Primi segnali dai padroni del mondo

La Germania può permettersi 6 mesi di tempo per comporre il nuovo governo senza che nessuno fiati, mentre l’Italia due mesi sono troppi soprattutto se son serviti a confezionare un Governo sgradito all’UE. Ecco i primi segnali di insofferenza.

di Lamberto Colla Parma 20 maggio 2018 –

Il popolo italiano ha votato ma non bisognerebbe tenerne conto. Questo sembra essere il messaggio proveniente dalla alte sfere europee e reinterpretato in Italia dalla sinistra appena sconfitta. Fin qui ci sta che il bruciore della sconfitta possa accendere la voglia di una opposizione dura sin sulle intenzioni. Meno auspicabile invece che il Presidente della Repubblica si vesta da censore e lasci intendere che possa bocciare  il compitino che i due giovani leder hanno concluso di confezionare venerdi scorso. .

Così, da un lato il Presidente della Repubblica  si rifà, peraltro sbagliando come ha ben evidenziato Antonio Socci su Libero.it, a Einaudi per attribuirsi la sua libertà di una scelta originale e diversa da quella uscita dalle urne, dall’altro i “padroni del mondo” che cominciano a lanciare i primi segnali di insofferenza facendo recapitare ben 4 procedure di infrazione. Proprio nei giorni di formazione probabile di un governo “populista” come dicono a Bruxelles, ecco che alla Corte Europea di Giustizia si svegliano e, come una bomba a orologeria, lanciano i primi 4 segnali per altrettante infrazioni:  il primo è per il costante superamento dei limiti di inquinamento da particolato Pm10 in diverse aree urbane; il secondo per la mancata trasmissione del programma nazionale per l’attuazione della politica di gestione del combustibile nucleare esaurito e dei rifiuti radioattivi; il terzo per il mancato recepimento della direttiva del 2012 sulle prescrizioni tecniche relative agli esami effettuati su tessuti e cellule umani (2012/39/Ue); e, infine, l’ultimo per la mancata o inefficace esecuzione nelle province di Brindisi e Taranto delle misure sul contenimento della «Xylella fastidiosa»

Un’abbondanza di segnali che si sommano al fuoco di sbarramento alzato dai giornali di regime che attribuivano all’operato di Maio e Salvini l’aumento dello spread a 150-160 (ancora molto basso rispetto al 600-650 dei tempi di Berlusconi), la perdita del -2,5% della Borsa e addirittura la risalita del prezzo del greggio britannico (BRENT).

Giusto per fare un po’ di chiarezza almeno su questi ultimi punti:

  1. lo spread è ancora in un alveo di oscillazione “naturale”;
  2. il cedimento della borsa registrato è stata la naturale conseguenza alla notizia del superamento della soglia di 2.300 miliardi di euro di debito pubblico (+17 miliardi sul mese precedente);
  3. la risalita del petrolio è un fatto naturale tant’è che da diversi mesi  sta tentando di risalire dopo il crollo a 40$ dai 120 che era. Un crollo che mise in ginocchio il Venezuela avendo un costo di estrazione altissimo, prossimo a 90$/bar. Il Brent è arrivato a 80$ e il WTI a 71$/barile. Purtroppo la benzina ha subito seguito il nuovo andamento, così come le nostre  originali accise.

La domanda legittima è quanto costeranno i carburanti quando il WTI tornerà a 120$/Barile come nel 2012-2013 o addirittura a 140$ come nel 2008?

Sulle quattro infrazioni contestate stendiamo un pietoso velo, mentre altrettanto non si può verso le affermazioni di Mattarella quando si paragona a Einaudi.

L’azzardo è stato ben spiegato da Antonio Socci di cui riporto una parte del suo articolo invitando a leggerlo per intero (clicca qui).

”Così Mattarella vorrebbe legittimare il singolare annuncio di un «governo neutrale» da lui stesso plasmato e così vuole pure rivendicare il potere di scelta del presidente del Consiglio e dei ministri. Ma davvero Einaudi nominò un presidente del consiglio (Pella) infischiandosene delle indicazioni del partito maggiore, la Dc, e del voto degli elettori? Nient’affatto. Anzi, Einaudi fece l’esatto contrario di quello che sta facendo Mattarella. Nelle elezioni del 1953 la Dc uscì vittoriosa, ma aveva dei problemi politici per formare una maggioranza di governo.

Einaudi dette comunque l’incarico al leader della Dc, De Gasperi, sebbene non avesse sulla carta il 51 per cento del Parlamento. Come scrive Gianni Baget Bozzo, «il nuovo governo De Gasperi si presentò alle Camere senza alcuna maggioranza precostituita» sperando di ricevere appoggi parlamentari «fuori di un’intesa generale».”

La prossima settimana dobbiamo esser pronti a tutto, anche che il Presidente Mattarella bocci il compito in classe di Salvini – Di Maio e decida per un Governo “alternativo”, sostenuto dagli UEmanoidi.

Non ci resta che attendere e sperare che la volontà della maggioranza venga rispettata, altrimenti altro che euroscetticismo, si passerebbe al euroidiosincrasia

(per restare sempre informati sugli editoriali)

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