La maschera della felicità

«Come stai?, tutto bene». La maschera della felicità ha assolto in pieno la propria funzione. «E tu?, tutto bene». Le persone, eludono in questo modo la realtà, per uscire rapidamente dal contesto.

Di Guido Zaccarelli Mirandola 18 dicembre 2018 – I bambini indossano la maschera, per osservare il viso di se stessi allo specchio, proiettato in un’altra dimensione del reale. A volte, anche i grandi, indossano la maschera per immergersi nel personaggio, fino a farla diventare la protagonista assoluta della loro quotidianità, per mostrarsi al mondo con una identità mascherata: «difficile trovare persone che ci mettono la faccia». «Chi sei veramente? Si scopre in ritardo la vera identità, complice il non essersi ascoltati, mentendo a se stessi».

Come mai le persone indossano la maschera? La parola persona deriva dal latina personam, che a sua volta proviene dalla radice etrusca phersu che conduce alla maschera dell’attore.
Personare, è un’altra possibilità offerta dall’etimologia, che viene in aiuto, per indicare, il parlare verso qualcuno. In questo caso, è l’attore che parla a qualcuno, che interpreta un personaggio, la cui voce deve raggiungere gli spettatori disposti sugli spalti. La maschera, un tempo, veniva impiegata per interpretare un personaggio teatrale, in alcuni casi, poteva assumere la dimensione apollinea (il Dio Apollo) con riferimento all’armonia delle cose, che grazie all’impulso della bellezza, era in grado di generare un mondo fatto di illusioni, in altri, riferirsi alla dimensione Dionisiaca, che spingeva le persone a vivere oltre le cose, senza freni inibitori, per approdare inevitabilmente nel caos.

La maschera offriva la duale possibilità di vivere la sequela delle situazioni, e di potersi immergere ora in un personaggio, ora nell’altro, senza mostrare la propria vera identità. Secondo Nietzsche, la maschera, veniva indossata per nascondersi dall’origine sensibile della civiltà greca, sempre orientata a scorgere dovunque il dramma della vita e della morte. «Un discepolo di Dionisio, che incarna l’ebbrezza e le passioni del mondo». In uno dei quattro ambiti, che caratterizza il pensiero di Nietzsche, s’intravede la presenza di un superuomo, che è diverso da quello che conosciamo, un uomo nuovo, che il filosofo eleva a seguito della morte di Dio, che toglie le certezze che hanno guidato gli uomini per millenni.

È in questo passaggio, che si può intravedere, una possibile collocazione filosofica della maschera, per nascondersi dalle certezze del mondo e fuggire dal proprio mondo reale, per immergersi in un mondo possibile, lontano anni luce dalla propria vita quotidiana. «L’uomo, in fuga da se stesso», quello che Nietzsche afferma, essere un uomo oltre l’uomo esistente. La maschera, è un argomento ampiamente discusso e preso come riferimento storico e sociologico, dalla filosofia ai giorni nostri.

In questa analisi, il riferimento è verso il sociologo canadese, naturalizzato statunitense, Erving Goffman, che nel libro “La vita quotidiana come rappresentazione”, si sofferma sull’utopia della realtà, che non esistendo, indica che la vita quotidiana delle persone è vissuta sul palcoscenico, dove ognuno interpreta la propria parte. Per Goffman, la modernità ha introdotto nella cultura un modo (un potere) per mettere a tacere i dubbi e l’ansia dell’individuo moderno.

La modellizzazione è la fase cruciale del nostro tempo. «Essere conformi al modello, per non essere fuori». Per essere, e rimanere dentro, occorre indossare la maschera, senza la quale, le persone mettono a nudo la loro identità. Le persone non possono permettersi di rimanere fuori, perché sono altri. Per vivere il teatro, occorre indossare la maschera, applaudire l’opera e il personaggio del momento. Gli applausi si fanno dentro, fuori sono grida. Gli stili di vita, e i comportamenti modellizzati, portano alla creazione di superuomini. Qui nasce il vero caos. «Le persone sono immerse, senza saperlo nell’entropia, che sappiamo non avere più ritorno». Il tutto viene fatto vivere come un’opera teatrale, dove gli attori si cambiano l’abito di scena e viene narrata la dimensione Apollinea, dove tutto è bellezza. Ecco che appare del tutto evidente come le persone siano obbligate ad indossare la maschera, per non uscire dal sistema, che regge le forze dell’equilibrio precario, dove le persone hanno perso il riferimento con la loro identità. L’unica via di fuga, è eludere la realtà, dove vivere un equilibrio apparente, in attesa che i Valori riescano a togliere la maschera al mondo dei superuomini, che toglie la felicità e offusca la realtà, obbligando gli individui al conformismo teatrale.

«Ci sono due diversi tipi di persone nel mondo, coloro che vogliono sapere, e coloro che vogliono credere».
Friedrich Nietzsche

Sitografiahttps://www.wikipedia.org/

 

GUIDO ZACCARELLI

Bibliografia: Informatica, insieme verso la conoscenza (2010) – La conoscenza condivisa, verso un nuovo modello organizzativo (2012) – Finestre di casa nostra (2013) – Dalla piramide al cerchio, la persona al centro della azienda (2016)
CURRICULUM
Guido Zaccarelli, è docente di informatica, consulente aziendale, saggista e collaboratore redazionale con Gazzetta dell’Emilia. È laureato in Comunicazione e Marketing, ha conseguito un Master in Management per il coordinamento delle professioni sanitarie e frequentato la scuola di alta specializzazione per formatore e consulente d’impresa. È stato referente del Servizio Informativo dell’Azienda Sanitaria di Modena, presso il distretto di Mirandola e dal 2008 al 2018 docente di informatica presso l’Università di Modena Reggio.

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