Dalla zona di comfort ai nomadi analogici e digitali

di Guido Zaccarelli Mirandola 28 luglio 2018 – Chi è il nomade? Aristotele chiamava villaggio «la prima comunità formata da diverse famiglie per la soddisfazione di bisogni che erano più puramente di tutti i giorni».

I nomadi vivevano per la comunità. All’origine delle attuali città ci sono quindi le comunità dei villaggi tribali, ovvero l’unione di più famiglie allo scopo di migliorare le condizioni di vita dell’altrui persona e condividere una cultura e uno stile di vita etico ed economico. Le persone hanno vissuto in comunità per circa due milioni di anni. La caccia è sempre stata l’attività principale destinata a garantire a tutti, in egual modo, e egual misura, la possibilità di nutrirsi.

L’avvento dell’agricoltura ha modificato l’organizzazione della comunità, passando da circolare a piramidale, dovuto al cambio delle attività, dalla caccia alla coltivazione e all’allevamento. Dalla relazione paritetica tra i membri delle comunità scompare la figura del nomade, che si struttura in una organizzazione verticistica, e la cooperazione a vantaggio della dominazione, che ha imposto l’uso della forza fisica e concettuale.

Il nomade analogico è la persona che fin da subito, o nel corso della propria esistenza, decide di lavorare in proprio sfruttando le abilità manuali e intellettive di cui dispone, il falegname, lo scultore, il pittore e l’agricoltore.

Il nomade digitale è una nuova figura professionale che sfrutta le moderne tecnologie dell’informazione e della comunicazione per lavorare da remoto creando una comunità digitale dove le persone condividono i valori e gli scopi. Cosa hanno in comune i nomadi analogici e digitali?: il benessere della persona e la possibilità di disporre in modo concreto e costruttivo delle proprie abilità lavorando in un contesto felice. Il punto di partenza e di arrivo è la serenità evitando di lavorare in aziende piramidali dove le persone non sono valorizzate, dove le attività sono concentrate sulla produzione di massa, sull’individualismo economico e di carriera e viene tolto il respiro alla creatività.

Il conforto o comfort è la condizione di sollievo, di essere sollevato da un peso che oscura la luce della mente e dello Spirito. Le persone ambiscono a vivere situazioni di benessere dove stare bene con se stesse e in relazione con le altre. Oggi più di ieri si avverte, non solo nell’aria ma anche nella realtà, il forte desiderio di vivere a proprio agio i contesti nei quali sono presenti le condizioni fondamentali per dare conforto e gioia alla propria anima. Quando questa situazione è diffusa in ogni angolo del nostro corpo anche lo Spirito ne trova beneficio e motiva le persone al fare. La zona di comfort è quella dimensione individuale dove le persone stabilizzano la loro condizione psico-fisica evitando di compiere qualsiasi tipo di movimento per l’insana paura di trovarsi in situazioni difficili da gestire e di fallire. Rimanere a lungo nella zona di comfort limita l’esistenza dell’uomo. Nel caso in cui le persone rimangono nella zona di comfort, pur consapevoli della presenza di un forte disagio interiore, vivono una condizione di profonda insoddisfazione che a lungo termine è in grado di limitare, se non annullare, le condizioni psico-fisiche che legano l’uomo alla sua stessa esistenza: l’azione. Le persone perdono interesse per ogni cosa che accade, per sé e intorno a sé, riducendo progressivamente la disponibilità al movimento ed entrando in un circolo vizioso dal quale spesso è molto difficile uscire.

Tipiche sono le situazioni lavorative legate alla necessità economica del dipendente, o dei singoli membri di una famiglia, di rimanere legati a contesti nei quali è forte il legame con il disagio e l’uscita di scena sarebbe la strada da preferire per raggiungere la salvezza. In molti sperano di ricevere conforto dagli altri per rimarginare le situazioni e dare un senso compiuto alle situazioni che stanno vivendo. «Non è facile trovare una voce amica».

