Coraggio e paura

Si sente spesso affermare: «coraggio, non avere paura». Cos’è il coraggio e cos’è la paura? Il coraggio e la paura sembrano vivere in stretta simbiosi, uno accanto all’altro, mentre vivono le stesse situazioni, offrendo al contempo spunti differenti di riflessione e comportamenti.

Di Guido Zaccarelli Mirandola 2 gennaio 2019 – Coraggio è una parola composta, che inizia il proprio cammino etimologico dal cuore: «avere cuore». La paura è un forte turbamento dell’anima che incute timore spingendo l’uomo alla fuga da se stessi, dal mondo, intesa come il tutto, o una sua parte. «Senza coraggio, non si vince la paura». «Coraggio alzati, non avere paura».
«L’imprenditore ha coraggio da vendere, non ha paura di investire il proprio patrimonio nel futuro della propria azienda».

«Il prode Achille affrontava le battaglie con coraggio, assoluto disprezzo del pericolo e senza paura». «Il coraggio del campione, superare i propri limiti, vincere la paura della sconfitta».

Infinite sono le situazioni nelle quali il coraggio e la paura sono gli attori protagonisti del nostro vissuto e del vivere quotidiano. Le frasi idiomatiche con le quali le persone comunicano si vestono del momento, e delle circostanza, nelle quali vengono proferite. Il coraggio deriva dal cuore, che grazie ai suoi battiti, è in grado di dare energia alla vita. Il cuore ha coraggio, e che coraggio. Qualcuno potrebbe dire: «ha coraggio da vendere, e non teme la paura». Il cuore è un condottiere valoroso, come il prode Achille, l’eroe chiave dell’Iliade, noto per la sua ferocia nel combattere, ma anche per la sua capacità di esprimere sentimenti di profonda umanità. Il cuore è un combattente nato e lotta ogni giorno per la vita delle persone, esprimendo in ogni circostanza il lato umano della sua presenza e la forza di generare emozioni. Il battito è il metronomo che tiene in vita il cuore, per consentirgli di produrre l’energia energia, fisica, mentale e spirituale necessaria a compiere azioni e immergere l’uomo nel profondo dei sentimenti. Le differenti circostanze pongono l’individuo nelle condizioni di affrontare con coraggio, o meno, le situazioni nelle quali viene a trovarsi, fortemente condizionate dallo stato d’animo e dalle condizioni fisiche in cui versa il suo cuore. Lo stato d’animo abilita le persone ad affrontare con energia le gioie, o le insidie, derivate dalle azioni messe in campo con il coraggio. Il cuore è sempre in ascolto, sente, percepisce la paura e mette l’uomo nelle condizioni di allerta per condurlo a riflettere, spingendolo a desistere o ad avanzare verso i propri desideri. La paura è l’espressione autentica dell’ignoto, della sfida con se stessi, dall’ombra della sconfitta e del’autostima corrosa dalla invidia altrui.

«La paura di sbagliare, cosa diranno gli altri». «E’un bellissimo progetto, coraggio, lascia perdere, non riuscirai mai a realizzarlo». Il cuore si preoccupa e, innanzi al muro della paura, modifica il proprio ritmo, un sussulto, e la frequenza inizia a farsi più elevata fino a raggiungere un livello dove cambia la consapevolezza del sé.
«Pensavo di avere coraggio, invece ho una paura tremenda, riuscirò nei miei intenti?». Il sangue che saliva e scendeva velocemente per i canali sotterranei, spinto dall’energia dell’essere e del fare, rallenta la corsa verso la razionalità per correre a ripararsi nell’intestino, nel secondo cervello, brain in the gut, dove stabilire una nuova dimora.

Il coraggio e la paura iniziano a duellare. Il terreno di gioco è il luogo dove avviene la sfida avvolto dagli spettatori che inneggiano al propri idoli, spinti dal desiderio di vedere luminosa la luce del loro destino. Il coraggio e la paura nascono insieme? Forse. Rimarrà per sempre un Mistero. Quello che sappiamo con certezza riguarda il contesto, familiare, sociale, relazionale che condiziona lo stato psicofisico della persona, facendo predominare il coraggio rispetto alla paura e viceversa.

Già l’etologo austriaco Konrad Zacharias Lorenz, diede una svolta epocale nella definizione dell’imprinting, posto in relazione al tempo con il quale le oche selvatiche, mamme, rimanevano accanto ai loro piccoli per un tempo minore o superiore alle 36 ore. Il coraggio e la paura sono scritti nell’imprinting, nel registro della persona. La famiglia è uno dei punti di partenza per dare coraggio alle persone e farle vincere la paura. Togliere il respiro al coraggio significa consolidare la paura e fare emergere il fallimento. L’identità del sé scompare a vantaggio del contesto, che eleva se stesso paladino della verità assoluta, incoraggiando in una direzione o nell’altra il corso delle decisioni e dei comportamenti altrui. La scuola e il lavoro per consolidare, e affermare, il valore del coraggio verso traguardi sfidanti. Il coraggio è una energia paragonabile alla forza della natura. La sfida verso NOI stessi?

Essere consapevoli della sua presenza dentro di NOI. Sapere della sua esistenza, conduce le persone a vedere la paura come una grande opportunità da impiegare per raggiungere il successo. Coraggio cuore, corri con me.

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GUIDO ZACCARELLI

Bibliografia: Informatica, insieme verso la conoscenza (2010) – La conoscenza condivisa, verso un nuovo modello organizzativo (2012) – Finestre di casa nostra (2013) – Dalla piramide al cerchio, la persona al centro della azienda (2016)
CURRICULUM
Guido Zaccarelli, è docente di informatica, consulente aziendale, saggista e collaboratore redazionale con Gazzetta dell’Emilia. È laureato in Comunicazione e Marketing, ha conseguito un Master in Management per il coordinamento delle professioni sanitarie e frequentato la scuola di alta specializzazione per formatore e consulente d’impresa. È stato referente del Servizio Informativo dell’Azienda Sanitaria di Modena, presso il distretto di Mirandola e dal 2008 al 2018 docente di informatica presso l’Università di Modena Reggio.

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