Problem solving, metodo e creatività.

Problem solving: l’uomo è chiamato ogni giorno a risolvere problemi. Per farlo ci vuole metodo. Il metodo è la strada che l’uomo deve percorrere per raggiungere la dimora di DIKE, la dea della giustizia, che è lieta di accompagnare, chi cerca la conoscenza, nel cuore della verità.

Di Guido Zaccarelli 25 agosto 2018 – Il metodo forma la mente a ragionare. La mancanza di una procedura sistemica impedisce di risolvere il problema.

In primis serve un foglio di carta e una penna. In secundis il problema va descritto in ogni dettaglio fino a raggiunge la dimensione indivisibile. In terzis occorre sostare sul problema avendo contezza che, se la soluzione è lontana rispetto alla via che si sta percorrendo, è necessario fermarsi e accompagnare la nave in porto e riprenderla successivamente, per dare modo e tempo alla pensiero di ricombinare tra loro gli elementi che hanno difficoltà ad organizzarsi tra loro. In questi casi la soluzione arriva sempre per insight, per illuminazione, quando la mente viene privata della dimensione emotiva e la luce rende pura l’azione della razionalità. I particolari sono molto importanti per definire l’insieme, dopo che il tutto è stato analizzato partendo dalle parti. Scrivere significa vedere e l’immagine che si forma nella mente dà forma alla luce delle idee. Lasciare per strada i dettagli significa dare una risposta incompleta al problema.

La parola metodo deriva dal greco methodos (termine composto) che indica la via e l’insieme di regole che gli individui devono seguire per raggiungere in modo razionale il sapere epistemico, il sapere vero, per raggiungere gli strati profondi della conoscenza. Quale è la forza interiore che anima l’esistenza del metodo? L’essere replicabile, modificabile e in grado di confutare i risultati ottenuti.
Il cosmo è l’espressione autentica della perfezione assoluta a cui l’uomo tende per cercare di dare un senso compiuto alla sua esistenza. Ogni giorno affina un metodo per ridurre la distanza che, come essere finito, lo separa dall’in-finito, dall’Assoluto. La delusione assale l’uomo quando il ragionamento deduttivo incontra per strada una serie di barriere insormontabili che devono essere superate e quando il ragionamento è induttivo e parte dal dettaglio per raggiungere l’insieme. Analogamente quando impiega il sillogismo aristotelico dove il ragionamento prefissa determinate premesse alle quali derivano determinate conclusioni: due sono le premesse e la terza è la conclusione. L’esempio classico del sillogismo: «tutti gli uomini sono mortali, Socrate è un uomo, Socrate è mortale».

La soluzione migliore può trovarsi in breve tempo oppure essere annidata in un corpus esterno rispetto a quelle fino a quel momento prospettate. In tutti i casi è molto importante riflettere e osservare, soprattutto come gli altri osservano il problema e agiscono. L’incertezza fa nascere il dubbio e la ricerca segue la linea dell’incerto per il certo. La soluzione che viene trovata non è la migliore in termini assoluti ma relativi ed è proficua per il vantaggio economico che è in grado di esprime in quel preciso momento.

Lo psicologo e informatico statunitense Herbert Alexander Simon, uno dei padri fondatori dell’intelligenza artificiale, ha definito l’uomo un agente a razionalità limitata e la soluzione ai problemi sono l’espressione autentica di una ridotta capacità di elaborare rapidamente, e istantaneamente, una elevata quantità di dati. La soluzione al problema è sempre limitata alla risposta economicamente più vantaggiosa in termini relativi e non assoluti. Altre ricerche, altri metodi daranno risposte sempre diverse e risultati differenti. Il matematico e filosofo francese René Descartes è considerato il padre del metodo e lo formalizza quando si rende conto che non riesce a distingue il vero dal falso, dal valore zero oppure uno se prendiamo come esempio l’algebra binaria. Il dubbio nasce dal fatto che l’uomo esiste e per pensare occorre essere, ovvero esistere.

Una citazione di Cartesio dà sostanza al dubbio: «l’unico aspetto della realtà che viene percepito indubbiamente in modo chiaro e distinto è il pensiero entro il quale il dubbio viene espresso. Il pensiero è l’unica dimensione che resiste al dubbio dal quale si può partire per avviare un ragionamento successivo».

Per risolvere il problema bisogna mettere in campo un metodo. Prima di tutto occorre mettere in evidenza il problema, donargli il volo, affinché emerga incontrastata la forma rispetto al resto delle cose da analizzare: fare chiarezza e distinguere le cose, le une dalle altre.
Successivamente entra di diritto l’analisi che si preoccupa di scomporre il tutto in unità frazionarie sempre più piccole. L’osservazione favorisce la sintesi e la combinazione degli elementi per dare una nuova forma al problema. L’enumerazione controlla le fasi precedenti al pari di una revisione testuale che conferma o modifica parti di un intero testo.

Nasce il dubbio del tutto simile a quando l’uomo deve affrontare una scelta: giusta o sbagliata? Gli elementi in possesso sono sufficienti per risolvere il problema oppure è necessario cercare nuove strade e accedere ad un nuovo dominio di conoscenza? i risultati ottenuti confermano o smentiscono le ipotesi iniziali? Cartesio invita a scartare il genio malignino che si presenta per infondere il dubbio e lasciare l’uomo solo con se stesso a vivere nell’eterna incertezza, nel suo grande mistero: cogito ergo sum.

La creatività è innata e spicca nell’eccellenza di dare risposte a problemi che da sola la razionalità rende difficile. In ognuno delle quattro fasi che la compongono, preparazioneincubazione i, lluminazione (insight) e verifica e la valutazione – prosecuzione, sono presenti i momenti che segnano i passi che l’uomo deve compiere per risolvere i problemi.

Il metodo e la creatività rappresentano i paradigmi fondamentali per il problem solving ai quali si aggiunge l’applicazione rigorosa della condivisione e applicare i principi della Gestald, psicologia della forma, che si rifà alla percezione, alla esperienza e alla soluzione dei problemi dove il valore risultante è maggiore della somma dei singoli elementi.

Riferimenti bibliografici: Guido Zaccarelli, La Conoscenza Condivisa, verso un nuovo modello di organizzazione aziendale e Dalla Piramide al Cerchio, la persona al centro dell’azienda, Franco Angeli Riferimenti sitografici: https://digilander.libero.it/marinomersenne/_private/descartes/glossario.htm
https://it.wikipedia.org/wiki,

 

GUIDO ZACCARELLI:
Bibliografia: Informatica, insieme verso la conoscenza (2010) – La conoscenza condivisa, verso un nuovo modello organizzativo (2012) – Finestre di casa nostra (2013) – Dalla piramide al cerchio, la persona al centro della azienda (2016)
CURRICULUM
Guido Zaccarelli è referente dl Servizio Informativo dell’Azienda Sanitaria di Modena, presso il distretto di Mirandola. Laureato in Comunicazione e Marketing, ha conseguito un Master in Management per il coordinamento delle professioni sanitarie. Dal 2008 è docente di informatica presso l’Università di Modena Reggio.

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