Differente è la posizione di molte persone che vivono nella zona di comfort i cui contesti sono appaganti e dai quali ricevono un conforto positivo e che desiderano vivere il più a lungo possibile. La consapevolezza è il punto di contatto che lega le persone al conforto. Sapere cosa le persone desiderano e quali sono i propri obiettivi abilita a vivere la permanenza e la condizione di benessere nella di zona di comfort in modo completamente differente. Le condizioni dove il desiderio di conoscere per crescere induce all’azione, sono quelle che favoriscono il passaggio alla zona dell’apprendimento.

La condizione si ottiene quando l’individuo è in movimento e compie ogni giorno un passo dopo l’altro come se dovesse salire le scale della propria abitazione per raggiungere il piano superiore: «se le persone non gettano un sasso nello stagno l’acqua non sarà mai in grado di generare i cerchi, se non appoggiano il piede sul gradino successivo non saranno mai in grado di raggiungere il piano superiore». La motivazione è la condizione che spinge le persone a mettersi in viaggio per raggiungere sempre nuovi obiettivi, dove sfidare le avversità e coglierne le opportunità.

È proprio di questi giorni l’incontro con alcune persone che a metà del loro cammino lavorativo hanno deciso che il benessere è l’obiettivo principale della loro esistenza e per raggiungerlo, hanno stabilito di uscire da aziende piramidali per fare gioire la loro identità e dare un senso compiuto alla loro esistenza, diventando nomadi analogici o digitali.

I nomadi del terzo millennio sono persone che all’inizio del loro cammino lavorativo, o ad un certo punto della loro esistenza, hanno deciso che il benessere è la moneta principale con la quale finanziare il loro stare bene. Innanzi ad una strada piana, o tutta in discesa, preferiscono mettersi alla prova e dare spazio alla possibilità di uscire dalla zona di confort per raggiungere quella dell’apprendimento dove è difficile rimanere per la mancanza di punti di riferimento stabili. Questa è la forza del nuovo nomade. La passione, la perseveranza e la sensibilità a comprendere le situazioni che si vengono a creare in ogni momento, sono i farmaci più utilizzati dalle persone per superare il disagio e il dubbio che si instaura quando entrano in contatto con situazioni completamente nuove.

Una volta stabilizzata la posizione, e reso confortevole il contesto, il passo successivo abilita il passaggio verso una nuova condizione di apprendimento fino a quando l’obiettivo principale non viene raggiunto.

La zona di comfort è una zona dove è fondamentale rimanere per consolidare le situazioni che sono importanti per le persone senza perdere mai di vista il desiderio di apprendere e scoprire nuovi mondi per vivere la vita nella pienezza del tempo. Il terzo millennio è in continuo movimento e apprendimento. Il vero patrimonio sono le persone, siamo NOI, non lasciamo agli altri la possibilità di vincere questa sfida che obbliga gli individui a vivere nella zona di comfort quando invece potrebbe vivere felice nella zona di apprendimento e godere ogni giorno della luce proveniente dall’oltre.

Riferimenti bibliografici: Guido Zaccarelli, La Conoscenza Condivisa, verso un nuovo modello di organizzazione aziendale e Dalla Piramide al Cerchio, la persona al centro dell’azienda, Franco Angeli Editore

GUIDO ZACCARELLI:
Bibliografia: Informatica, insieme verso la conoscenza (2010) – La conoscenza condivisa, verso un nuovo modello organizzativo (2012) – Finestre di casa nostra (2013) – Dalla piramide al cerchio, la persona al centro della azienda (2016)
CURRICULUM
Guido Zaccarelli è referente dl Servizio Informativo dell’Azienda Sanitaria di Modena, presso il distretto di Mirandola. Laureato in Comunicazione e Marketing, ha conseguito un Master in Management per il coordinamento delle professioni sanitarie. Dal 2008 è docente di informatica presso l’Università di Modena Reggio.

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