefonico dei due indagati, nonché l’effettuazione di intercettazioni telefoniche ed ambientali, operazioni che consentivano di raccogliere numerosi elementi utili alle indagini; in particolare, grazie a un attento studio dei tabulati telefonici, i militari riuscivano ad accertare che uno dei due indagati, dipendente dell’azienda agricola, alle ore 04:00 circa del 4 novembre 2017 aveva effettuato un tentativo di chiamata verso l’utenza in uso all’altro indagato,  padre del titolare dell’azienda, agganciando nella circostanza una cella il cui ponte risultava essere ubicato nel comune di Coriano, in un luogo compatibile con quello ove era stato rinvenuto l’animale appeso alla pensilina dell’autobus.

Un ulteriore indizio che rafforzava ancor più i sospetti degli inquirenti sul conto dei due indagati consisteva nel fatto che, a seguito della perquisizione effettuata presso l’azienda agricola, gli stessi smettevano di utilizzare le rispettive utenze cellulari, sostituendole con due nuovi numeri.

Un ulteriore e fondamentale riscontro alle ipotesi accusatorie degli inquirenti perveniva dall’esito degli accertamenti effettuati dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale – Sezione di Grosseto, ove veniva effettuato il confronto tra il profilo genetico estratto dalla carcassa del lupo e i reperti di natura biologica sequestrati nel corso dei rilievi tecnici effettuati sul furgone in uso all’azienda in argomento; tali verifiche di comparazione del DNA accertamenti, infatti, consentivano di accertare che il profilo genetico, ottenuto da alcuni campioni contenenti tracce di natura ematica rinvenute sul furgone sequestrato, corrispondeva a quello dei campioni estratti,  nel corso dell’esame autoptico effettuato presso l’istituto Zooprofilattico Sperimentale di Forlì,  dai tessuti dalla carcassa del lupo ucciso.

Si segnala infine che, in occasione della perquisizione effettuata presso l’azienda agricola,  i militari della specialità forestale hanno accertato  fatti, in relazione ai quali, sono state formulate le seguenti ulteriori ipotesi di reato: macellazione clandestina di animali, maltrattamento di animali (con riferimento alle modalità di uccisione degli ovini destinati al macello), abbandono di rifiuti da parte di soggetti titolari di impresa (con riferimento alle modalità di smaltimento del sangue e delle carcasse degli ovini macellati clandestinamente), detenzione illecita di animali pericolosi (un esemplare di cinghiale), abbandono di altri rifiuti. Per tali reati sono stati deferiti l’Amministratore   dell’Azienda O.M. classe ‘70 e O.F. classe ‘36 in quanto intestatario dello stabile adibito a stalla e macello. 

Video: https://youtu.be/a26YsHTjF7o

https://youtu.be/a26YsHTjF7o

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