Blocco navale e ordine di sparare. Andreotti e Prodi applauditi…

Blocco navale e ordine di sparare vennero ottimamente accolti da tutti, opinione pubblica compresa, quando nel 1991 e nel 1997 si dovette affrontare l’ondata migratoria albanese. Da rabbrividire i commenti riportati dai quotidiani dell’epoca

di Lamberto Colla Parma  3 febbraio 2019 –

Nei giorni della disputa sulla nave Sea Watch 3 battente bandiera olandese con 47 ospiti africani all’ancora davanti a Siracusa e un patetico barchino con tre deputati che hanno sfidato le intemperie per vedere di persona i migranti,  è riesumata la questione della nave Diciotti e la richiesta di giudicare il Ministro dell’Interno, Matteo Savini.

Tutta la politica italiana di quest’inizio d’anno sembra imperniata solo su questa vicenda. L’opposizione sembra una classe di catechisti, limpidi e puri che, invece di contribuire a trovare una soluzione per i migranti e per il rispetto dei nostri confini e soprattutto dei nostri diritti, non trovano altro da fare che buttare benzina sul fuoco e cercare di incenerire Salvini.

Ovviamente tutte le testate giornalistiche sono al seguito di questa ennesima ondata di moralizzazione.

Be diversa era stato invece il comportamento negli anni della fase migratoria albanese (1991 Governo Andreotti e 1997 Governo Prodi).

Un’esodo suddiviso in tre fasi principali, la prima nel marzo del 1991 alla quale ne seguì una seconda ondata nell’agosto del medesimo anno e infine una terza avvenne nel 1997.

Addirittura all’epoca si arrivò a disporre il blocco navale con l’ordine di sparare pur di non far attraccare le navi dei disperati alle nostre coste. Ancora è stampata nella memoria quella nave (Vlora) carica a livello nemmeno immaginabile, pare fossero 12.000 (forse 20.000) persone, che intercettata nel tentativo di approdare a Brindisi riuscì invece a attraccare a Bari l’8 agosto 1991 (Governo Andreotti). A questi 12.000 non venne concesso di scendere salvo poi accatastarli per 8 giorni all’interno dello stadio da dove in molti tentarono di fuggire. Imbrogliati con la promessa di poter tornare e essere ridistribuiti in varie città italiane, alla fine vennero rispediti in Albania.

E che dire dell’incidente marittimo accaduto, nella giornata del venerdi santo (28 marzo) del 1997 (Governo Prodi e Ministro dell’Interno Giorgio Napolitano), che vide coinvolto un nostro pattugliatore, la corvetta Sibilla, e la Katër i Radës con il suo carico di 120 disperati. Uno scontro che portò all’affondamento della nave albanese a seguito del quale morirono 81 persone.

Ebbene all’epoca nessun magistrato pensò di mandare sotto processo Napolitano o Prodi o Andreotti, la Corte di Giustizia di Bruxelles non venne chiamata in causa e le organizzazioni umanitarie internazionali non batterono ciglio. anzi a rileggere le cronache del tempo vien da rabbrividire.

“Non possiamo accoglierli tutti,” “Fuori tutti e subito, sono clandestini”, sono alcuni titoli che apparivano in prima pagina e all’interno  degli articoli si riferiva di riunioni tra amministratori locali, preoccupati per la stagione balneare, che mettevano sullo stesso piano i profughi con le mucillaggini e le calamità naturali:

“[…] Ieri i sindaci delle aree turistiche lo hanno ricordato in una riunione in prefettura. C’è il proposito di chiedere lo stato di «calamità naturale». I danni provocati dagli albanesi — sostengono — vanno considerati come la siccità o la mucillagine in Romagna.

Corriere della Sera, 18 giugno 1991”

E ancora, “È necessario – afferma la Boniver (ministro dell’Immigrazione, ndr) – impedire ogni tentativo illegale di ingresso in territorio italiano: per questo a nessun albanese sarà permesso di scendere dalle navi

Corriere della Sera, 14 giugno 1991”

Una posizione di intransigenza adottata sin dal 1990 sulla base della legge Martelli di quello stesso anno che distingueva nettamente tra rifugiati politici e semplici migranti “economici

Ebbene che c’è di nuovo e di diverso dalla posizione presa dal governo giallo verde? Rispetto a quasi 30 anni fa non c’è blocco navale e nemmeno l’ordine di sparare. Forse è questo il motivo per il quale è richiesto a Salvini di presentarsi in Tribunale?

Così procedendo non ce ne usciremo vivi da questa crisi, economica ma sopratutto morale e intellettuale.

Vergogna!

(https://www.youtube.com/watch?v=1HldIdHX7_o&feature=youtu.be)

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