Scandali d’oltralpe

Arles Valle del Rodano – Terme

Certamente quando si ha a che fare con scandali e grandi inchieste ci si chiede da che parte sta la verità e come sia possibile incappare in così grandi errori,

soprattutto se a commetterli sono portatori di interessi o Leaders assoluti. Fa riflettere perché ci riporta tutti ad una dimensione più attenta e comprendere quanto l’asticella vada sempre tenuta alta per salvaguardare la qualità e la reputazione di tutti gli operatori e soprattutto di Noi consumatori.

di L’Equilibrista Parma, 28 maggio 208 –   

Mesi fa è uscito su tutte le principali testate del settore uno scandalo di enormi dimensioni che ha interessato il gruppo francese Raphaël Michel, Azienda operante fin dal lontano 1899. Oggi abbiamo le idee più chiare perché confutate da prove e da sanzioni che sono arrivate come tegole a quanto pare.

L’allora presunta frode ha riguardato il colosso del mercato del vino sfuso francese, tanto che Giullaume Ryckwaert, direttore generale, è stato arrestato dalla polizia francese con l’accusa di avere acquistato un equivalente di 48 milioni di bottiglie di vino da tavola e rivendute poi con denominazione Rodano.

Solo per dare modo a Tutti, anche ai non addetti ai lavori di capire la portata della cosa, stiamo parlando di Côtes du Rhône e Châteauneuf du Pape. Ovviamente anche i più alti vertici dell’Azienda sono stati toccati, perché si parla di un giro d’affari di quasi 66 milioni di bottiglie e che rappresenta l’equivalente del vino sfuso che è poi quello di cui si andrà a parlare più tecnicamente.

La giustizia francese, ha realizzato un impianto accusatorio piuttosto elaborato ma obiettivo e basato su fatti, tanto che se fosse confermato in toto, potrebbe descrivere un danno di grandi dimensioni anche per le testate vitiviticole che esprimono giudizi di valore su prodotti, che poi sarebbero irrimediabilmente falsati. Gli investitori sono stati turbati da altre inchieste parallele che hanno visto protagonista Grands Vins de Gironde (GVG) la quale sembrerebbe accusata di aver etichettato vini diversi in modo fraudolento, quindi per capirci, vini da tavola francesi che sarebbero stati concepiti come Pays d’Oc IGP, oppure il caso dei vini Bordeaux venduti con indicazione di annata 2011 quando invece ci si riferiva al 2012.

Dalle colonne di Wine Spectator, osservatore privilegiato del vino nel Mondo, emerge che la frode sarebbe compresa fra Ottobre 2013 e marzo 2017 e che soprattutto sarebbero anche i piccoli Vigneron a pagarne un prezzo alto perché catene di distribuzione quali Carrefour e altre minori, avrebbero intanto sospeso i ritiri per capire chi avrebbe gestito il presunto malaffare accelerando le procedure preventive anche nel caso si fosse trattato di un grossolano errore.

Purtroppo tutte le prove ad oggi portano a pensare a qualcosa di premeditato tanto che Philippe Pellation, presidente del sindacato dei Vignerons di Côte du Rhône e di Côte du Rhône Villages, ha rivelato la preoccupazione e lo sdegno se arrivasse la conferma per quanto accaduto. La rete coinvolta tocca più di 3.000 coltivatori e 15 cooperative nel Rodano, Provenza e Languedoc solo in Francia, ma poi per comprendere come ormai tutto il Mondo sia strettamente connesso e legato indissolubilmente, anche Cile e parte de Sud America hanno fatto i conti con questa inchiesta planetaria. Numeri strabilianti che confermano un colosso vero e proprio che fattura circa 80 milioni di euro annui con una produzione stimata di circa 10 milioni di casse annue con crescite a due cifre stimate fra il 20% e 30% e tutto targato Giullaume Ryckweart.

