Quando la memoria è appesa alla fune del dolore.

La memoria trattiene i ricordi portandoli al presente attraverso l’azione della mente che organizza il modo con il quale le informazioni si rendono disponibili all’occorrenza.

Di Guido Zaccarelli Mirandola 1 Giugno 2018 – La semplicità appena enunciata è nella complessità che governa un insieme di regole che concorrono a gestire la conoscenza. Tutti conoscono la differenza tra memoria a breve termine e quella a lungo termine organizzate per trattenere rispettivamente, i ricordi di qualche istante prima e quelli dei ricordi passati.

A molti sarà capitato di essere presente ad una cena tra amici e dopo la presentazione di un ospite, che viene annunciato con il proprio nome e cognome, di dimenticarsene un istante dopo, mentre tutto quello che appartiene al passato viene evocato con molta semplicità, con chiarezza espositiva e ricca di dettagli. Come mai avviene tutto questo? Perché la memoria a breve termine trattiene le informazioni per un tempo molto breve, trascorso il quale, le informazioni si perdono. Perché vengano trasferite nella memoria a lungo termine, occorre ripeterle molte volte associandole ad un evento, ad una circostanza, ad una immagine, a cose o persone che siano state capaci di provocare un’emozione. Se l’informazione non viene immersa nell’emozione, (positiva o negativa) questa si perde per strada e diventa difficile recuperarla. Lo studio effettuato con passione favorisce il ricordo. È molto difficile studiare e ricordare senza farsi accompagnare dal desiderio e della passione di imparare.

L’emozione positiva incontra la sua immagine speculare nel dolore. Il dolore è l’anima opposta della gioia. L’incontro con il dolore non avviene per caso. Appare all’improvviso e quando un individuo meno se lo aspetta, è come un uragano, spazza via d’incanto i ricordi di un tempo trascorso. La sua presenza sembra provenire da un senso d’invidia, dipinto e scavato nel volto della gioia. Un terremoto che smuove l’uomo portandolo diritto al precipizio.

Dalla sommità della volta celeste al tunnel nero della vita realizzato, sembra apposta, per entrare in contatto con il centro della propria esistenza. L’impatto con il suolo è molto duro, provocando all’istante ferite diffuse su tutto il corpo alcune delle quali rimarranno indelebili a vita.

Qualche piccolo sobbalzo prima di entrare nella condotta buia per raggiungere la propria anima. Una discesa rapida e senza paracadute. Le pareti sono umide e scivolose, sembrano lì apposta per accelerare la caduta libera.

La memoria a lungo termine è rimasta in superficie, quella a breve termine ha spento i fari della sua presenza. I ricordi passati sono ormai lontani e rimasti impigliati nelle frastaglie di una cima incolta. Il dolore precipita sempre più velocemente. Cerca un appiglio nella fune dei ricordi, in quel cordone con il quale la gioia giocava da ragazzino. Le mani scivolano e il dolore ansima sempre più forte.

La gioia è ormai un lontano ricordo. Il buio è sempre più cupo e profondo e sembra disinteressarsi della situazione. È quell’attimo che governa la percezione dell’uomo quando pensa di essere prossimo al confine della sua esistenza, perché un istante dopo, una luce accende i ricordi del passato. Davanti agli occhi appare la fune della gioia, tanto cercata e tanto desiderata. La velocità è ancora talmente elevata che nulla riesce ad arrestare la discesa. Le mani scivolano e il dolore del corpo sovrasta quello dell’anima. La vita sembra dover imboccare un altro tunnel. Questa volta è quello della speranza. Le mani riescono a bloccare la discesa e un Mistero inverte il movimento, favorendo la salita. La memoria a lungo termine inizia a rivivere. I ricordi d’un tempo passato iniziano ad affiorare e lentamente con la memoria a breve termine raggiungono la superficie per proseguire insieme verso una nuova sommità, dalla quale poter osservare l’inizio di una nuova vita, consapevoli di aver lasciato alle spalle il dolore dipinto con il volto della gioia.

 

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