L’azienda del futuro: un puzzle che perde per strada i suoi pezzi?

Le aziende nascono per realizzare prodotti o servizi e generare profitti. È la forza della loro mission indispensabile per garantirsi un futuro solido e duraturo necessario per finanziare la longevità imprenditoriale.

Il modello piramidale è lo schema di riferimento da sempre adottato dall’imprenditore per definire i livelli di relazione tra le persone e le funzioni esercitate dagli individui all’interno dell’impresa. Il presente è in continuo movimento complice l’urgenza di rispondere tempestivamente alle sollecitazione dei mercati che chiedono di appagare rapidamente i bisogni latenti dei clienti e, fattore conseguente, di incrementare i fatturati.

Queste sollecitazioni incontrano lungo la loro strada la responsabilità degli individui nel dare riscontro immediato alle singole istanze e avviare azioni-reazioni tangibili che abbiano impatto concreto nella realtà economica e produttiva. La complessità è il fattore che domina all’interno delle imprese sempre più ancorate a concentrare le proprie risorse sui fattori centrali di crescita eliminando le attività che non rientrano negli schemi strategici imbevuti di redditività. Gli scenari prospettati abilitano il pensiero a immaginare aziende indirizzate ad adottare schemi organizzativi orientati al decentramento logistico e produttivo avvalendosi di strutture esterne capaci di assolvere in tempi rapidi alle richieste provenienti dall’impresa. In futuro avremo aziende puzzle? Le prime forme di organizzazione del lavoro riportano il vivere “il senso compiuto della comunità” dove le persone collaboravano alla pari per raggiungere il fine comune. Il cambio di paradigma si è verificato quando la società è passata dalla cooperazione alla dominazione impiegando lo schema piramidale per rappresentare i differenti livelli sociali ed economici.

Con un lungo salto sul dorso del tempo si arriva agli anni ’90 dove il modello piramidale ha iniziato a mettere in evidenza i propri limiti e il management a decentrare alcune forme di attività rimaste da sempre concentrate all’interno dell’impresa. Il passaggio al terzo millennio ha ulteriormente intensificato l’azione del management verso ulteriori forme di esternalizzazione spinti dalla volontà di concentrare gli sforzi solo sulle attività ritenute ad elevata redditività.

La frammentazione iniziale a vantaggio di poche attività ha subito ultimamente una forte accelerazione che porta a considerare un futuro sempre più esposto a modelli organizzativi orientati al core business sostenuti da strutture esterne contrattualmente vincolate. In futuro, ci troveremo sottoposti alla luce di aziende a forma di puzzle dove ogni singolo pezzo è un servizio che dall’interno si sposta verso l’esterno svuotandole di identità e di contenuti. Nel mentre, la piramide ha già iniziato una lenta e inesorabile fase di decomposizione, impercettibile per molti, dove si intravedono due figure geometriche differenti e distanti tra loro: in alto, un piccolo triangolo che individua i ruoli manageriali e sotto un trapezio che identifica la struttura organizzativa dell’impresa. Al suo interno le singole divisioni ben rappresentate dai pezzi del puzzle, che di volta in volta si staccano dall’azienda per migrare all’esterno ed essere connessi con il manager di riferimento il cui compito è di verificare i costi da inserire ad inizio anno nel BP (Business Plan) e di controllo remoto delle prestazioni da erogare e completate. In futuro avremo un elevato livello di frammentazione dove le persone avranno notevoli difficoltà a identificarsi nel comune senso di agire per il venir meno dello spirito che li lega alle funzioni e alle relazioni di prossimità con i colleghi. Il turn over sarà elevatissimo e tutto sarà legato alle prestazioni esterne poste a contratto fortemente dipendenti dalle richieste provenienti dai mercati globali. Le aziende stanno perdendo e sempre più in futuro verrà a meno la loro identità, in nome del progresso tecnico ed economico. È il futuro che desideriamo?

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