Il giudice Caroline Baret ha dichiarato che l’investigazione ha riportato alla luce almeno 612.000 litri di vino per un equivalente di 68.000 casse coprendo un fatturato di circa 1.6 milioni di euro, ma numeri a parte, le preoccupazioni riguardano la reputazione e la futura gestione del brand sia per i piccoli agricoltori affiliati che per i cosiddetti Negociants, che in Francia soprattutto, sono una vera e propria istituzione. Il Pubblico Ministero Anne Kayanakis ha sottolineato come Eric Marin, ex direttore acquisti di Grand Vins De Gironde, sia colpevole di negligenza e parte di un meccanismo più complesso ed articolato che porta la situazione ad essere ai limiti della credibilità assoluta, parafrasando le sue parole.

I fatti portano al 2014, quando durante un controllo casuale e senza preavviso, emergeva che da un piccola cantina di proprietà di un Negociant francese Borie Manoux, ovvero un commerciante imbottigliatore, al quale era stato rilevato un ammanco non denunciato per 200,000 litri di vino da 159 vasche, proprio GVG aveva invece guadagnato la stessa somma in entrata facendo emergere quindi più di un sospetto. L’Agenzia anti frode francese (DGCCRF) a questo punto, già allertata, aveva rilevato infatti anomale ritappature e stranezze nell’uso delle etichettature soprattutto su Pays d’Oc IGP e sulle già citate vasche, rilevando due annate di Bordeaux in particolare che lasciavano aperte indubbie differenze. Incongruenze che ad oggi sembrano cadere come macigni perché ampiamente smascherati e condannati come vedremo.

Come rimarcato dal Pubblico Ministero Kayanakis, rimane confusa la deposizione che ha offerto il capo cantiniere Eric Marin perché sembra impossibile che una persona sola, possa gestire 180 referenze diverse in entrata, infatti basti solo pensare che nel 2014 sono state ricevute 20 milioni di litri e spedite 19,9 milioni certificando un movimento giornaliero di circa 18.000 casse.

”La dissonanza”, come rileva lo stesso Pubblico Ministero, “è indubbia perché è impossibile che l’organizzazione non fosse a conoscenza di queste pratiche, quindi si sono evidentemente coperti gli occhi…”…“ma ammettendo per un secondo che non fosse così, questo metodo non è sinonimo di qualità e non è in linea con le regole e le procedure di acquisto che il capo cantiniere dice di avere adottato”.

Il gruppo GVG controlla una holding che annovera Borie Castéja Animation come partecipazione, poi alcune storiche Aziende distributrici locali fra cui Borie Manoux e Mähler – Besse e per questo ad oggi sono arrivate copiose querele contro GVG appunto, fra cui INAO, ovvero l’Istituto nazionale dell’origine e della qualità francese, il Consiglio dei vini di Bordeaux, la Federazione dei Grandi vini di Bordeaux, la Federazione dei Negociants di Bodeaux e Libourne, nonché la Confederazione Paysanne di Girona.

Una prima sentenza, come riportava già il sito http://www.winenews.it il 10 Aprile, ha condannato al pagamento di 15.000 euro Eric Marin, ex direttore acquisti di Grands Vins de Gironde, proprio a causa della mala gestione dei vini sfusi per la quale è stato giudicato colpevole.

Il Tribunale di Bordeaux ha poi giudicato il Negociant colpevole di frode perché avrebbe contribuito a creare etichette ad hoc per il mercato interno e per quello cinese che, alla fine, non avevano alcuna attinenza con il prodotto effettivamente in bottiglia, condannandolo al pagamento di 400.000 euro (con pena sospesa per la metà del pagamento). Pare comunque che il sistema fosse in linea con quanto descritto dai Pubblici Ministeri e che quindi oltre al danno sostanziale, come si legge nella dichiarazione finale, emergano danni di immagine e credibilità sull’operato di decine di etichette e dei relativi punti di raccolta e catene che ne hanno la diretta gestione.

La Francia sempre attenta ed esempio di patriottismo per tutta l’Europa, nonché figlia della Rivoluzione che vanta in tutto il Mondo, insieme alla sua voglia di fare scuola soprattutto sulle sue eccellenze in tutti i campi e verso tutti, stavolta china la testa, fa pubblica ammenda e cerca di uscire da una empasse che parrebbe essere solo frutto di qualche personaggio poco pulito.

La Valle del Rodano

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