L’Italia bombardata dall’incuria e da trent’anni di saccheggi

Vent’anni per ricostruire, 20 per godere dei risultati e trenta per distruggere. Questa la storia economica dal dopoguerra a oggi. L’Italia Discount del mondo dal 1992 quando l’IRI iniziò a essere smembrata ridisegnando la mappa del capitalismo nazionale.

di Lamberto Colla Parma 19 agosto 2018 –

L’immagine del viadotto genovese accartocciato in mezzo a Genova e la luce tra le due campate di ciò che rimane dell’opera di Morandi rimarrà impressa come le Torri Gemelle lo furono per il mondo intero.

I Genovesi ricorderanno, per tutto il resto della propria esistenza cosa stessero facendo e dove fossero nel momento in cui appresero della notizia infausta, forse attesa ma mai realmente immaginata.

Un’opera così imponente, importante per la viabilità cittadina ma anche nazionale, così infelicemente collocata sopra la testa di mezza Genova, non era immaginabile che potesse crollare per vetustà o altra ragione che non fosse straordinaria.

Invece parrebbe proprio così.

Dal progetto azzardato alla incapacità di decifrare realisticamente i segnali che la struttura stava trasmettendo e infine alla incapacità, generalizzata, dei nostri politici, locali e nazionali, di prendersi responsabilità decisionali e impostare una “Visione” futuribile della nostra bell’Italia e dei suoi Borghi, ecco che rischiamo di restare tutti sepolti come a Pompei, ma non a causa del Vesuvio bensì di noi stessi.

Poco più di 70 anni sono trascorsi dalla seconda guerra mondiale e ancora non ne usciamo.

L’Italia del dopoguerra, nel ventennio ’50-’60 ha visto, nella volontà di rialzarsi, il miglior momento sociale, economico e d’intrapresa. In vent’anni il piccolo paese, culla del mediterraneo, torna a primeggiare al mondo, per tecnologie, design, e capacità organizzative.

I due decenni successivi, salvo le due parentesi oscure del terrorismo, di sinistra e destra, e l’austerity dei primi anni ’70, l’Italia si è rilassata, ha cominciato a godere delle proprie opere, i redditi hanno iniziato distribuirsi e, forse anche grazie ai moti del ’68, lo studio è diventato un obiettivo per molti e l’emancipazione, non solo femminile, ha iniziato a espandersi a macchia d’olio, conquistando, anno dopo anno, traguardi di civiltà impensabili sino a pochi anni prima.
Il seguente decennio, forse il più “moderno”, ha consacrato la spensieratezza, la televisione privata si consolida e anzi inizia la scalata alla leadership RAI. La pubblicità entra sempre più invasivamente nelle case degli italiani, ma soprattutto comincia a entrare la finanza che, dalle banche passa ai conti correnti, l’indice della Borsa entra nelle pagine dei telegiornali e la pagina finanziaria nei quotidiani anche locali.

La nuova era della caccia all’oro. Molti comuni cittadini si improvvisano “finanzieri” e la chimera di guadagnare senza muovere paglia dilaga e prepara le vasi per la prima crisi post ’29.

Arrivano perciò gli anni ’90 e con essi l’inizio della fine, il trentennio ancora in corso che ha visto l’Italia diventare il “DISCOUNT” d’Europa con la complicità di diversi attori politici e “FantaUniversitari“.

Una prima botta ai portafogli privati arriva con la crisi finanziaria del 1987. Era il 18 ottobre “Black Monday” e la borsa americana e poi tutte le altre a seguire, segnò il 23% di perdite.

Nel ’92 la Lira, insieme alla pesetas e alla sterlina vennero svalutate e in quegli anni, si iniziò a lavorare e approvare il Trattato di Maastricht (7/2/1992) e da quell’anno iniziò, oltre al processo “Mani Pulite” , la privatizzazione incontrollata delle imprese statali, in particolare la disgregazione dell’IRI (oltre 500.000 dipendenti) che quando le varie aziende passarono ai privati invece di aumentare, i posti di lavoro diminuirono.

Così, nel giro di pochissimi anni, con i governi Prodi e D’Alema, l’IRI venne cancellata e i vari asset “regalati” al nuovo capitalismo italianoTutto per arrivare pronti al 1 gennaio 2002, L’Unione Monetaria e l’EURO.

Ecco quello che accadde dal 1993 al 2000 (a fianco il valore in miliardi di lire delle aziende privatizzate):

1993 Italgel, Cirio-Bertolli-De Rica, Siv 2.753
1994 Comit, Imi, Ina, Sme, Nuovo Pignone, Acciai Speciali Terni 12.704
1995 Eni, Italtel, Ilva Laminati piani, Enichem, Augusta 13.462
1996 Dalmine Italimpianti, Nuova Tirrenia, Mac, Monte Fibre 18.000
1997 Telecom Italia, Banca di Roma, Seat, Aeroporti di Roma 40.000
1998 Bnl + altre tranche 25.000
1999 Enel, Autostrade, Medio Credito Centrale 47.100
2000 Dismissione Iri 19.000

… ed ora, dopo avere arricchito i soliti e pochi, attendiamo il crollo del prossimo ponte. Tra l’Emilia e la Lombardia in tre si sono già candidati da almeno un anno.

 

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