Morire per l’oro rosso… e non solo

Tutti sanno, vedono e nessuno interviene. La piaga del caporalato è sotto la luce del sole al sud e mimetizzata dai “colletti bianchi” al nord.

di Lamberto Colla Parma 12 agosto 2018 –

Chiunque abbia avuto occasione di percorrere nei mesi estivi la litoranea pugliese non può non aver intercettato i raccoglitori di pomodoro che, chinati a terra, sradicano e gettano nei cassoni il pregiato prodotto estivo. Percorrendo le strade più interne invece capita di intravedere le baraccopoli, anch’esse alla luce del sole.

Quello che sorprende, scusate il gioco di parole, è la sorpresa delle istituzioni e dei politici ogni qualvolta che, a seguito di un incidente sul lavoro o nel percorso per andare o tornare dai punti di raccolta, ci scappa il morto.

Sorpresa da un lato e pronta soluzione, peraltro mai messa in atto, dall’altra. L’ex Ministro dell’agricoltura Martina fa la voce grossa oggi come la fece da capo del dicastero quando nella torrida estate del 2015 le morti sul lavoro furono quasi venti e non tutti di coloro. C’era anche “una 39enne, deceduta il 21 agosto con disturbi cardiaci e con estrema necessità di lavorare”. Tanto estrema che le facevano comodo i 27 euro al giorno che si portava a casa e con i quali sosteneva la famiglia.

Una “bianca” che, come quelli di “colore”, invece di rubare mette in gioco la propria salute e accettano qualsiasi condizione lavorativa.

Sorprende la sorpresa posto che, solo un anno fa, fece scalpore l’inchiesta giornalistica di The Guardian, che  partendo dalle indagini della Procura pugliese, aveva puntato il dito contro le industrie di trasformazione del nord e messo in cattiva luce i loro prestigiosi marchi.

Ma se è facile osservare la tratta dei lavoratori i “nero” al sud, meno semplice è intercettare la sua evoluzione moderna; il “caporalato 2.0”  così ben diffuso al nord e applicato in diverse varianti.

Prendiamo ad esempio Ferrara, la provincia italiana più agricola. Solo dalla morte di un tassista, che trasportava altri 12 ragazzi di colore, anch’essi morti nel tamponamento, si è giunti a intercettare una organizzazione dedita al caporalato, come riportato dalla Nuova Ferrara lo scorso mese di aprile.

Poi ci sarebbe da aprire il capitolo sulle cooperative di lavoro che operano presso i grandi centri commerciali e della distribuzione organizzata o nei salumifici dove, ogni anno, vengono rifatti i contratti di appalto e le carriere lavorative riprendono da zero, nonostante i medesimi operai siano in forza in quella impresa da decenni (Castelfrigo, Cantiere Sassi ecc…). 

E che dire della polemica tra CGIL, quella che ha portato i lavoratori in nero foggiani a fare sciopero e protestare in piazza, e i Consulenti del Lavoro accusati di gestire nuovo caporalato, «una filiera di consulenti del lavoro in giacca e cravatta che gestisce ingegneristicamente le responsabilità delle imprese che si affidano ad una catena di appalti e subappalti apparentemente regolare». Così infatti si esprimeva il segretario generale della Flai-Cgil, Umberto Franciosi, in occasione della marcia della solidarietà indetta per i 16 braccianti deceduti nei due scontri stradali avvenuti nella provincia di Foggia

Non è quindi la Raccolta Meccanica a risolvere il problema del caporalato, perché non è esclusiva del settore del pomodoro e tantomeno del Sud, come alcuni tenterebbero, di fare credere.

Invece tutto viene strumentalizzato. Un gran polverone per lasciare tutto come prima e scaricare le responsabilità. Promettere l’assunzione inutile di nuovi ispettori, che alla fine, per paura,  non andranno a ispezionare le imprese del sud o saranno così sfortunati da non incappare quasi mai in momenti di piena attività illegale. Non nascondiamoci dietro un filo d’erba, i meticolosi e giusti, controlli che vengono operati nelle campagne del nord sono impensabili a quelle latitudini.

All fine, quindi, è un problema di lavoro, che non c’è, e quando c’è è sottopagato. Ma non si pensi che il problema sia limitato agli imprenditori, alcuni sicuramente sfrutteranno l’occasione, ma moltissimi altri tentano di far sopravvivere le aziende in attesa del ritorno al futuro, e il loro stesso lavoro è spesso remunerato meno dei loro  operai sottopagati.

Per risolvere il problema del caporalato, in tutte le sue declinazioni, occorre risolvere il problema dell’economia ridando energia alle MPMI e agli artigiani che sono sempre stati e dovranno tornare ad esserlo, la spina dorsale dell’economia nazionale.

 

(per restare sempre informati sugli editoriali)

http://www.gazzettadellemilia.it/economia/item/10820-morire-di-fatica-per-27-euro-al-giorno.html

http://www.gazzettadellemilia.it/economia/item/17889-caporalato,-l-inchiesta-della-procura-di-lecce-finisce-anche-sul-the-guardian.html

http://lanuovaferrara.gelocal.it/ferrara/cronaca/2018/04/08/news/giro-di-caporalato-scoperto-con-la-morte-del-tassista-1.16690131

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